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Cronache
Licenziato per aver imbrogliato un cliente: Cassazione conferma dopo 11 anni: “Giusta causa”


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Il Caso Della Molipak. Ci sono voluti ben undici anni per mettere la parola fine alla vicenda processuale dell’ex amministratore della Molipak di Vinchiaturo, azienda molisana che opera nel settore carpenteria metallica. La Corte di cassazione, nel terzo e ultimo grado di giudizio, conferma che il licenziamento è avvenuto “per giusta causa”.
L’uomo aveva ammesso, infatti, di aver infilato in maniera consapevole alcuni pannelli di metallo “difettosi” in una commessa di 57 pezzi ordinata da un cliente. E questo “raggiro” gli è costato il licenziamento e un calvario in Tribunale, terminato oggi con un verdetto non certo a suo favore, che peraltro farà scuola nel campo della giurisprudenza.

Lo spirito della sentenza di Cassazione n. 4268 è sostanzialmente questo: “Se il manager – ruolo che l’uomo ricopriva all’epoca – autorizza la realizzazione di prodotti difformi dagli standard e dalle richieste del cliente e, per di più, tenta di ingannare chi ha ordinato il materiale cercando di inserire merce difettosa nascondendola nella consegna tra quella con i requisiti ’regolari’, viene meno il rapporto di fiducia tra datore di lavoro e direttore dello stabilimento di produzione”. E dunque il licenziamento si basa su una ragione fondata. La Cassazione dunque conferma la bontà della decisione presa dalla Molipak quando aveva deciso di mandar via dalla fabbrica il manager che aveva «ammesso di aver consapevolmente provato a nascondere i pannelli difettosi nel novero di quelli oggetto della commessa, invano cercando di fare in modo che il committente non se ne accorgesse».
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L’uomo era stato licenziato il 9 novembre del 2006 «per aver autorizzato l’irregolare esecuzione di una commessa consistente nella produzione di 57 pannelli di spessore inferiore al prescritto».

Senza successo prima il Tribunale di Campobasso e poi la Corte di Appello del capoluogo molisano avevano respinto il reclamo del manager contro il licenziamento, ora definitivamente confermato dalla Suprema Corte che ha ritenuto che «motivatamente», alla luce delle contestazioni, i magistrati di merito hanno «posto l’accento sulla gravità della condotta addebitata e sulla sua intenzionalità».
Adesso l’ex direttore messo alla porta deve anche pagare 3mila e 600 euro per le spese di giustizia.

(Pubblicato il 17/02/2017)

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