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Il diritto di sapere
Tv, giornali, online: la crisi nera dell’informazione. "La Regione penalizza le aziende serie"
Sono un centinaio i giornalisti con contratto in tutto il Molise, ma la scure dei licenziamenti è sempre più pressante. Come per altri settori lavorativi, anche il giornalismo sta attraversando un momento drammatico, che si riflette con una perdita di qualità e di buona informazione. A rendere le cose ancora più difficili gli effetti della legge a sostegno del sistema informazione, che invece di premiare chi assume lo penalizza in virtù di un meccanismo perverso. Il presidente dell’Assostampa Molise Giuseppe Di Pietro in questa intervista spiega cosa sta accadendo.


Ci sarà un motivo per cui la Francia destina 200 milioni di euro all’anno per l’editoria mentre in Italia ci sono all’incirca 50 milioni di euro, praticamente mancette se rapportate al numero di giornali e giornalisti? Il presidente di Assostampa Molise Giuseppe Di Pietro, da anni impegnato nella battaglia in difesa dei contratti di lavori di un settore che sta attraversando una crisi senza precedenti, una risposta ce l’ha: «Al di là della retorica, la Francia dimostra di essere un paese civile e credere nel valore della informazione, che è un diritto sacrosanto. In un periodo di bufale, fake news, imprecisioni e reporter improvvisati che usano i social per veicolare notizie infondate e faziose, è fondamentale tutelare la buona informazione. Quella rappresentata da giornalisti che sono mediatori, che rendono chiare e comprensibili le cose che accadono e hanno il dovere della verità. Un dovere che implica anche sanzioni e conseguenze penali. La buona informazione è una garanzia di democrazia, pluralismo, cultura. Ma la buona informazione oggi ha bisogno di un aiuto, non prendiamoci in giro».

Internet secondo te è il principale responsabile di questa caduta di verità, di questa strumentalizzazione della notizie?
«Non parlo di siti seri, che svolgono la stessa funzione dei giornali di carta e a volte sono anche meglio. Primonumero per esempio, e non lo voglio dire per piaggeria ma perchè è una realtà sotto gli occhi di tutti, che esiste da tempo ed è radicato sul territorio, fa informazione da anni, pur non avendo mai usufruito di fondi pubblici. Parlo invece di una cattiva informazione che è quella dei blog, dei social e dell’universo web che ci ha messo a disposizione uno strumento per rilanciare e moltiplicare l’impatto di menzogne costruite ad arte e illazioni spacciate per verità. E’ una informazione cannibale, che meno si tutela il settore giornalistico serio più acquista spazio e perfino credito».

Tu rappresenti il sindacato dei giornalisti in Molise. Conosci bene la situazione locale, e da tempo. E’ vero che questa è la peggiore crisi che l’informazione molisana abbia mai attraversato?
«Non c’è dubbio. C’è un problema strutturale pesantissimo, con crolli del 60, 70 e 100 per cento anche del fatturato pubblicitario che riguarda ormai tutti i settori, internet compreso. Questo ha comportato anche la svendita degli spot sulle pagine e in tv, ma nonostante questo le aziende non riescono a trovare inserzionisti, e laddove ne trovano qualcuno hanno problemi a recuperare il dovuto. Tradotto nella pratica, significa emergenza licenziamenti e precariato portato al massimo. Parliamo di decine e decine di giornalisti che rischiano il posto, lo stipendio e qualsivoglia forma di garanzia, e di giornalisti che lo hanno già perso e non riescono a ricollocarsi sul mercato del lavoro».

E qui entrano i gioco gli aiuti pubblici, giusto?
«Certamente. Esiste in Molise un vero problema di provvidenze pubbliche che mai come in questo momento ci sarebbero, ma non vengono utilizzate adeguatamente. E le imprese sono in ginocchio, a partire dalle televisioni. Ricordo che la legge 448 sulle tv viene finanziata a singhiozzo, sono ancora in attesa di vedersi sbloccati i fondi 2015, e per il 2016 è stato rimandato tutto a giugno 2017. E in ogni caso anche qui i fondi sono stati tagliati anche del 70 per cento rispetto a 10 anni fa. Ecco perché le provvidenze pubbliche regionali diventano ancora più necessarie».

Parli della famosa legge sull’editoria del governo di Paolo Frattura?
«Sì, e parto da un dato assolutamente positivo. La Regione Molise per il comparto ha messo sul tavolo un milione di euro all’anno per tre anni: una somma consistente, che doveva servire alle aziende per stabilizzare e contrattualizzare i giornalisti. I giornalisti con contratto possono rivendicare la libertà e la schiena dritta, e garantire la qualità del prodotto finale. Invece gli aiuti sono stati parcellizzati o polverizzati, quando dovevano servire a sostenere le aziende strutturate».

In Molise ci sono 4 televisioni, giornali e infiniti giornali telematici. Sono un po’ troppi per una regione di soli 300mila abitanti, non trovi? Il rischio di disperdere le risorse forse è inevitabile, con così tante fonti di informazione..
«La legge doveva servire infatti a canalizzare le risorse verso chi ha un assetto strutturato, una organizzazione, una sede produttiva, attrezzature, personale con contratto e un mercato già occupato, perché bisogna dimostrare di stare sul mercato e non si può pensare che con 10 lettori all’anno – sto facendo un esempio - si prendono i contributi pubblici…»

E’ quello che sta accadendo?
«Teoricamente sì, con questa legge. Parliamoci con franchezza: non si può, non ci sarebbe spazio e non è possibile, dare i soldi a tutti. Le risorse devono andare a chi dà lavoro e fa impresa, non a chi si sveglia al mattino e decide di aprire un blog qualsiasi, a caso, o a chi ha centinaia di migliaia di spese e pochi spiccioli per i dipendenti. I giornali, le tv, i siti web di informazione si fanno con i giornalisti, e i soldi devono essere canalizzati alla stabilizzazione dei dipendenti, per evitare lo sfruttamento dei giornalisti e garantire una informazione di qualità. Insomma, i soldi non possono finire nelle tasche dell’editore di turno che poi magari li usa per comprare un’auto nuova. Che senso ha? A chi serve?»

Il sindacato ha preso parte al confronto sulla legge, e queste cose le aveva chieste
«Non solo. Avevamo avuto ampie garanzie. La legge aveva buone intenzioni, e buone intenzioni sono state quelle che hanno mosso il legislatore nella fase di ideazione. Ma poi in concreto si è rivelata non corrispondente alle aspettative e alle richieste, con un risultato completamente diverso: non si premia chi ha i dipendenti, chi fa contratti giornalistici, ma anzi la buona informazione viene addirittura penalizzata e viene premiato invece chi dimostra di avere più spese generali, in barba ai costi del lavoro».

In pratica viene premiata una emittente sconosciuta e senza assunti, mentre vengono penalizzate televisioni che fanno informazione da decenni sul territorio e hanno molti giornalisti regolarmente assunti?
«In un certo senso è proprio così, penso a Telemolise, che esiste da 30 anni e nella quale lavorano decine di giornalisti, che è di fatto esclusa. Ma anche a Teleregione. I meccanismi della legge sono tali da aprire ad artifizi. Il sindacato, che ha rapporti quotidiani con la parte datoriale e con i colleghi, lo aveva detto dall’inizio, anche perché noi viviamo quotidianamente il problema dei contratti e della stabilizzazione».

Ma un milione di euro all’anno, qualora venissero impiegati correttamente a sostegno dei giornalisti, potrebbero arginare l’emergenza che si è venuta a creare?
«Penso di sì, anche perché se facciamo un po’ di conti vediamo che c’è un aiuto per tutti i soggetti ben strutturati, quelli che fanno davvero informazione in Molise. Un aiuto, che non significa pensare di poter vivere di sostegno pubblico. Questo è impensabile. Ma è impensabile anche che accedano ai fondi pubblici quelli che magari stampano un giornale al computer in dieci copie e lo regalano agli amici. Perché oggi potrebbe accadere ance questo. La legge, così come è impostata, è sbagliata. Noi queste cose le abbiamo sottolineate dall’inizio, ma qualcuno in regione ha fatto finta di non vedere e non sentire».

E ora?
«Dopo inutili tentativi di far cambiare il passo alla Regione abbiamo chiesto un tavolo al Prefetto proprio sulla emergenza del settore. Rischiamo di perdere troppi contratti. C’è bisogno di trovare le strategie per mettere in campo le risorse. Penso anche a quelle dei fondi europei che sono vincolati, destinate ai bandi di comunicazione. Mi auguro che la Regione prenda un impegno, soprattutto il presidente Frattura, per mettere immediatamente in circolazione liquidità senza la quale qualsiasi testata è in grossa difficoltà».

Quanti sono i giornalisti con contratto in Molise?
«Un centinaio. Negli ultimi anni c’è stata una crescita del 20 o 30 per cento degli assunti, che sono passati a 118, proprio perché gli editori sono stati spinti a fare nuove assunzioni confidando negli aiuti della legge. Anche se devo precisare che molti nuovi contratti erano di collaborazioni, non a tempo indeterminato, e in questo anche la legge ha una responsabilità perché non va a precisare la tipologia di contratto professionale».

Ora il numero delle persone assunte nei vari giornali e tv sta crollando?
«Drasticamente. La categoria sta attraversando una crisi nera, ci sono padri e madri di famiglia in seria difficoltà, qua al sindacato è un continuo via vai di professionisti preoccupati che fanno richiesta di indennità di disoccupazione, si sta lavorando costantemente alla cassa integrazione in deroga che forse riusciremo a garantire almeno per il 2017 a una trentina di persone. E’ una situazione davvero complessa, che si riflette anche con una emergenza democratica»

Sembra di essere passati dalla legge di Iorio pensata per gli “amici” e contestata da più parti a un sistema pressoché simile. Sei d’accordo?
«Paradossalmente si sta creando una situazione di questo tipo: chi l’occupazione non ce l’aveva continua a non averla, e chi invece ce l’aveva, in virtù di un meccanismo perverso di mancata premialità, e parlo delle televisioni, la perde. Stiamo perdendo buona occupazione e recuperando cattiva occupazione. Serve una corretta e immediata manutenzione di quella legge, e mi aspetto che un governo laico, laico da un punto di vista politico, non vincolato a logica e di clientela e di appartenenza, si attivi per assegnare i fondi - che sono pubblici, quindi di maggioranza e di opposizione – sulla base di criteri e principi universali. L’importante è sgombrare il campo da retro pensieri e atteggiamenti preclusivi che vanno a individuare obiettivi diversi da quelli di una legge universalmente valida. Se questo non avviene allora vuol dire che sì, non è cambiato niente».

(Pubblicato il 18/02/2017)

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