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Una locanda in mezzo ai monti, la sfida di chef Rufo. "Il turismo è il segreto vincente del Molise"
Stefano Rufo ha trentasette anni ed è il proprietario della Locanda Belvedere, un vecchio casolare in mezzo ai monti trasformato in un albergo con poche camere. Dieci anni fa ha sfidato tutto e tutti per aprire la sua attività. Ora, dopo una breve esperienza a Chicago e in giro per i ristoranti stellati d’Italia, ha anche partecipato al programma televisivo di Antonella Clerici su Rai Uno. Ma il suo appello è per gli amministratori, «Politici - afferma - il turismo è il volano per la regione, investite sulle ricchezze, anche quelle enogastronomica, per rilanciare il Molise».


di Elena Berchicci

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Rocchetta Al Volturno. La sua è una vera e propria vocazione. E lui la paragona a quella dei preti, dopo appena la prima domanda. «Sai quando parli della vocazione dei preti? - afferma al telefono poco dopo ora di pranzo nella sua locanda - il mio lavoro è così, è più di una passione, una vocazione, perchè se no non riuscirei a farlo». E lui se lo ricorda bene quando è scoccata la scintilla per la cucina e per i fornelli. «Avevo otto anni e con mamma ho cucinato la mia prima ricetta». Impossibile allora non chiedergli quale fosse. «Un involtino di vitello con le patate, ma era un gioco per i bambini - afferma subito dopo - ho sempre aiutato mia madre in cucina per preparare i dolci e i pranzi di famiglia, lei è una brava maestra».

E anche adesso, dieci anni dopo l’apertura della sua attività, la sua mamma è accanto a lui, ai suoi due fratelli, al padre e al suo braccio destro Gianfranco Notardonato nella gestione della locanda e del ristorante a Castelnuovo al Volturno, frazione di Rocchetta al Volturno, in provincia di Isernia. In mezzo ai monti, incastonate tre le bellezze naturali della regione, ha scelto di realizzare il suo sogno e di aprire la sua attività. Dopo anni trascorsi al nord e anche all’estero. «Sono tante le esperienze - aggiunge - fatte anche durante il periodo di studi all’istituto alberghiero di Roccaraso. Negli anni della scuola ho lavorato nei ristoranti della zona come aiuto cuoco». Poi al lido di Casalbordino e a Vasto, fino al ristorante stellato a Ravello. «Quel lavoro - racconta - mi ha aperto gli occhi, perchè un conto è la teoria, un conto la pratica».

E poi ancora sui Colli Euganei, ad Abano Terme e anche a Chicago per qualche mese tra il 2007 e il 2008 grazie ad una serie di conterranei che lo hanno portato negli States, dove la cucina «è completamente diversa, molto più semplice della nostra, lì volevano mangiare lasagna e pasta. Pensa che quando ho fatto il soffritto un signore si è messo a piangere». Mai pensato di rimanere e aprire un’attività lì? «Certo, le proposte sono arrivate, ma ho preferito tornare, perchè la mia sfida doveva essere a casa mia, nella mia terra».

La sua scommessa è arrivata e dopo due anni di lavori ha potuto inaugurare il suo ristorante con locanda, «ora sono un po’ più fuori mano, ma la gente chiede la novità, l’innovazione e infatti hanno apprezzato e apprezzano ancora. Di idee ce ne sono, ma mancano i canali per realizzarli. Il Molise ha tante ricchezze: il turismo è il volano per questa regione, si continuano a riciclare cose che non dovrebbero, invece di investire sul territorio, sui prodotti per valorizzare e rilanciare la regione. Si potrebbe promulgare bene, concentrarsi sulle risorse».

E lui non è certo rimasto incastonato nella natura che circonda la sua quotidianità, perchè nel tempo ha partecipato anche a diversi appuntamenti del settore enograstronomico, è diventato sommelier e anche assaggiatore ufficiale di olio.
Anche se la prima e l’ultima parola spetta a lui, non a mamma. «Lei assaggia, ma i miei piatti li provo io per primo. Mi piace sperimentare, provare qualsiasi cosa, mescolare sapori e le carte, sono un giocatore, perlopiù di giochi da tavola». Prima l’Expo a Milano e poi anche chef per "Il giro d’Italia dei Sapori". Nei mesi scorsi Stefano Rufo è stato anche protagonista di una serie di puntate nel programma televisivo di Rai Uno "La Prova del Cuoco", dove ha partecipato alla sfida del "Campanile" in gara con altri cuochi italiani.

«Sono stato un po’ il portabandiera della regione e in televisione ci sono capitato per caso perché mi hanno contattato e un loro ispettore è venuto a trovarmi al ristorante, mi ha visto all’opera, mi ha fatto un provino con la telecamera e poi mi hanno chiamato per convocarmi. Ho presentato una serie di piatti, alcuni sono stati poi scelti per la gara di un quarto d’ora in diretta. E’ sempre una bella esperienza, ma sarebbe potuta essere anche utile per portare il Molise in tutte le case italiane, visto che si trattava di una vetrina importante».
Intanto nei prossimi mesi uscirà anche un libro di ricette nazionali in cui compariranno una serie di suoi piatti, tre della locanda e altrettanti scelti e reinterpretati. A maggio poi tornerà ancora ai fornelli di Rai Uno, « e spero che questa volta i molisani mi voteranno, visto che nell’ultima sfida ho perso».

(Pubblicato il 18/03/2017)

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