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Almeno 23 le testuggini spiaggiate nel 2016
Mattanza in spiaggia, ogni mese due tartarughe morte in Molise: "Colpa di reti, ami e plastica"
I dati relativi all’anno da poco trascorso mostrano una media di quasi due testuggini al mese ritrovate morte sulla spiaggia di Termoli. Secondo l’Ansa le cause sono gli attrezzi usati dai pescatori, gli ami per catturare i pesci e le buste di plastica che inquinano il mare e vengono ingerite dalle tartarughe che le scambiano per cibo. Quest’ultimo problema era stato rimarcato anche dal comandante della Polizia Municipale. Per il numero della Capitaneria di porto termolese però «il livello di attenzione sull’ambiente sta aumentando».


Termoli. I numeri fanno quasi spavento: solo sulle spiagge di Termoli in tutto il 2016 sono state 23 le tartarughe trovate morte. Praticamente quasi due al mese, una sorta di mattanza di questi animali che vengono uccise dalla mano dell’uomo. In maniera involontaria ma non inconsapevole, dato che sono tutte riconducibili a pessima abitudini umane le tre principali cause individuate per le tante vittime che chiaramente non riguardano solo Termoli ma tutta l’Italia.

Secondo una ricostruzione dell’Ansa le principali cause di decesso delle testuggini sono le reti da pesca e gli attrezzi utilizzati dai pescatori. Attrezzi che colpiscono o catturano le tartarughe mentre nuotano e non lasciano loro scampo. Al secondo posto c’è l’ingestione di ami. Anche in questo caso la colpa è di chi pesca senza rispettare l’ecosistema. Gli ami che vengono lasciati fra le onde possono essere letali per molti animali che non riescono chiaramente a digerirli.

La terza causa è dovuta alla plastica, in molti casi le comuni buste che l’Unione Europea ha messo al bando proprio per evitare inquinamento ma che evidentemente resistono grazie alla complicità dei trasgressori.
«E’ un fenomeno ancora non debellato - aveva dichiarato ieri in conferenza stampa il comandante della Polizia Municipale di Termoli, Massimo Albanese commentando dei sequestri di shopper -. Molte volte col vento le buste terminano in mare e vengono ingerite da delfini e tartarughe provocandone la morte». Per quegli animali le buste somigliano a del cibo, forse meduse o altri pesci. In realtà sono spesso la loro fine. Da registrare inoltre che fra le vittime del 2016 c’è una tartaruga verde, esemplare piuttosto raro per l’Adriatico.


«Rispetto agli anni Settanta e Ottanta - ha detto invece il comandante della Capitaneria di porto di Termoli, Sirio Faè - c’è un livello di attenzione elevato per l’ambiente, molto più forte in Italia rispetto ad altri Paesi. Le acque sono monitorate e le risultanze delle analisi sono in continuo miglioramento. Anche la normativa internazionale sul trasporto degli idrocarburi via mare ha portato risultati positivi».

Sempre a proposito di tartarughe, il capitano ha spiegato come lavora la Capitaneria in caso di ritrovamento di esemplari feriti ma ancora in vita. «Quando vengono trovate vive vengono trasferite al Centro Cetacei di Pescara dove vengono ospedalizzate e sottoposte a cure adeguate. Per quanto ci riguarda collaboriamo con il Centro di Pescara anche nelle operazioni di rilascio in mare delle stesse una volte guarite».

(Pubblicato il 15/02/2017)

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