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Buon San Valentino
Nato Pierluca, oggi la chiamano Luce. "L’amore è di tutti", parola della presidente di Arcigay
Il percorso di transizione di genere, da uomo a donna, di Luce Visco, la giovane presidente dell’associazione molisana che si batte per i diritti di gay, lesbiche e transessuali. "Non è stato facile far capire al resto del mondo, che mi conosceva come Pierluca, che dentro di me c’è una donna. Anche in famiglia lo hanno accettato con fatica". Nella giornata in cui si celebra l’amore, Arcigay Molise ha piazzato un banchetto in piazza Municipio, a Campobasso, per discutere di tematiche di genere e prevenzione dalle malattie sessualmente trasmissibili: "Il Molise è molto indietro, circola poca informazione e si tende a fare confusione, per questo iniziative come quella di oggi possono contribuire a rendere meno severo il giudizio sulle persone come me che decidono di cambiare sesso".


di Assunta Domeneghetti

Campobasso. È nato Pierluca, ma oggi tutti la conoscono come Luce. E non appena il Tribunale di Isernia le avrà dato l’ok, anche i suoi documenti, dalla carta d’identità alla tessera sanitaria, cambieranno genere.
Lei è la presidente dell’Arcigay Molise, giuda l’associazione da novembre 2016, si chiama Luce Visco, è una studentessa di 20 anni ed è nata a Colli a Volturno, microscopico comune della provincia di Isernia dove un ragazzo che vuole diventare una ragazza, perché è una donna dentro ma non fuori, è argomento assai dibattuto.


Partiamo proprio da qui. Da quando Luce ha abbracciato la sua identità di genere e ufficializzato la decisione in famiglia, agli amici, a parenti e conoscenti. Come l’hanno presa?
«Quello che per me è stato molto naturale in effetti non lo è stato affatto per chi mi stava intorno. Non nego che sia stato ed è tuttora difficile far capire al resto del mondo, che mi conosceva come uomo, che dentro di me c’è una donna. In paese c’è chi mi rispetta e chi no, mi sentivo continuamente sotto esame, del resto arrivo da una famiglia “normalissima”, conservatrice se vogliamo. Ho quattro fratelli più grandi, sono zia di cinque nipoti, mia madre ha 65 anni è una donna di un’altra generazione e non pretendo che tutti condividano il mio percorso di transizione di genere, mi accontenterei che lo accettassero, invece devo constatare che fanno ancora molta fatica».

Percorso di transizione di genere? Di cosa si tratta, in che consiste esattamente?
«In Italia la transessualità è considerata ancora una patologia mentale, per questo – nel momento in cui si decide di uscire allo scoperto - bisogna andare a parlarne con una psicologa che al termine di una lunga serie di sedute farà una diagnosi da presentare a un endocrinologo, il quale, se lo riterrà opportuno potrà somministrare gli ormoni».

In quale fase del percorso sei adesso?
«Ieri sono andata per la prima volta dall’endocrinologo che mi ha prescritto una serie di esami e di analisi per accertare il mio stato di salute. Forse a maggio inizierò a prendere ormoni, nel mio caso estrogeni. Serviranno a femminilizzare il mio corpo e annullare la sua parte maschile».

Nel senso che sarà azzerato il testosterone? Insomma, ti crescerà il seno, i peli andranno via, ti si addolcirà la voce?
«Esatto».

E per il cambio di sesso invece come funziona?
«Per l’operazione serve una autorizzazione del tribunale, quando arriva puoi sottoporti all’intervento».

Lo farai?
«Sì, voglio farlo, in Italia ci sono strutture specializzate, credo che andrò a Napoli».

Immagino sia un iter faticoso ma anche costoso, tra avvocati per il cambio dei documenti, sedute dalla psicologa, analisi e – in ultima fase – l’operazione chirurgica…
«Lo è, non lo nego, tanto che l’80 per cento di chi vuole farla è costretto a prostituirsi per mettere assieme i soldi necessari. Paradossalmente, in un paese tanto conservatore come l’Italia, essendo noi trans considerate affette da una ‘malattia mentale’ il cambio del sesso potrebbe addirittura rientrare tra le cure della nostra ‘patologia’ diventando un intervento mutuabile».


Oggi Arcigay Molise è in piazza Municipio, a Campobasso, per una iniziativa di sensibilizzazione. Cosa state facendo?
«Questo è il primo San Valentino da quando in Italia è stata approvata la legge sulle unioni civili. Siamo qui per ricordare che l’amore è di tutti e può avere molte più sfumature. Distribuiamo gadget sulla prevenzione dall’Hiv, materiale sull’educazione sentimentale, regaliamo cioccolatini e proviamo a parlare dei generi».

Si fa ancora molta confusione tra omosessuali, lesbiche e transessuali in Molise?
«Purtroppo sì, questa regione è molto indietro su queste tematiche, c’è scarsa informazione e se dell’omosessualità se ne parla un po’ di più la transessualità è ancora un tabù. Pensa se domani dovessi avere bisogno di cure mediche e mi ricoverassero in ospedale, sarei mandata sicuramente in camera con gli uomini visto che sui documenti sono ancora Pierluca.
E ti assicuro per me sarebbe davvero molto imbarazzante. Dovrebbero fare dei corsi di formazione su queste cose, anche in carcere, se un giorno dovessero mai arrestarmi (ride, ndr).

Ci sono molte/i trans in Molise, avete dei dati?
«Purtroppo no e non li abbiamo anche perché difficilmente ci si espone, sia nel caso in cui da uomini si voglia diventare donna (Male to female o Mtf come nel mio caso) che all’inverso, da donna a uomo (FtM). La verità è che serve una buona dose di coraggio per venire fuori, ma penso sia qualcosa di inevitabile, è un fatto di identità che non c’entra nulla con l’orientamento sessuale di una persona. Io sono trans eterosessuale, una donna - al momento intrappolata in un corpo maschile - a cui piacciono gli uomini. Ma potrei essere benissimo trans lesbica o, al contrario, trans omosessuale».

E invece sull’omosessualità i molisani sono più preparati?
«Si parla di più di quella maschile, anche se quella femminile è la più accettata. Immagino dipenda dal fatto che gli uomini esprimono tendenzialmente più pregiudizi e quindi possono vedere di buon occhio due donne che stanno insieme, quasi al punto di trovarlo eccitante, ma non due uomini perché la considerano una cosa imbarazzante. Sarà anche per questo che le lesbiche si dichiarano più facilmente rispetto a due omosessuali maschi».

Se qualcuno volesse avvicinarsi all’associazione, dove può trovarvi?
«La nostra sede è a Isernia, all’ex Lavatoio, dove condividiamo lo spazio con gli amici di Arci Immigrazione ed Emergency. A Campobasso abbiamo fatto diverse iniziative ma non c’è ancora una sede fisica, mi dispiace un po’ perché mi pare una città più tollerante rispetto a Isernia dove siamo presenti, è vero, ma al pari di associazioni come Casapound. Abbiamo una pagina facebook (arcigay molise), un sito internet (arcigaymolise.wordpress.com) e una mail a cui potete contattarci (arcigaymolise @gmail.com). Se qualcuno avesse bisogno anche solo di parlare è attivo uno sportello di ascolto per ragazzi e genitori gestito da una amica dell’associazione, la psicologa Mariaelena Tufano».

(Pubblicato il 14/02/2017)

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