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Cronache
Migranti, il Comune accoglie 25 minori nella vecchia scuola. "Costi minimi e posti di lavoro"
Visto che la Prefettura ha intimato ai Comuni di trovare posto ad altri immigrati in arrivo dall’Africa e dall’Asia, il Comune guidato da Egidio Riccioni ha scelto di aderire alla rete Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati). Deliberato in consiglio comunale, davanti a un nutrito pubblico, di mettere a disposizione i locali della scuola, a sua volta pronta a trasferirsi in una nuova sede. «Evitiamo di farci "commissariare", scegliamo noi che tipo di accoglienza proporre e daremo opportunità di lavoro con costi sostenuti quasi interamente dal Ministero». La cooperativa sarà scelta con una gara pubblica.


Mafalda. Dato che il destino dei Comuni è stato praticamente deciso già dal Ministero, agli enti locali non resta che scegliere almeno che tipo di gestione dare all’accoglienza migranti. Ogni Comune, questo è stato comunicato dalla Prefettura di Campobasso il 2 febbraio scorso, dovrà accogliere almeno altri 25 immigrati dall’Africa o dall’Asia. Mafalda ha scelto di evitare l’ennesimo centro di accoglienza e di aderire alla rete chiamata Sprar, vale a dire sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati.

Lo ha fatto deliberando in consiglio comunale venerdì scorso 10 febbraio e optando per uno Sprar finalizzato ad accogliere 25 minori. «L’adesione allo Sprar è una scelta che si sarebbe potuta fare a livello di Giunta ma abbiamo deciso di coinvolgere prima tutta la cittadinanza attraverso questo consiglio», ha dichiarato il Sindaco Egidio Riccioni. È stato infatti un consiglio molto partecipato e dibattuto, con interventi in maggioranza e in minoranza e persino dal pubblico che ha fatto emergere dubbi e preoccupazioni.

Il progetto pensato dagli amministratori mafaldesi è rivolto ai minori stranieri non accompagnati richiedenti asilo o titolari di protezione internazionale o umanitaria e dovrebbe realizzarsi nei locali dove attualmente ci sono le scuole, in via Emilia. Nel frattempo gli studenti si trasferiranno nel nuovo plesso di via Pascoli.

«La massiccia partecipazione di venerdì denota che evidentemente l’argomento interessa e che la cittadinanza è stata informata adeguatamente». Il primo cittadino ha spiegato che la scelta è maturata dopo aver compreso che il suo Comune, così come gli altri, dovrà giocoforza ospitare altri rifugiati.

«Lo scorso 2 febbraio ho partecipato ad un incontro in Prefettura nel quale veniva spiegato che, a seguito della nuova politica di ripartizione graduale decisa dal Governo centrale, gli immigrati ora collocati in grandi centri di accoglienza saranno smistati proporzionalmente in tutti i paesi secondo una determinata proporzionalità. È stato riferito che per Mafalda sono previsti circa 25 immigrati. A questo punto siamo di fronte alla scelta che ci viene posta davanti: lasciare tutto così com’è e farci “commissariare” dalla Prefettura che sceglierà una cooperativa e troverà privati disposti a locare immobili di loro proprietà oppure organizzarci e gestire noi la questione come Comune, tramite una co-progettazione con una cooperativa individuata con procedure ad evidenza pubblica».

È un cambiamento fondamentale.
Nel caso in cui il Comune avesse accettato supinamente le decisioni della Prefettura, si sarebbe ritrovato con un Cas (centro d’accoglienza secondaria) gestito da privati senza alcuna gara pubblica. È quello che è successo troppo spesso negli ultimi anni, con affidamenti dati in tutta fretta per far fronte all’alto numero di rifugiati sbarcati sulle coste italiane e smistati nella nostra regione. Con risultati molto spesso insufficienti dal punto di vista dell’accoglienza, talvolta affidata ad affaristi senza scrupoli e ancora più nefasti per l’integrazione, quasi sempre assente.

Lo Sprar invece è strutturato in maniera diversa e permette non solo un’accoglienza diversa e poco legata al business ma soprattutto un processo di integrazione ben organizzato. Per Mafalda «tutti i costi del progetto nel caso di minori sono a rendicontazione e saranno sostenuti dal Ministero e per una piccola parte (5 per cento circa) mediante una quota di compartecipazione del Comune. Inoltre, con l’attivazione di questo progetto, saranno impiegate numerose persone, cosa di non poco conto di questi tempi. Abbiamo sempre dimostrato di essere in grado di amministrare bene ad altissimi livelli: saremo capacissimi di fare tutto ciò, ne sono sicuro» ha concluso Riccioni.

(Pubblicato il 15/02/2017)

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