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Cronache
Neurochirurgia chiuderà: pazienti e personale nel caos. Geriatria è la prossima ’vittima’
Il reparto dell’ospedale Cardarelli non accetterà più ricoveri dal 14 febbraio, neppure quelli urgenti. Quando l’ultimo paziente sarà dimesso la Uoc verrà smantellata così come deciso tre giorni fa dall’Asrem. In ospedale la notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno: se i lavoratori sono rimasti a bocca aperta, gli utenti sono addirittura allibiti: "Ma adesso, se dovessi avere un incidente, dove mi manderanno?" si domandano. In queste ore si sta ragionando su una ipotesi di proroga "in attesa di definire meglio i dettagli di questa soppressione" come ha detto il direttore amministrativo Forciniti. Frattura intanto rassicura: "Costretti a chiudere perché siamo pochi ma con la riorganizzazione avremo servizi migliori. A breve definiremo i protocolli operativi con l’Istituto convenzionato di Pozzilli per la gestione dei trasferimenti dei pazienti con patologie neurochirurgiche o traumi cranici che necessitino di competenze neurochirurgiche”. Fra dubbi e interrogativi una sola certezza: Neurochirurgia non sarà l’unico reparto destinato alla dismissione. "Dopo toccherà a Geriatria".


di Assunta Domeneghetti

Campobasso. È in balia dell’incertezza il reparto di Neurochirurgia dell’ospedale Cardarelli di Campobasso. Pazienti e personale dell’Unità operativa complessa di contrada Tappino sono in attesa di conoscere cosa succederà nei prossimi giorni dopo che è stata disposta la chiusura del reparto e lo stop immediato ai ricoveri – compresi quelli urgenti - da martedì 14 febbraio. La decisione, assunta venerdì 10 febbraio, potrebbe essere temporaneamente congelata. In queste ore sono in corso riunioni fiume tra l’azienda sanitaria e la direzione dell’ospedale per evitare lo smantellamento del reparto.
«Stiamo rivedendo l’assetto strutturale della Uoc per non penalizzare l’utenza – ha detto l’ex capitano del Nas di Campobasso, Antonio Forciniti oggi a capo della direzione amministrativa dell’Asrem e tra i due firmatari del discusso provvedimento (l’altro è il direttore generale Antonio Lucchetti) – arriverà presto una risposta sulla definizione della rete di emergenza-urgenza e non escludo, tra le ipotesi sul tavolo, una proroga per il reparto in attesa che vengano definiti meglio i dettagli della sua cancellazione».

Perché che Neurochirurgia non esisterà più è ormai assodato. Lo sanno le infermiere che lì ci lavorano e non vorrebbero essere trasferite o, peggio ancora (ma questo vale per i precari), mandate a casa. La sa la caposala che dopo decenni passati in quel reparto ora rischia di vedersi declassata. Lo sanno i tre neurochirurghi che adesso diventeranno operativi ma nel reparto di Ortopedia. E lo sanno, anzi lo temono, soprattutto gli utenti i quali, logicamente, si domandano: “Ma se domani dovessi avere un brutto incidente d’auto e rompermi la testa dove sarò ricoverato?”. Gli unici a parlare sono loro, gli ammalati, mentre i dipendenti dell’Asrem temono di incappare in qualche provvedimento disciplinare dopo l’entrata in vigore del nuovo Codice comportamentale.


Per il commissario ad acta, Paolo Frattura, si tratta di timori infondati: «Tutte le attività di neurochirurgia saranno garantite – ha detto in una nota annunciando pure che nei prossimi giorni definirà protocolli operativi con l’istituto di ricerca convenzionato Neuromed di Pozzilli «per la gestione dei trasferimenti dei pazienti con patologie neurochirurgiche o traumi cranici che necessitino di competenze neurochirurgiche».
E’ nella sanità privata, infatti, l’alternativa per gli ammalati molisani che fino a pochi giorni fa potevano contare sui 12 posti letto del reparto al quinto piano del Cardarelli. Attualmente i ricoverati sono una decina, quando anche l’ultimo di loro sarà dimesso la Uoc diretta dal dottor Tomeo cesserà di esistere. E ci si ritroverà catapultati a Pozzilli per i casi più gravi.
La prima obiezione che viene mossa a Frattura dal reparto di contrada Tappino è la seguente: «Ma se il Neuromed non ha neppure un pronto soccorso come potrà gestire l’emergenza?».
I 30 posti letto della neurochirurgia privata nell’istituto della famiglia Patriciello potranno, in parte, essere riservati per eventuali emergenze dei molisani? O, come più logico che sia trattandosi di privato che persegue il profitto, si preferirà tenerli tutti occupati in elezione? Cioè programmando il più possibile gli interventi?
Il trasferimento da Campobasso a Pozzilli, poi, in che modo dovrebbe avvenire?
«L’eliporto del Cardarelli non è mai stato aperto quindi – e questa è l’altra obiezione – se dopo una caduta dalle scale dovessi arrivare in ambulanza al pronto soccorso dovrò essere trasferito prima a contrada Selvapiana (è da lì che decolla l’elicottero dell’ospedale) e poi al Neuromed (o in altro ospedale pubblico in base alla disponibilità dei posto letto)? E quanto tempo ci vorrà? Non sarà pericoloso?».

Secondo il presidente Frattura no. Lui, infatti, è convinto che con questa chiusura la sicurezza dei pazienti sarà addirittura migliorata come pure la qualità degli interventi «sia in regime ordinario sia in quello di emergenza». In che modo? «Attraverso la struttura complessa delle reti tempo-dipendenti il nostro servizio sanitario regionale sarà nelle condizioni di affrontare le emergenze relative al trauma maggiore, al trauma cranico e all’ictus emorragico.
A Campobasso i tre neurochirurghi oggi operativi rientreranno nell’organico del reparto di ortopedia: la loro presenza garantirà di intervenire sulle patologie della colonna, gestire insieme ai neurologi le emergenze neurologiche e contribuire alla gestione della rete del trauma nell’Hub. Abbiamo costruito così il percorso di risposta sanitaria che accompagna la disattivazione di neurochirurgia presso l’ospedale di Campobasso».
Nell’atto aziendale dell’Asrem di dicembre 2016 – quello che disegna per grandi linee la riorganizzazione degli ospedali pubblici e diventato operativo dopo l’approvazione dello stesso mediante decreto numero 7 del 2 febbraio 2017 da parte della struttura commissariale di cui il presidente Frattura è a capo – il Cardarelli è indicato quale centro trauma, dove far convergere i traumi maggiori.
«Contestualmente – ha fatto sapere ancora il presidente –, il documento delinea la necessità di disegnare le reti tempo dipendenti, compresa quella per la gestione del trauma, in virtù delle peculiarità del Molise e della presenza dell’Ircss Neuromed sede di alta specialità nelle neuroscienze».
Con la definizione dei protocolli operativi di cui si parlava poco fa.

Per Frattura in questo modo «diamo riscontro al decreto ministeriale 70 del 2015 (Balduzzi) che prevede, in virtù degli standard di sicurezza operativa degli ospedali, una struttura di neurochirurgia ogni 600 mila/1 milione di abitanti (e il Molise non ha questi numeri, ndr), dall’altra garantiamo ai cittadini e agli operatori reali e concrete condizioni di sicurezza e appropriatezza, l’obiettivo principale della nostra riorganizzazione».
Per ciò che attiene gli accordi di confine «li definiremo con i Dea di 2° livello per la gestione di tutti i casi non direttamente gestibili a Campobasso o in Neuromed».

Mentre per la Neurochirurgia regna il caos, si parla già della prossima soppressione: il reparto di Geriatria destinato anche lui a essere smantellato. Ad oggi non c’è ancora alcuna decisione ma nei corridoi del Cardarelli e dell’Asrem se ne parla già come della prossima ‘vittima’.

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L'Asrem ci ripensa e congela la chiusura

(Pubblicato il 13/02/2017)

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