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Sulayman, giornalista e attivista in fuga dal Gambia. "Sono qui perché sapevo usare la bussola"
Ha dovuto attraversare sei paesi con mezzi di fortuna per raggiungere le coste libiche e imbarcarsi per l’Italia. Poi l’arrivo in Calabria e il trasferimento al centro di accoglienza Eden di Campobasso: l’incredibile viaggio di Sulayman Jawo, collaboratore del Today Newspaper, un quotidiano indipendente chiuso nel 2013 perché non distante dalle posizioni dell’ex presidente Jammeh arrivato al potere con un colpo di stato e attivista per i diritti umani. "Sono l’unico di 12 figli ad aver studiato, vorrei restare qui, imparare bene l’italiano e tornare a scrivere per aiutare la mia famiglia".


di Assunta Domeneghetti

Campobasso. È stato grazie a una bussola che Sulayman è riuscito a raggiungere le coste calabresi: su quel barcone partito dalla Libia il 29 luglio dell’anno scorso lui era l’unico a saperla utilizzare. «E’ stato così che sono riuscito a pagarmi il viaggio per l’Italia».
Ventisette anni, originario del Gambia, giornalista e attivista per i diritti umani, Sulayman Jawo è uno degli ospiti «in attesa dei documenti» del centro di accoglienza “Eden”, alla zona industriale di Campobasso. La storia della sua traversata è iniziata quasi un anno e mezzo fa dalla città di Latrikunda. «Per raggiungere la Libia, dove mi sarei imbarcato, ho dovuto attraversare molti paesi africani: Senegal, Mali, Burkina Faso, Nigeria, ho vissuto facendo lavori manuali e dormendo dove capitava».

Ha riferito di questa esperienza anche il Daily Observer, un quotidiano del Gambia in cui lavora un ex collega di Sulayman. «Prima anch’io ero un giornalista, scrivevo per il Today Newspaper ma a causa della linea editoriale lontana dal governo il quotidiano ha chiuso nel 2013».


Il Gambia è lo Stato più piccolo stato del continente africano, una enclave del Senegal - che lo circonda completamente - ad eccezione del punto in cui il suo fiume sfocia nell’Oceano Atlantico. Colonia inglese e antico porto per la tratta degli schiavi, ha ottenuto l’indipendenza nel 1965. Fino al 1994 al governo c’è stato Dawda Jawara, sostenuto dal Partito Progressista del Popolo, poi, grazie a un colpo di stato militare, è diventato presidente Yahya Jammeh. Secondo Human Rights Watch durante il suo governo si sono verificate molte violazioni dei diritti umani, con casi ripetuti di sparizioni forzate, detenzioni arbitrarie e torture.
A dicembre del 2016 il Gambia è tornato alle urne eleggendo lo sfidante di Jammeh. L’ex presidente, dopo essersi rifiutato di lasciare il potere, è fuggito in esilio circa tre settimane fa portandosi dietro la cassa dello Stato – come hanno raccontato anche i quotidiani italiani e di tutto il mondo – e anche auto di lusso.
Adama Barrow, il neo eletto presidente, è attualmente ancora rifugiato in Senegal.


«Attualmente c’è una situazione molto fluida, regna ancora confusione e il paese è in bancarotta – spiega Sulayman – non voglio fare ritorno lì anche se c’è la mia famiglia, quello che vorrei è restare in Italia, imparare la lingua, tornare a scrivere e poter aiutare i miei fratelli che sono rimasti in Gambia».
La passione per la scrittura è ancora molto forte: «Al centro trascorro le giornate scrivendo, mi piacerebbe pubblicare un libro sull’immigrazione e su tutto quanto c’è dietro le traversate nel Mediterraneo».


Oltre al giornalismo Sulayman dice di aver fatto parte anche di due associazioni per i diritti umani: «Quando frequentavo il liceo ero membro della Napsa (National patriotic student association), ed è stato grazie a loro che ho iniziato a collaborare col Today newspaper perché fui selezionato assieme a un mio amico. Inizialmente mi occupavo un po’ di tutto, cronaca, sport, politica, poi mi sono specializzato in articoli sui diritti umani e la tutela delle minoranze, ad esempio gli omosessuali. L’altra associazione di cui ho fatto parte si chiama Ambassador of Disaster Risk Reduction, quando hanno chiuso il mio giornale ho avuto più tempo libero da impiegare per la Adrr del resto che altro avrei potuto fare? Gli altri quotidiani erano tutti schierati con governo di Jammah e già l’esperienza maturata al Daily mi aveva fatto capire che gli spazi di libertà erano parecchio ridotti col direttore che aveva sempre paura di essere arrestato».
Dal 3 agosto Jawo si trova a Campobasso: «Vorrei i documenti ma la commissione non si è ancora riunita quindi devo aspettare. L’accoglienza italiana e quella ricevuta al centro Eden mi hanno impressionato, vorrei dirlo pubblicamente perché anche questa per me è una straordinaria esperienza umana».

(Pubblicato il 12/02/2017)

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