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Tonino Palazzo, da 40 anni fra pizze, popolo e politici. "Resisto in una città stravolta"
Il suo "posto", in via Monsignor Bologna, è un locale storico, aperto a pranzo e cena, dove il titolare lavora 7 giorni su 7 servendo gente di ogni estrazione ed età. Accoglie tutti con un "ciao" e un sorriso, anche i ragazzini "che manco ti rispondono perchè hanno lo sguardo incollato sul telefonino". Tonino Palazzo, 57 anni, è un osservatore privilegiato di Campobasso, che ha visto cambiare negli uomini e nelle dinamiche sociali.


Campobasso. La sua pizza fatta con il lievito madre è famosa a Campobasso. Ma Tonino Palazzo e qualcosa di più delle sue pietanze, che pure vanno a ruba ormai da quattro decenni e che col trascorrere del tempo si sono arricchite di proposte culinarie sempre nuove, purché a base di materia prima ovviamente molisana.

In via Monsignor Secondo Bologna quel bar pizzeria esiste dal 1978 e ora, dopo qualche intervento di ristrutturazione, i coperti sono 40. E sono occupati praticamente tutti i giorni, a pranzo e cena. Tonino Palazzo, che oltre a una persona in carne e ossa è anche un locale, è frequentato da persone di tutte le età e professioni: dagli operai («che una volta, prima della crisi, erano numerosissimi - racconta lui, che ha la sacrosanta abitudine di salutare tutti con un sorriso cordiale – ma ora si sono ridotti di parecchio»), fino ai giornalisti e ai politici. Li conosce uno per uno e sa benissimo cosa preferiscono mangiare.

Li cataloga per gusti, quelli da “bufala e salmone” e quelli da pizza ripiena di ventricina, ma guai a domandargli troppi dettagli personali. «Sono clienti ma anche amici – ripete – e non mi sogno minimamente di andare in giro a raccontare cose personali». Sorride, non perde mai la gentilezza, ma è irremovibile: il barista perfetto, anche se lui è molto di più.

I politici li conosce uno a uno e non solo per il locale. «Pierpaolo Nanni e Paolo Frattura – ricorda a proposito dell’assessore e del presidente della Regione - da ragazzini abitavano qui vicino tutti e due. Lo ho visti crescere, proprio come sono cresciuto io».

Cresciuto senza invecchiare, perché con i suoi 57 anni ha l’energia di un ragazzino. E non è un caso se il bar pizzeria, che pure conta su diversi dipendenti e familiari («io, mia moglie e mio figlio ») gravita attorno a lui, che qui trascorre la giornata intera e spesso, ammette, «faccio pure notte».

Figlio di un fornaio, famiglia abituata a servire i clienti, Tonino Palazzo - un nome che a Campobasso è pur sempre una garanzia - lavora qui da sempre, anche se «non ho iniziato nel 1978, quando il locale è stato aperto, perché lavoravo alla concessionaria della Lancia. Ma la sera venivo sempre qui, erano tempi diversi, una manciata di pizzerie in città e molti meno bar. Oggi Campobasso è stravolta, lo scenario è completamente cambiato: di pizzerie ce ne stanno tantissime e a richiamare soprattutto i campobassani non è più il centro, ma i centri commerciali. Lì c’è praticamente di tutto e lì vanno tutti. Ma io non mi posso lamentare».

Serve clienti di tutte le fasce, dipendenti pubblici che non rientrano a casa per il pranzo e dal lunedì al venerdì mangiano una pizza o un piatto di carbonara, professionisti – medici, avvocati – che apprezzano gli gnocchetti rape e salsiccia, carpentieri, operai di tutte le categoria per uno spaghetto veloce, una bottiglia di Forst o Nastro, una delle pizze famose con 40 ore di lievitazione. E la sera arrivano i ragazzi, il gruppi i più giovani, che guardano la partita e intanto cenano. «mi sono adeguato al periodo di recessione e ora va tantissimo la pizza per le famiglie, formato maxi».

Chiunque entra qui dentro viene accolto con un ciao. «Lo dico a tutti, se entrasse Berlusconi o Renzi direi ciao anche a loro». Ha visto la città cambiare e gli amici di un tempo diventare grandi. Qualcuno è entrato in politica, qualcun altro è andato fuori regione, qualcuno è mortoe tanti sono qua, gente normale, che cerca di sbarcare il lunario, ha messo al mondo «figli che vengono con gli amici a mangiare la pizza e non sanno che i genitori mi hanno chiesto di dare loro un’occhiata di nascosto».

Sono occhiate discrete e sagge, le sue. Cresciuto, come uomo, padre e gestore di un locale, quando i tempi diversi, «non c’erano e software e non c’erano i social» racconta con un po’ di moderata nostalgia. «Il periodo più bello di Campobasso? gli anni 80 e 90, si lavorava tanto, c’erano più soldi da spendere ma soprattutto c’era un altro rapporto fra le persone»
Poi è piombata «la maledizione dell’euro, e un fusto un fusto di birra che costava 50mila lire io lo pagavo 88 euro. Ma ti pare?».

«L’euro – dice - ci ha impoveriti, sono successe tante cose negli ultimi due decenni, adesso per aprire un bar basta avere un garage mentre prima serviva il collaudo di un anno la somministrazione di alcolici.
Mi ricordo che all’inizio potevo vendere solo bottiglie ma niente al bicchiere».

Se un esponente politico a Campobasso deve andare a pranzo “come a casa sua” o portarci qualcuno, la scelta è quasi obbligata: da Tonino Palazzo. «Per anni è venuto Fernando, il papà di Frattura, la sorella Giuliana ma anche Vincenzo Niro, Peppino Astore che mi ha portato un sacco di gente da Roma per i vari congressi e eventi». E Michele Iorio? Pure lui sa spesso qua. «Eh, Iorio viene ancora almeno due volte a settimana, con Michele c’è una grande amicizia».

Forse anche perché Palazzo è l’uomo delle alternative, capace di resistere inventando senza stravolgere, con una clientela che va dai single alle coppie alle famiglie alle comitive, anche quelle di giovanissimi «che magari entrano e neanche ti salutano perché stanno sempre appiccicati a quei cavoli di telefonini, che nervi. Ma io dico ciao anche a loro».

Si ricorda bene quando «facevamo tardi in discoteca, al Canguro con Mario Tanassi e altri, le spaghettate alle Cupolette, le serate a Campitello, i gruppi di amici in piazzetta vicino la farmacia dell’ospedale. Poi - riflette a voce alta - è arrivato il troppo consumismo, troppe spese, troppi debiti, troppi errori ed è cambiato un po’ tutto. E sono arrivati anche gli americani» scherza, riferendosi a McDonald’s, «che un po’ di clientela ce l’ha tolta a tutti. Ma io non mi lamento». Nemmeno un gemito di vittimismo, benchè di sacrifici ne faccia tanti: lavora 7 giorni su 7 a pranzo e cena. «Si, ma la domenica solo la sera – ride – il giorno mi riposo».


Ci vuole una grande passione e sicuramente una buona tempra. «Quella ce l’ho e per quanto riguarda la pressione devo dire che la vita che ho fatto non è male. Sono abbastanza contento». Qualche rimpianto ce l’ha perfino lui, Tonino. «Non so se ho fatto bene a lasciare il lavoro di guardia penitenziaria. Sono stato agente al carcere di via Cavour per un anno e poi ho lasciato per stare qua. Chissà, se fossi rimasto penso che a quest’ora avrai maturato una pensione da 1800 euro e potrei stare molto più tranquillo».
Ma la tranquillità, in fondo in fondo, rischia di diventare troppo noiosa per uno come lui.

(Pubblicato il 19/02/2017)

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