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Cronache
Muro di silenzio sulla metropolitana leggera: lavori iniziati ma nessuno ne parla
Da settimane si lavora al primo lotto del collegamento sopraelevato che unirà il capoluogo di regione all’area matesina destinata al rilancio produttivo grazie anche all’area di crisi complessa: il cantiere attorno alla stazione di Matrice che fungerà da capolinea è stato delimitato, il terreno disboscato e sono iniziati anche gli scavi, ma dalla Regione Molise, che ha finanziato la controversa infrastruttura, c’è molta riservatezza. In due anni si dovrebbe completare il collegamento Matrice-San Polo Matese ma da quando ha iniziato a nevicare, oltre un mese fa, non si vede nessun operaio. "Bisogna domandare a Rfi" ha detto lapidario l’assessore regionale Pierpaolo Nagni.


di Assunta Domeneghetti

Il mugnaio espropriato Dionisio Cofelice, in alto il cantiere e in homepage il tabellone con le indicazioni del progetto
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Campobasso. E’ destinata a rivoluzionare il sistema del trasporto molisano. Ma dell’inizio dei lavori la Regione Molise - generalmente così prodiga nelle sue comunicazioni - non ha scritto un rigo, manco fosse un segreto da tenere nascosto o qualcosa di cui vergognarsi. Eppure, ormai molte settimane fa, al valico di Matrice sono arrivati gli operai dell’impresa napoletana "Ferone Pietro &C srl" per iniziare la realizzazione del primo lotto della metropolitana leggera. Si tratta del discusso collegamento sopraelevato che sfruttando la strada ferrata molisana unirà le province di Campobasso e Isernia in mezz’ora.

A Matrice, dove ci sarà la stazione di partenza, il cantiere è già stato recintato. A dicembre l’area dei lavori è stata ripulita togliendo rovi e alberi e anche le prime operazioni di scavo e movimento terra sono state già compiute. Le abbondanti nevicate iniziate il 5 gennaio, però, hanno bloccato i manovali che almeno fino a lunedì 6 febbraio non erano ancora tornati in azione. Sebbene anche al valico di neve non ce ne sia più da molti giorni. "Dovete chiedere il perché a Rfi" ha detto lapidario l’assessore regionale ai Trasporti, Pierpaolo Nagni.

Al di là dei ritardi e degli imprevisti, sta di fatto che l’opera più costosa e controversa tra quelle finanziate con parte dei fondi dell’autostrada (a cui il governo di Paolo Frattura ha rinunciato ereditando, in questo modo, un piccolo tesoretto da 91 milioni di euro dall’amministrazione di Michele Iorio), si farà.
E ora il segreto è difficile da nascondere, del resto la rete arancione che delimita il cantiere è ben visibile dalla strada e chi vive o lavora di fronte alla vecchia stazione di Matrice, come il signor Dionisio Cofelice, imprenditore titolare dell’omonimo molino, difficilmente può far finta di nulla.
«Anche perché – come racconta lui stesso a Primonumero – mi hanno espropriato 800 metri di terreno per realizzare questa metropolitana leggera».

La stessa sorte era toccata al consigliere regionale Antonio Federico nel luglio del 2016: anche lui, avendo un piccolo fazzoletto di terra dalle parti dei binari, se li era visti portar via da Rfi che già in estate avviava le procedure per la prima parte del collegamento da 41 chilometri per i quali la Regione investirà 23,5 milioni di euro.

Stazioni di Matrice (il capolinea, utile per il parcheggio mezzi e il cambio treni), Guardiaregia, Bojano e Baranello, poi due fermate a Campobasso città (via Duca D’Aosta e via San Michele) e, ultima tappa del primo lotto, San Polo Matese. I lavori dovrebbero durare 720 giorni, orientativamente due anni a partire dal 2 novembre 2016 come si può leggere sul tabellone affisso all’ingresso del cantiere. «Ma ho i miei dubbi che riusciranno a terminare in tempo – dice ancora mugnaio di Matrice – i lavori sono fermi da un mese immagino a causa del maltempo visto che qui non abbiamo più notato nessuno da prima dell’Epifania.
Ad oggi non ancora riprendono, mi auguro che da qui a qualche settimana si ricominci. Non credo ce la facciano nei tempi stabiliti ma siamo abituati a questi slittamenti biblici quando si parla di opere pubbliche».

Timori sulla tempistica a parte Cofelice, che il suo mulino ce l’ha giusto di fronte alla stazione, non vede di cattivo occhio l’infrastruttura: «Questo intervento lo ritengo importante non tanto per il servizio in sé che potrà fornire ai pendolari quanto perché dovrebbe diventare un asse lungo il quale realizzare altre infrastrutture, case soprattutto e attività commerciali. Spesso quando si costruisce non si usano criteri logici, lo si fa un po’ a casaccio. Invece, una volta che avremo questo asse tanto importante, lì intorno si potranno realizzare abitazioni e negozi, una intera economia si potrebbe muovere attorno alla metropolitana».
Non solo: avrà la sua importanza sulla buona riuscita dell’opera anche l’ipotizzato rilancio produttivo derivante dal pacchetto di aiuti pubblici per l’occupazione dell’Area di crisi complessa che investirà in pieno il Nucleo industriale di Campochiaro.
Discorso diverso per il secondo lotto della metropolitana leggera (da San Polo a Isernia) per il quale sono stati già vincolati 500mila euro destinati alla sua progettazione. Il sogno del governo Frattura e dell’assessore ai Trasporti Pierpaolo Nagni, semmai dovesse esserci una seconda legislatura, è quello di unire il Matese all’Adriaco per agganciare la costa, come fosse l’autostrada Termoli-San Vittore, viaggiando però su ferro e non su gomma.

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(Pubblicato il 08/02/2017)

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