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Tremila nuove case per persone disagiate e 30 anni di abusi edilizi: il Comune vara le regole
Approvato coi voti della maggioranza lo schema di convenzione che fissa le regole per discutere le 57 istanze di realizzazione di circa 3mila alloggi a favore di categorie svantaggiate quali giovani coppie, immigrati e anziani in difficoltà. «Abbiamo fissato delle regole e prima servono le opere di urbanizzazione» ha precisato l’assessore Gallo. Le case che resteranno invendute verranno poi proposte a prezzo di mercato dopo tre anni. Al via anche l’esame di oltre 1600 pratiche su possibili condoni edilizi mai vagliati dal 1985 a oggi e i programmi integrati di riqualificazione con collaborazione pubblico-privato. «Non ci fidiamo, è un inganno» ha detto la minoranza opponendosi alle delibere.


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Termoli. Cinquantasette richieste che se approvate produrrebbero 3mila alloggi. Praticamente un paese intero da inserire dentro Termoli. Ma quelle 57 proposte di realizzazione di palazzi di edilizia sociale a favore di categorie svantaggiate dovranno essere esaminate nei prossimi mesi e vagliate attraverso il nuovo schema di convenzione approvato oggi in Consiglio comunale e che prevede fra le altre cose che il 20 per cento di quanto rimarrà invenduto verrà poi messo in vendita a prezzo di mercato e quindi non più a un costo per il quale la legge stabilisce un tetto massimo. È una delle novità emerse nella seduta odierna di consiglio comunale, assieme all’atto di indirizzo che servirà a regolare le oltre 1660 pratiche di condono edilizio da esaminare caso per caso per abusi che vanno dal 1985 a oggi.

Due passaggi fondamentali quelli emersi nell’animata seduta di consiglio comunale. Il primo punto all’ordine del giorno, illustrato dall’assessore all’Urbanistica Pino Gallo, ha avuto anche l’attenzione di un ristretto gruppo di professionisti evidentemente vogliosi di capire quali modifiche la maggioranza Sbrocca avrebbe approvato a proposito del discusso Piano Casa del 2009.

«La legge fatta in Molise sul Piano Casa è la peggiore d’Italia – ha detto Gallo cercando di spiegare quali modifiche vengono apportate -. Con essa è stata varata una totale deregulation del settore urbanistico a scapito dell’intero territorio regionale e soprattutto di Termoli. Il primo ad accorgersene fu Di Brino sindaco che con una serie di atti amministrativi fece degli interventi rilevanti, tutti cancellati dalla stessa Regione che disse alla sua stessa parte politica di aver sbagliato. A quel punto l’Amministrazione Di Brino non fece più nulla».

Nel frattempo in Comune arrivarono 54 istanze per realizzare alloggi di edilizia sociale, indirizzati a categorie cosiddette svantaggiate quali giovani coppie a basso reddito, anziani in difficoltà economica, studenti fuori sede, soggetti in fase esecutiva di rilascio, immigrati residenti in Molise da almeno 5 anni. Prima che la Giunta Frattura cambiasse alcune norme sul Piano Casa, le istanze potevano essere presentate anche per terreni agricoli. Da un paio d’anni non è più così. «E infatti durante la nostra amministrazione le richieste sono state solo 3» ha rimarcato Gallo.

Sta di fatto che a parte una approvata dal commissario prefettizio, tutte le altre giacciono senza approvazione o diniego. Toccherà quindi alla conferenza di servizi esaminarle e decidere se promuoverle o bocciarle. «Vogliamo che si seguano regole e criteri prima di costruire» ha concluso Gallo, trovando la minoranza battagliera e contraria.

«Le norme già ci sono, siamo di fronte a una stortura giuridica» ha detto Marone. Per Di Michele che ha sfoggiato la maglietta “Cemento zero” i conti non tornano. «Le mi sa dire se una persona svantaggiate può pagare 1400 euro al metro quadro?». I 1450 euro al metro quadro sono infatti il tetto massimo previsto dalla legge per la vendita di questi alloggi, ma solo a categorie svantaggiate, che come ha ricordato l’architetto Livio Mandrile, dirigente all’Urbanistica, andranno individuate dalla struttura comunale tramite i servizi sociali.

A far discutere soprattutto l’emendamento proposto dalla consigliera Maria Grazia Cocomazzi che prevede la vendita libera del 20 per cento dell’invenduto dopo tre anni. «Io non vi credo, non voglio essere complice» le parole di Di Michele. «C’è un meccanismo per verificare che il non venduto non avvenga furbescamente fuori dalle normative?» ha chiesto Paradisi. L’ex sindaco Di Brino ha pronosticato «altri ricorsi rispetto a quelli esistenti. Si cerca di cambiare le regole proprio mentre il Piano Casa va a scadenza. Prevedo un immenso invenduto». «Chiediamo solo regole, in particolare prima i servizi e le infrastrutture e poi i palazzi» ha risposto Mario Orlando dalla maggioranza.
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Dopo l’approvazione con 16 voti favorevoli, quelli della maggioranza compatta, si è passati a discutere di condoni edilizi. «In questa città risultano 1600 pratiche circa di condoni edilizi a partire dal 1985. I cittadini ne chiedono definizione, specie quando devono definire delle pratiche sospese» ha spiegato Gallo chiedendo l’adozione di un atto di indirizzo per dar via all’esame completo delle pratiche e sanare quindi situazioni che attendono risposte da 30 anni.

«Io voglio sapere i nomi di chi chiede questo condono» ha sbraitato Di Michele cercando di capire se si tratta di abusi su suoli privati o pubblici. «Votiamo un atto di indirizzo, non sappiamo chi riguarda, non è importante saperlo adesso. L’importante è che rispettino la legge» ha evidenziato il consigliere di maggioranza Gianni Di Tella. «È inammissibile - ha concluso - che ci siano così tante pratiche inevase dopo 30 anni».

«In questo modo ci sarà una responsabilità tremenda per chi dovrà approvare i condoni» ha commentato Di Brino. «Ma sono pratiche non istruire, non siamo al permesso di costruire in sanatoria» la precisazione dell’assessore. «Ci sono alcuni fabbricati che ricadono su suolo pubblico e qualora ci sia l’abuso la legge prevede la possibilità di concedere in uso di superficie quel suolo al privato. Non lo diciamo noi, bensì la legge».

Altro sì a maggioranza compatta, così come per l’ultimo argomento discusso, nonostante l’ormai consueta baruffa tra esponenti di maggioranza e Nick Di Michele. Il Comune ha detto sì ai programmi integrati di intervento. «Sono uno strumento urbanistico di interesse che prevedono una partenariato pubblico-privato per riqualificare alcune parti limitate di territorio che sono nel degrado e necessitano degli interventi. Chiaramente il tutto avverrà con bandi pubblici» ha affermato Gallo facendo l’esempio della fornace di Termoli. «Dovreste fare un nuovo Piano regolatore generale» ha ribattuto l’esponente pentastellato, mentre perplessità sono state espresse anche da Marone e Di Brino. (sdl)

(Pubblicato il 07/02/2017)

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