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Tra 'sacro e profano'
Villa Flora, cartacce nella vasca e fioriere distrutte: il liberty campobassano preso a calci
Da anni, all’interno della fontana ’dominata’ dalla statua di donna Flora, regna il degrado per colpa dell’inciviltà di qualcuno che pensa bene di gettare cartacce e buste di plastica nell’acqua del laghetto. Cattive abitudini da combattere per salvaguardare uno dei punti più graziosi della città inaugurato nel lontano 1856 con un apposito regio decreto. Lo stile ottocentesco è inconfondibile.


Campobasso. Villetta Flora è in assoluto uno dei punti più frequentati e conosciuti dai campobassani. Quel fazzoletto di piazza incastonato tra ‘mostri sacri’ quali il Palazzo del Governo, meglio conosciuto come Prefettura, il Banco di Napoli e piazza Pepe – ‘sorvegliata’ dal rivoluzionario di Civitacampomarano –, è insieme luogo della gioventù e del riposo sulle panchine, degli appuntamenti e della fermata dell’autobus. In molti, o in pochi, questo è difficile dirlo, sanno che la villetta, o piazzetta, prende il nome dalla cosiddetta ‘donna Flora’ che domina la vasca della fontana. In realtà, è una statua che rappresenta Venere, opera dello scultore Giuseppe Prinzi.
Peccato che il degrado regni sovrano proprio nel minuscolo laghetto creato dall’acqua che scorre dall’alto: cartacce, buste di patatine, cicche e ogni sorta di sporcizia che rende la vita praticamente impossibile ai pesciolini rossi che un tempo pullulavano nella zona. E se ci mettiamo pure che qualcuno ha deciso di distruggere le fioriere di legno, la frittata è fatta. Uno scempio, insomma, compiuto da qualche cittadino che non ha voglia neanche di fare due passi per gettare le cartacce nei cestini che di certo non mancano. Lo spettacolo offerto non è per niente bello, però, per la città: un intervento andrebbe fatto celermente, nella speranza che la civiltà prenda il posto della maleducazione.
Dando un pizzico di nozioni storiche, la nascita della graziosa piazza fu decisa da un regio decreto datato 1856 che puntava espressamente all’abbellimento della città. La zona nella quale sorse era nota precedentemente come le vignarelle, per le coltivazioni a viti.
Donna Flora ‘apparve’ qualche anno dopo, il 4 Agosto 1873, ed è la più antica della città assieme a quelle di Villa de Capoa. Nello stesso anno fu pensato da Eduardo De Giorgio il giardino. Le panchine in ferro lavorato in stile liberty furono realizzate nel 1921 da Giuseppe Tucci. A guardare bene villa Flora, in tanti invidiano anche le piante che da decenni popolano l’ingresso di Corso Vittorio Emanuele II. Elci e cedri fanno ombra e offrono frescura anche nelle giornate più afose.
Oggi sono soprattutto i campobassani che si muovono in autobus a frequentare villetta Flora. Ma chi almeno una volta non ha dato appuntamento proprio lì alla fidanzatina, magari al papà o alla mamma la sera, dopo la ‘stesa’, o per qualsiasi altro motivo? Resta un luogo di incontro e di passaggio che va preservato, per evitare che anche lì la bruttezza prenda il posto della gentilezza.

(Pubblicato il 07/02/2017)

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