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Cronache
Il conflitto del sindaco-barista diventa caso politico. Diffida al Prefetto: “Civetta incompatibile”
Ha ottenuto la gestione del bar Marconi, nei locali di proprietà del Comune, e paga un affitto da 600 euro al mese a se stesso in qualità di sindaco. Ora lo strano caso di Orazio Civetta, primo cittadino di Ripabottoni di 36 anni, esplode in una diffida inviata al Prefetto e all’Autorità anticorruzione da Michele Frenza, ex sindaco dello stesso paese, che attraverso l’interpretazione delle norme di legge mette in evidenza la incompatibilità. Civetta ha 20 giorni per scegliere o chiedere una "sanatoria" al Consiglio comunale. Dove ci sono anche suoi compari e suoi dipendenti.


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Ripabottoni. Orazio Civetta, 37 anni da compiere, è un barista. Nonché sindaco di Ripabottoni, poco più di 500 anime in inverno ma zeppo di turisti ed emigranti in estate, quando il borgo si riempie di gente e di vita. E i bar fanno affari d’oro. Compreso il suo, che si trova in una posizione privilegiata. Centralissimo, in piazza Marconi, nei locali al piano terra di Palazzo Cappuccilli, che è di proprietà del Comune. Ora è proprio la gestione di quel bar, e l’affitto dei locali che paga in qualità di barista e riceve in qualità di sindaco, a metterlo nei guai.

«Orazio Civetta è incompatibile». A dirlo sono gli avvocati Iacovino e Fiorino, che in nome e per conto di Michele Frenza hanno sottoscritto una diffida datata 1° febbraio, già inoltrata oltre che al diretto interessato e a tutti i consiglieri comunali, anche al Prefetto di Campobasso e all’Autorità nazionale anti-corruzione.

«Il sindaco di Ripabottoni è coinvolto da una causa di incompatibilità ai sensi dell’articolo 63, comma 2, del decreto legislativo 267 del 2000» si legge a chiare lettere nell’esposto di Michele Frenza, ex sindaco del paese terremotato del quale si sono innamorati gli olandesi, tanto da aver acquistato decine di proprietà immobiliari tra il centro abitato e le contrade rurali. Frenza, che ha indossato la fascia tricolore una infinità di volte e per alcuni mandati consecutivi, mette in evidenza come un sindaco (in questo caso) non possa ricoprire la carica se coinvolto, direttamente o indirettamente, «in servizi, esazioni di diritti, somministrazioni o appalti, nell’interesse del Comune, ovvero in società e imprese volte al profitto di privati sovvenzionate dallo stesso Comune in modo continuativo».

Il caso di Orazio Civetta andrebbe ricondotto in questa specifica tipologia di conflitto istituzionale perché, spiegano nella diffida i legali che interpretano il problema come incompatibilità sulla base di alcune sentenze della Cassazione, risulta vincitore di una gara di locazione dei locali del bar. Insomma, ha ottenuto la gestione del locale grazie a una gara (pubblica, per carità) nella quale ha presentato l’offerta economicamente più vantaggiosa per il Comune. E vantaggiosa anche per lui, naturalmente, che con quel bar ci lavora e ci guadagna.

La storia era stata raccontata proprio da Primonumero più di un anno fa, in un reportage sulla “stranezza” del sindaco barista che fino al gennaio del 2016 pagava di affitto al “suo” Comune, per 100 metri quadrati in pieno centro, solo 325 euro al mese. Poi è stato fatto un nuovo regolamento sugli affitti degli spazi comunali, caffetteria/paninoteca compresa, che ha stabilito 3 euro per metro quadrato. Meno di prima: un vero affare per Civetta, che avrebbe potuto sborsare solo 300 euro al mese (297 per la precisione). Ma che invece, quando ha partecipato all’avviso pubblico per la locazione, ha fatto una offerta da 650 euro al mese. Gli è andata bene, nemmeno avesse avuto una intuizione geniale. Il suo unico concorrente infatti, il barista che ha presentato l’altra offerta, si era fermato a 600 euro ed era stato battuto per un pugno di soldi.

In paese se ne era parlato e sparlato per un bel pezzo: come faceva Civetta a sapere che l’offerta del concorrente era così alta? Qualcuno ha aperto le buste in anticipo e glielo ha spifferato? Insinuazioni che lui ha sempre rispedito al mittente. «Ho fatto i miei conti» aveva replicato piccato, rispondendo alle domande di Primonumero.
Ad aggiungere un po’ di pepe alla storia il particolare che è stato Michele Coralbo a gestire sia il nuovo regolamento, quello che ha abbassato gli affitti delle proprietà comunali, sia la gara per l’assegnazione dei locali di palazzo Cappuccilli, quella che ha assegnato il trofeo della vittoria al sindaco.
Michele Coralbo, consigliere comunale di minoranza a Campobasso, è uomo di (grande) fiducia di Civetta, da lui stesso nominato, in solitaria e senza una commissione, superdirigente comunale. Coralbo va a Ripabottoni un paio di volte a settimana e fa tutto lui sia nel settore Urbanistica che in quello dei Lavori Pubblici.

Il suo nome figura anche nella diffida di Michele Frenza, che ricostruisce la storia della gara a base d’asta per accaparrarsi il bar più ambito del paese.
Che Orazio Civetta sia in palese conflitto di interessi nel duplice ruolo di primo cittadino e gestore di un bar in un palazzo di proprietà comunale è un fatto. Se però sia anche incompatibile, quindi obbligato a scegliere - pena la decadenza dal ruolo istituzionale - lo deciderà il Prefetto o, in alternativa, il Consiglio comunale. Ora il sindaco infatti ha 20 giorni di tempo per dimettersi o per convocare il Consiglio e mettere ai voti la presunta incompatibilità, in riferimento alla norma espressa dal testo Unico per gli Enti Locali e alle sentenze della Cassazione, che ha chiarito la ratio della legge: “Impedire che un rappresentante del Comune operi nell’interesse privato e contrario al Comune”. E’ questo il caso?

«Ci auspichiamo che si faccia chiarezza una volta per tutte sulla vicenda» dicono gli esponenti dell’opposizione. La maggioranza, al momento, non dice invece nulla. D’altra parte per i poveri consiglieri non è facile decidere senza un grammo di condizionamento se sei, per esempio, il compare del sindaco barista, ovvero colui che gli ha battezzato la figlia. Oppure se sei un suo dipendente, nel senso che lavori nel bar Marconi che gestisce lui e ti ritrovi sui banchi della maggioranza a dover alzare la mano contro il tuo datore di lavoro.
Veramente? Eh sì, veramente. Incompatibilità o no, e nell’attesa di vedere come andrà a finire, almeno una cosa è certa: a Ripabottoni i conflitti di interesse sono di casa. O, per essere più precisi, sono di bar.

(Pubblicato il 09/02/2017)

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