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Il pellegrinaggio dei cavalieri di San Biagio. Fede, storia e identità in una giornata unica
Tutta la comunità di San Martino in Pensilis è coinvolta nella festa in onore di San Biagio. Una giornata speciale, scandita dallo scalpitio dei cavalli e da un pellegrinaggio che si perde nel tempo. Più di cento cavalieri hanno raggiunto contrada Tanasso dove si ricorda l’esistenza di una grande quercia e di una chiesa dedicata al protettore, la Pietra del Santo. Qui il corteo di cavalieri ha compiuto tre giri intorno a un luogo molto suggestivo, passaggio delle vie tratturali per poi tornare in paese. In chiesa il rito della benedizione della gola: San Biagio, vescovo e martire, salvò un bambino dal soffocamento. In paese anche una mostra dedicata alla storia di questa tradizione. Ancora una volta un legame forte e condiviso tra l’uomo e gli animali.


Le pagnottelle benedette vengono distribuite alla comunità al termine della messa del mattino
San Martino in Pensilis. Neve, pioggia, vento ma anche e, soprattutto, sole. La festa di San Biagio si rinnova sempre. La comunità sammartinese è molto legata a questa tradizione, che segna anche l’inizio di un percorso ideale verso la primavera e i riti di San Leo. Una giornata speciale, scandita dallo scalpitio dei cavalli che sveglia tutto il paese. Persone di ogni età raggiungono la chiesa madre di San Pietro Apostolo prima di iniziare un pellegrinaggio davvero particolare. Il parroco, don Nicola Mattia, ha celebrato la messa. È seguita la distribuzione del pane benedetto e, poi, la consegna della croce ai cavalieri con l’affidamento alla protezione di San Biagio.

Il corteo a cavallo, guidato da Costanzo del Pinto, una famiglia che ha dato impulso a questa tradizione che coinvolge tutta la comunità, ha lasciato a suon di tamburello e intonando le litanie, il sagrato, passando sotto la porta San Martino che segna anche l’arrivo della Carrese. Un cammino di fede, tradizione ed esperienza per raggiungere contrada Tanasso, alle piane del Biferno. Qui, luogo di passaggio delle vie tratturali, si racconta l’esistenza di un’antica chiesa e di una quercia e tra storia e leggenda si ricorda la «pietra del Santo». All’arrivo i cavalieri, più di cento, compiono tre giri intorno a questo luogo, ricevono l’immagine di San Biagio e una scheggia di pietra, scalfita al mattino. Tre giri che, in sostanza, portano alla mente la Trinità: «Padre, Figlio e Spirito Santo».

Si riparte verso il paese dove la comunità in festa ha accolto i cavalieri per la benedizione conclusiva impartita dal parroco in piazza.
Un messaggio sempre vivo, quello di San Biagio, vescovo e martire di Sebaste, in Armenia. E anche un rito particolare, quello della benedizione della gola, impartita incrociando due candele benedette il 2 febbraio in occasione della Candelora. Si racconta che San Biagio salvò un bambino dal soffocamento e, tra le altre cose, viene invocato proprio come protettore dai mali che riguardano la gola. Preghiera, fede, speranza e ancora una volta un paese che consolida la sua identità, un rapporto speciale tra l’uomo e l’animale, la religiosità popolare e il senso di condivisione che rendono speciale la giornata dedicata a San Biagio. Quest’anno l’associazione ‘La grande onda’, nata di recente, ha allestito una mostra che ripercorre proprio i momenti significativi che, negli anni, hanno caratterizzato la festa del 3 febbraio. (FO)

(Pubblicato il 03/02/2017)

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