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Cronache
Muore in carcere, troppi dubbi sul caso Ianno. Il giudice ha disposto nuove indagini
Il gip Teresina Pepe ha dato 90 giorni di tempo al medico legale che eseguì l’autopsia sul corpo del detenuto Alessandro Ianno per spiegare meglio quanto scritto nella sua relazione tecnica. Il 34enne è morto il 19 marzo 2015 per un infarto dietro le sbarre di via Cavour, la dinamica di quella giornata non è chiara e ci sarebbero troppe incongruenze con la perizia di parte che i difensori della famiglia Ianno hanno ottenuto venisse messa agli atti. Il processo, che non è ancora iniziato, torna al punto di partenza.


di Assunta Domeneghetti

Campobasso. Il procedimento penale per la morte del detenuto campobassano Alessandro Ianno torna al punto di partenza. Il giudice per le indagini preliminari, Teresina Pepe, il 31 gennaio ha accolto l’opposizione all’archiviazione dei legali del 34enne deceduto per un infarto dietro le sbarre di via Cavour il 19 marzo 2015. E deciso di riaprire la partita sulla scorta della nuova perizia di parte che i difensori della famiglia Ianno, Silvio Tolesino e Antonello Veneziano, hanno ottenuto venisse messa agli atti. Il gip ha dato 90 giorni di tempo al medico legale per chiarire, ed eventualmente riformulare, quanto asserito a seguito dell’autopsia.
Il dottor Vecchione, incaricato dalla procura campobassana a eseguire l’esame irripetibile sulla salma, disse all’epoca che il decesso era stato “asintomatico e silente” escludendo nessi di causalità tra la morte del ragazzo e l’operato dei sanitari interventi quel giorno, tre infermieri e un medico, poi iscritti sul registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo. Sulla scorta di quella perizia il sostituto procuratore titolare all’epoca del fascicolo, Rossana Venditti (oggi c’è Stefano Gallucci al suo posto), chiese l’archiviazione del caso.
La famiglia Ianno, però, non si è mai arresa e ha sempre continuato a chiedere «verità e giustizia per Alessandro» come riferì a Primonumero Maurizio Ianno.
L’ulteriore parere medico – oggi agli atti – alimenta i dubbi già espressi dai legali e dalla famiglia Ianno. Le incongruenze con la perizia del medico chiamato dalla procura sarebbero tante, per questo si è reso necessario un approfondimento.
La perizia di parte infatti non dice che la morte è stata senza sintomi e silenziosa: ci sono ex detenuti che potrebbero testimoniare in un eventuale processo (non c’è ancora stato rinvio a giudizio) che Alessandro quel giorno si era lamentato per i dolori.
I viaggi in infermeria, i sintomi di un infarto scambiato per un mal di stomaco, il mistero sull’elettrocardiogramma (c’era oppure no?), la terapia insulinica praticata dopo la morte, sono tutti aspetti che vanno chiariti per i legali Tolesino e Veneziano.
Nessun mistero ci sarebbe invece per l’avvocato Stefano Brienza, difensore di un medico e due infermieri del carcere di Campobasso: la morte di Alessandro è stata un evento imprevedibile. «Ianno – questo diceva il 18 ottobre 2016 - che ha avuto un arresto cardiocircolatorio, non si è mai lamentato con loro, forse l’ha fatto con gli altri detenuti ma non con medici e infermeri. Alle 14 gli è stata misurata la pressione e preso il battito, tutto era regolare e per quanto riguarda il Malox voglio chiarire che quel farmaco da automedicazione gliel’ha portato un agente della polizia penitenziaria, non gli è stato prescritto dai sanitari. Nella stessa giornata ha giocato a calcio, poi a carte, per quanto mi riguarda il nesso casuale non c’è».

(Pubblicato il 01/02/2017)

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