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Cronache
Rapina col fucile, difesa studia le carte. Si indaga sui legami con i 2 colpi in farmacia
Sono stati interrogati ieri, poche ore dopo l’arresto, Angelo Di Santo e Luca Cinà, accusati di aver rapinato Planet Win con un fucile a canne mozze e un coltello lo scorso 18 gennaio. Non hanno risposto alle domande del Gip Vezzi su consiglio dei legali, che non hanno avuto il tempo di leggere il fascicolo e annunciano ricorso al Riesame per ottenere la scarcerazione o almeno i domiciliari. Ma intanto la posizione dei due ragazzi, 26 e 24 anni, potrebbe aggravarsi. Si vagliano infatti eventuali collegamenti tra il colpo alla sala scommesse e le due rapine in farmacia dello scorso novembre.


Termoli. Troppo poco tempo per dare anche solo un’occhiata al fascicolo che ricostruisce la rapina alla Planet Win di via IV Novembre, a Termoli, e le responsabilità di Angelo Di Santo (26 anni) e Luca Cinà (24enne), entrambi termolesi.
Il loro interrogatorio è stato infatti fissato nel pomeriggio di martedì 31 gennaio, poche ore dopo l’arresto che i carabinieri di Termoli hanno fatto all’alba, quando sono andati a prelevare i due ragazzi nelle rispettive abitazioni.

Di Santo e Cinà, su suggerimento della difesa rappresentata rispettivamente dall’avvocato Cristofaro e dall’avvocato Giacci, non hanno risposto alle domande del gip Maria Paola Vezzi. «Serve tempo per studiare il fascicolo ed elaborare una strategia difensiva. Ora è troppo presto, e sicuramente l’interrogatorio fissato a così breve distanza dall’arresto non ci ha dato modo di valutare sufficientemente gli elementi di prova». I legali anticipano entrambi la richiesta di scarcerazione o in subordine di arresti domiciliari al Tribunale del Riesame, da presentare entro 10 giorni. I loro clienti si trovano nel carcere di Larino, dove sono stati portati martedì mattina, 13 giorni dopo la rapina a mano armata nella sala scommesse di via IV Novembre.


Il loro arresto è stato possibile grazie a un intenso lavoro investigativo del Nucleo Radiomobile del luogotenente Giuseppe Nestola con la supervisione del maggiore Fabio Ficuciello. Da un lato, come gli stessi investigatori hanno sottolineato, evidenzia la rapidità d’azione della legge e rassicura la cittadinanza sull’attenzione da parte delle forze dell’ordine verso la criminalità, che agisce anche sul territorio termolese. Dall’altro però mette in evidenza - attraverso la modalità spregiudicata e violenta del colpo (per il quale sono state utilizzate ben due armi, una delle quali un fucile a canne mozze modificato e non dichiarato) - la presenza in città di persone considerate pericolose.
Del resto Angelo Di Santo era stato già arrestato per un episodio inquietante avvenuto giugno del 2015, quando per poco non aveva ucciso un giovane di Petacciato spaccandogli sul collo un bicchiere di vetro. Era accaduto nel distributore Ip con annesso bar sul lungomare nord. Di Santo, secondo la ricostruzione della polizia che lo aveva arrestato alcuni mesi dopo per percosse e lesioni personali gravi, se l’era presa prima col barista e poi con un 29enne residente a Petacciato, che aveva rischiato grosso per lo squarcio sul collo.


Di Santo, malgrado l’età, è un volto noto alle forze dell’ordine, con precedenti penali per minaccia, rapina impropria, spaccio di droga, guida senza patente, lesioni personali aggravate con l’utilizzo di spranghe di ferro.
Il gip lo aveva giudicato, nella ordinanza di arresto, "pericoloso e capace di commettere delitti allarmanti e di varia natura".

La sua posizione è la più compromessa, e potrebbe aggravarsi ulteriormente. Sono in corso infatti, proprio in queste ore, i riscontri su eventuali collegamenti tra la rapina alla PlanetWin e le due rapine messe a segno durante lo scorso mese di novembre in altrettante farmacie cittadine.

La prima era avvenuta l’8 novembre a Difesa Grande: buste di plastica sul volto, taglierino in mano e bottino da 700 euro. La seconda una settimana dopo nella farmacia di via Tevere, quartiere San Pietro. Sempre in due, sempre con il volto travisato da un sacchetto calato sulla faccia. In quel caso erano stati presi oltre 2mila euro e la descrizione dei testimoni coincideva con la descrizione fatta dai titolari di Difesa Grande. Pochi dubbi che a mettere a segno i due colpi sia stata la medesima coppia di banditi. Ora restano da sciogliere i dubbi sulle responsabilità dei due ragazzi anche in relazione a questi episodi. Carabinieri e polizia, titolare delle inchieste sui colpi in farmacia, stanno lavorando insieme per ricostruire il puzzle.

(Pubblicato il 01/02/2017)

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