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17 anni di trasformazioni economiche
La svolta epocale del Corso: sconfitte botteghe e boutique, grandi marche al potere
Niente più barbieri o cartolibrerie, dominano i franchising di abbigliamento e oggettistica. Come è cambiata la via dello struscio nel nuovo Millennio: tra decisioni epocali come la chiusura alle auto e l’apertura della zona pedonale e l’arrivo dell’euro che ha cambiato profondamente l’economia. Le grandi catene internazionali impiantate in centro hanno preso il posto delle botteghe artigiane, con poche storiche realtà che resistono, mentre via Corsica si candida a secondo grande polo del commercio cittadino, vista la chiusura di diverse attività e le saracinesche abbassate in tanti negozi anche a causa del caro affitti.


di Elena Berchicci

Idea Arredo
Termoli. In principio erano le botteghe artigiane, quelle delle famiglie che hanno fatto la storia sul Corso Nazionale. Quelle di chi ha dato il via all’attività economica nel cuore della città. Un tempo ormai. Ora sono i franchising. Le multinazionali dell’abbigliamento e degli accessori hanno preso il monopolio di Corso Nazionale, prendendo posto su tutta la strada dello shopping e spazzando via le piccole attività. Per comprenderlo basta fare una camminata sul tratto pedonale del centro cittadino e volgere la mente anche al passato, per ricordare chi erano i vecchi inquilini della via principale di Termoli. Basta un confronto tra ieri e oggi, a partire dal 2000, quando l’economia europea si preparava ad accogliere la nuova moneta unica e i cittadini dovevano abituarsi ai cambi con il vecchio conio. Diciassette anni trascorsi veloci, durante i quali il volto del centro cittadino dedicato allo shopping si è trasformato completamente.

Addio botteghe, domina il franchising
Sono state le piccole aziende di famiglia, dei primi commercianti di Termoli, ad aver inaugurato e battezzato Corso Nazionale come via dello shopping. Primi tra tutti i negozi di barbieri, presenti in diversi punti della lunga strada. Il barbiere Galasso all’incrocio con via XX Settembre, dove ora compare Golden Point e poi il figlio Antonio, che ha trasferito il negozio di fronte, a qualche metro di distanza dalla prima storica attività del padre. Era un piccolo locale dove c’era tutto quello che serve per acconciare barba e capelli degli uomini, mentre oggi c’è il negozio di gioielli S’agapò. Erano tre i barbieri che dominavano il corso. Spazi piccoli, semplici ed essenziali dove non mancava nulla, men che meno la clientela, i clienti storici, quelli «del taglio che mi piace che sa fare solo il mio barbiere».

All’inizio della strada centrale c’era la Boutique Anna, piccolo negozio di abiti da donna che ha affiancato per tanti anni l’ottica Vincitorio. Un piccolo spazio dedicato alle signore, che da qualche anno si è completamente trasformato per accogliere un’altra catena nazionale, Anna Virgili, dedicata alle borse e alla valigeria.
E poi c’era il negozio di giocattoli Girotondo. Un regno per i più piccoli in cui tante generazioni si sono immerse, hanno fantasticato e hanno scelto un regalo da portare a casa. Era il negozio che colorava l’ingresso del centro e molto spesso attirava l’attenzione anche dei grandi. L’attività della famiglia Testa ha resistito alla crisi trasferendosi nella traversa di via XX Settembre. Poco più in là invece, sul lato sinistro a scendere, la curiosità di mamme e bimbi era tutta per la vetrina del negozio Lucrezia. Con abiti dedicati ai più piccoli in uno spazio ora rimasto vuoto.

La globalizzazione e i tempi che cambiano
Nel corso di pochi anni, uno dopo l’altro i grandi marchi del franchising sono sbarcati sul Corso, sintomo anche di una globalizzazione che non risparmia il Molise. Nella seconda parte della via – quella che idealmente scende da via XX Settembre e fino a via Alfano – a dominare lo shopping sono Golden Point, Tezenis, Intimissimi e Calzedonia. Conosciuti da tutti, uomini e donne, hanno conquistato la clientela e trasformato la città di Termoli in un luogo di richiamo anche per l’hinterland grazie a nomi attrattivi che consentono di avere una vasta gamma di prodotti a poco prezzo, senza doversi spostare verso l’Abruzzo e i capoluoghi di provincia.

Un tempo, a dominare quel tratto del corso erano ben altri negozi, legati alla tradizione del commercio termolese con altrettanti nomi storici: i locali erano divisi differentemente, accanto alla scuola Campolieti c’erano a salire l’oreficeria Marone, in un piccolo locale, il negozio di abbigliamento Aprile, come il nome del suo proprietario, la cartoltecnica Arcobaleno della famiglia Spinozzi che ha occupato quel posto fino al 2005.

Oggetti e generi:chi c’è e chi manca
Borse, scarpe, occhiali: a prevalere sul Corso sono soprattutto le attività che vendono accessori. Che siano dedicati a donne o agli uomini non c’è differenza, accanto a quelli di scarpe e di abiti, che rappresentano la parte più forte del commercio legato al centro della città. Ma se da una parte il corso pullula di negozi di questo tipo, dall’altra è carente di molte altre attività. Prime tra tutte una banca e un bancomat destinato ai prelievi per chi si ritrova nei negozi senza contanti ed è costretto a dover raggiungere le strade circostanti o la parte carrabile di corso Nazionale per trovarne alcuni. Nel corso degli anni c’era stata la Banca popolare del Molise, poi Unicredit, ma da qualche tempo quei locali sono rimasti sfitti. Mancano anche le cartolibrerie, con l’uscita di scena di Arcobaleno che ha trasferito l’attività e la chiusura di Eureka.

Storia del corso
A incidere sulla vita del corso è stata senza dubbio la sua profonda trasformazione strutturale. Addio alle auto e spazio ai pedoni. Un cambiamento arrivato definitivamente e concretamente con l’Amministrazione guidata dal sindaco Angelo Sbrocca tra il 2014 e il 2015. Quasi un anno di lavori per eliminare i marciapiedi, cancellare le strisce dei parcheggi a pagamento e ricostruire una pavimentazione uniforme e senza dislivelli. Ma prima degli interventi definitivi c’erano stati altri tentativi di rendere pedonale l’intero tratto del centro cittadino, che era aperto alle auto solo la mattina per tutto l’anno.

Iniziati con il sindaco Antonio Di Brino e prima ancora con Vincenzo Greco che aveva sperimentato la chiusura parziale del corso fino all’incrocio con via XX Settembre. Una proposta che aveva trovato totalmente in disaccordo i negozianti che erano arrivati ad incatenarsi pur di far sentire la loro voce. Si parlò di «chiusura vandalica di Corso Nazionale» con manifesti funebri attaccati sulle pareti degli edifici. Adesso, a due anni dalla fine dei lavori principali, la trasformazione del Corso non è stata ancora conclusa e mancano ancora gli arredi urbani con alberi e panchine su tutta la strada principale.

Quelli che resistono
Sono poche le attività che resistono in questo primo scorcio di nuovo millennio, primi fra tutti nomi noti come Vincitorio, Martino, Pizzuto, Mautone e Renzi, legati al commercio del cuore cittadino da decenni nel campo rispettivamente dell’ottica, della gioielleria, delle calzature e dell’abbigliamento. Come anche le farmacie, che hanno fatto la storia del centro, “nascoste” tra i negozi di accessori e abbigliamento, e sono rimaste nei paraggi: quella Centrale all’ingresso e quella del dottor Marino sull’ultimo tratto. Solo un trasferimento per loro: la prima su Corso Umberto I, l’altra è rimasta sul Corso, ma sulla parte opposta alla sua sede originale lasciando il suo locale ad una nuova ottica.

E poi anche le tabaccherie: due quelle storiche, a inizio e fine corso, come si usa in gergo suddividere la lunga strada centrale. La tabaccheria Potalivo che rimane ancorata nel suo locale insieme a quella di Demetrio dell’attività Luzzi presente dal 1932. A resistere nella categoria edicole invece è quella nel chiosco di legno all’ingresso del tratto pedonale, Tundo, che ha continuato a “sfornare” quotidiani e giornali anche nel periodo dei lavori, con un trasferimento nei container come per il piccolo negozio di fiori che resiste affacciato sul corso.
Carrozzeria Meale
Come dimenticare il panificio "Sapore antico", luogo di stop and go a base di pizza per generazioni di ragazzi.

E poi ci sono i bar, le attività che rianimano la strada principale. Quelli storici che hanno resistito agli anni della crisi più profonda, rimanendo incollati nelle loro sedi originali come il Piccolo Bar in fondo al corso o il Bonnie e Clyde che si è solo trasferito di fronte. E nella stessa categoria anche il Caffè Casolino, piccolo ma sempre aperto per gustare il caffè della tradizione termolese grazie alla gestione passata nelle mani del figlio Domenico che ogni giorno prepara tazzine a tutte le ore.

Quelli che non durano
Ma se tante resistono, molte altre sono costrette ad abbassare definitivamente le saracinesche. Anche quelle più conosciute, quelle che hanno fatto la storia commerciale della via principale. Quelle per cui la pensione o più spesso la crisi hanno scritto la parola fine. Come il Jolly Bar, il primo bar aperto in città sin dall’Ottocento in un punto cruciale del centro, all’incrocio con via XX Settembre, centralissimo e visibile dappertutto, ma che ha abbassato le saracinesche dopo diversi decenni. Il primo “sostituto” ha avuto breve durata: era l’I-bar, il primo concept store della città in cui si poteva bere qualcosa, connettersi a internet con i tablet e poi visitare il negozio di abbigliamento, tutto nello stesso locale. Adesso lì c’è un altro negozio di scarpe.

O ancora i nomi che hanno fatto la storia del caffè in centro, il Gatto Verde nell’agosto del 2006 ha chiuso dopo una storia di quasi quarant’anni sul corso per fare posto poi al negozio Kiko, altra catena di make-up che dal suo arrivo ha fatto impazzire le clienti e che si conferma una delle attività di maggiore interesse. Ha detto addio anche il Masachi, a metà della strada, chiuso nel dicembre 2014 proprio quando il corso subiva uno stravolgimento completo, dal profondo. Anche se la scelta di chiudere l’attività – dove ora si trovano un nuovo bar e il negozio di camicie Nara Camicie «era stata presa molto prima», come aveva affermato l’ultima proprietaria Claudia Farina.
Non c’è più la gelateria Trivelli, legata ad una famiglia conosciutissima in città. Chi cerca un cono adesso può scegliere fra Melillo, cioccolateria storica di Termoli o Yo-Go, altro trasferimento in prossimità di via Roma avvenuti nell’età dell’euro.


Proprio la moneta unica è spesso additata come colpevole della crisi, molto evidente in centro fino a pochissimi anni fa. Fra le cause di tante chiusure c’è però anche il prezzo alto degli affitti dei locali, anche dei più piccoli arrivati anche a cifre stellari per gli spazi con le vetrine sulla strada centrale spesso in mano a pochi facoltosi proprietari. Per questo molti hanno dovuto rinunciare, dopo anni di permanenza in centro. Per chi non ha potuto proseguire, le saracinesche sono state chiuse definitivamente, mentre per altri il trasferimento è stata la soluzione migliore per non rinunciare al proprio lavoro. Tanto che nell’ultimo anno i commercianti termolesi hanno preferito investire in periferia, quasi a ricreare una nuova via dello shopping portandola lontano dal centro, fino a via Corsica dove negozi di ogni tipo hanno traslocato nelle loro nuove sedi. E nonostante la lontananza, la mancanza di parcheggi e il traffico particolarmente intenso sull’arteria che conduce fuori città, la tendenza sembra quella di una delocalizzazione dei negozi.

(Pubblicato il 30/01/2017)

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