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Cronache
Il Sinarca è una giungla, pronto un intervento tampone: "Senza lavori ci scappa il morto"
Strade ancora chiuse, campi zuppi d’acqua stagnante. Una settimana dopo lo straripamento del torrente Sinarca l’intera area della Fondovalle da Montecilfone a Termoli è in condizioni preoccupanti. La Protezione civile ha effettuato un sopralluogo su sollecito del Consorzio di Bonifica, perchè è la Regione a dover intervenire. «Il progetto è pronto, i finanziamenti ci sono» assicura l’assessore Nagni. Il presidente Frattura ha firmato il decreto per lavori rapidi da 20mila euro. Ma si continua a far fronte all’emergenza. «Se continua così si rischia che ci scappi il morto» ammonisce il presidente Manes. Per il numero uno dei geologi molisani «basterebbe realizzare la manutenzione ordinaria per evitare ciò che è successo. Ma dall’alluvione 2003 a oggi non è cambiato nulla».


Termoli. Sette giorni dopo i primi allagamenti, due strade sono ancora chiuse, decine di campi sono zeppi d’acqua e la conta dei danni è solo all’inizio. Sulla Fondo Valle Sinarca non è una novità e senza interventi urgenti i rischi saranno sempre enormi. Interventi che per la verità sono già messi in cantiere: una soluzione tampone, apposta per sbloccare il ponte che crea allagamenti. Ormai una prassi, al punto che il presidente del Consorzio di Bonifica, che nel caso specifico è vittima e non colpevole dei disastri dovuti all’esondazione, ammonisce senza troppi giri di parole: «Prima o poi su quelle strade ci può scappare il morto».

Il riferimento è a quelle strade chiuse in teoria ma percorribili nei fatti. In questi giorni è successo più volte che automobilisti indisciplinati abbiano percorso il tratto della Fondo Valle Sinarca dalla provinciale 113 all’incrocio con la sp 51. Lo sbarramento viene aggirato, con tutti i rischi di un asfalto colmo di acqua e fango che fa effetto saponetta. Ha resistito invece la chiusura della provinciale 51 che dalla stessa rotatoria conduce al quartiere di Porticone, a Termoli.

La Provincia le ha interdette, ma interventi di pulizia non se ne vedono e con la pioggia che continua a scendere i rischi sono evidenti. La storia ormai è arcinota, il letto del torrente Sinarca è ostruito da arbusti, cannucce, piccoli alberi e rifiuti. Proprio alla rotatoria della provinciale 51 lo spettacolo è terrificante: l’acqua che scorre si vede a fatica.

«Basterebbe fare la manutenzione ordinaria, ma non si fa – spiega Giancarlo De Lisio, presidente regionale dell’Ordine dei Geologi -. I lavori urgenti sono quelli: eliminare gli arbusti, pulire gli argini così da far scorrere l’acqua. Poi si potrebbe pensare a interventi più strutturali». Proprio lunedì scorso De Lisio ha svolto un sopralluogo in compagnia del presidente del Consorzio di Bonifica Trigno e Biferno di Termoli, Giorgio Manes. La collaborazione fra i due era stata già ufficializzata con la sottoscrizione di un protocollo d’intesa. «Nelle prossime settimane una squadra di geologi sarà a disposizione del Consorzio per la ricognizione del territorio di pertinenza dell’ente» rivela De Lisio. Ma sul Sinarca la competenza non è consortile, essendo questo un corso d’acqua naturale.

«La competenza è della Regione Molise – afferma Manes -. Noi abbiamo scritto più volte per sollecitare un intervento perché così non può andare avanti». Il Consorzio non solo non ha responsabilità, ma è anche vittima dei danni provocati dallo straripamento. Molti dei campi allagati sono infatti di soci dello stesso Consorzio. Anche per questo l’ente di bonifica aveva presentato un progetto. «Il primo a febbraio, poi un altro ad agosto su un percorso di un chilometro e mezzo. Per il primo step occorrono 226mila euro. Servirebbero almeno a una ripulitura del corso d’acqua nella zona termolese, specie dove c’è il ponte sulla provinciale che va stappato. Vanno tagliati gli alberi perché ora è tutto ostruito».

Più chiaro di così è impossibile: se l’acqua non trova modo di scorrere dove è naturale che scorra, ecco che trova altri spazi: le strade e i campi per l’appunto. «Non ci sono nemmeno le cunette» aggiunge De Lisio che con il Consorzio ha ragionato anche su come si potrebbe agire in un secondo momento. «Si pensa anche a un’idrovora vicino alla foce». Per ora è un’idea. L’attualità dice altro.
Anche perchè il presidente Paolo di Laura Frattura, ha firmato la delibera che dà il via a dei lavori "mini".
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«Il 10 gennaio è stato protocollato al Comune di Termoli. Si tratta di 20mila euro». Che serviranno per la pulizia sotto il ponte della provinciale 51. La palla è nelle mani del Comune di Termoli che deve occuparsi dei lavori. C’è però dell’altro.

«La Protezione Civile è venuta a fare un sopralluogo lunedì» dice Manes. E l’assessore regionale Pierpaolo Nagni aggiunge che qualcosa si è mosso, per poi bloccarsi. «L’intervento è stato programmato, i fondi ci sono. Il progetto era stato perfezionato a novembre». Frattura ha un altro punto di vista. «Dobbiamo capire che gli interventi vanno fatti completi, da monte a valle. Per questo occorre realizzare degli altri lavori, il cui importo supera il milione di euro». Quindi soluzione tampone adesso, rimessa a nuovo totale del corso d’acqua in seguito.

«L’intervento specifico ci era stato segnalato da un comitato cittadino spontaneo che aveva individuato le zone dove spesso il torrente esonda». E lo stesso assessore conferma che il Consorzio si era fatto carico del progetto, mettendosi a disposizione come ente attuatore. «Con la pulizia e la rimessa in sesto degli argini non dovrebbe più esondare. In realtà un intervento è già stato fatto vicino alla foce e in effetti stavolta lì ha retto bene. Però a volte intervieni su un punto e si crea l’emergenza in un altro».

Vero, quando la manutenzione ordinaria è un optional e non un dovere. Il presidente dei geologi molisani riflette guardando al passato. «Consideriamo che dall’alluvione del 2003 sono trascorsi 14 anni. In questo lasso di tempo la Regione cosa ha migliorato? Si è parlato spesso della messa in sicurezza degli argini del Biferno (lavori per 15 milioni compresi nel Patto per il Molise, ndr). Ma non si è ancora visto nulla. È stato fatto poco o niente e i problemi sono sempre gli stessi». (sdl)

(Pubblicato il 25/01/2017)

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