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Cronache
Discriminata e senza incarichi. Per il giudice fu mobbing: la Regione ora le deve 50mila euro
Maria Teresa Lembo, sorella di Giuditta Lembo della commissione Pari Opportunità, ha vinto la causa contro la Regione Molise. Secondo il Tribunale dal 2009 in poi l’architetto Giarrusso, che presiedeva la Protezione Civile, adottò un atteggiamento discriminatorio nei suoi confronti: isolata in stanze anguste, privata di qualsiasi incarico di lavoro, in qualche modo costretta a non parlare coi colleghi, valutata con soli “zero” nelle schede di giudizio redatte dai superiori. Un comportamento nel quale il giudice ha ravvisato una attività di mobbing. Ragione per cui il datore di lavoro della Lembo, cioè la Regione Molise, dovrà ricompensarla dei danni subiti con 50 mila euro


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Gli altri lavoravano, e lei veniva “dimenticata” in una stanza con le bocche di lupo alle finestre, senza nulla da fare; gli altri venivano ingaggiati per far parte di gruppi di lavoro selezionati, e lei passava i mesi senza avere il minimo incarico da svolgere; gli altri stavano in uffici spaziosi e accoglienti, lei veniva costretta a tenere chiusa la porta del suo minuscolo studiolo di fianco ai bagni, mentre qualcuno controllava che i colleghi non le rivolgessero la parola. Tutto questo è accaduto per molti mesi alla Regione Molise, o meglio nella sede della Protezione Civile del Molise. Col risultato che adesso, dopo l’intervento di un giudice e una sentenza di primo grado, la Regione Molise dovrà dare (con i soldi dei cittadini, naturalmente) cinquantamila euro a titolo di risarcimento all’impiegata maltrattata e mobbizzata.

Storia complessa e dai nomi altisonanti. Lei, l’impiegata mobbizzata e – ora – risarcita, si chiama Maria Teresa Lembo, sorella di Giuditta Lembo, consigliera dell’ufficio regionale per le Pari Opportunità del Molise; lui, il capo che presiedeva la Protezione Civile e che controllava che i suoi sottoposti non intrattenessero rapporti con “l’appestata”, era Giuseppe Giarrusso, già finito nei guai per altre vicende sempre legate ai suoi modi di gestione dell’Agenzia della Protezione Civile. Bisogna tenere presente, tuttavia, che lo stesso Giarrusso non è stato coinvolto nel processo che ha stabilito il diritto al risarcimento danni della Lembo: a rispondere del mobbing non è infatti il dirigente che avrebbe creato un clima ostile intorno all’impiegata, ma il datore di lavoro, cioè la Regione Molise.

Maria Teresa Lembo venne assunta nel marzo del 2005 alla Protezione Civile con un contratto a tempo determinato. Un’assunzione, al pari di altre, giustificata dalla Regione con l’emergenza venuta a determinarsi dopo le alluvioni del gennaio di due anni prima in Basso Molise. Dieci mesi dopo il contratto le venne rinnovato e lo stesso accadde altre volte fino al 2010. Nei primi anni di lavoro la Lembo non ebbe particolari problemi con i suoi superiori. Però le cose cambiarono repentinamente e improvvisamente nel febbraio del 2009 quando – così ha valutato il giudice – nei suoi confronti venne assunto un comportamento discriminatorio, soprattutto da parte di Giarrusso.

Alcuni testimoni intervenuti al dibattimento hanno perfino sostenuto che, in realtà, già prima di quel febbraio 2009 la Lembo fosse in qualche modo stata messa da parte senza apparente ragione. Un teste che ha condiviso la stanza con lei per un paio di anni ha raccontato che già nel 2007 la collega veniva praticamente lasciata senza mansioni da svolgere, malgrado le sue lamentele. Dopo il terremoto dell’Aquila – aprile 2009 – venne creato un gruppo di supporto ai soccorritori che operavano in Abruzzo: erano in nove, la Lembo ne faceva parte, ma agli altri otto furono affidati incarichi e mansioni operative, a lei nulla. Il gruppo venne dislocato temporaneamente nella sede di Campochiaro, lei invece fu costretta a rimanere da sola nella sede di Campobasso «isolata in ambienti angusti e poco idonei a svolgere la sua attività». Come non bastasse, lo stesso teste ha raccontato che gli venne suggerito dai superiori di “non frequentare” la Lembo.
Un altro testimone ha detto in aula che la donna venne piazzata in una stanzetta lontana dalle altre («dove doveva stare con la porta chiusa») e che sia Giarrusso in persona sia la sua segreteria si affacciavano frequentemente nel corridoio per accertarsi «che nessuno rivolgesse la parola» alla Lembo.
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Un altro ex collega ha riferito di averla vista sovente piangere e lamentarsi perché «non le veniva mai affidato alcun incarico».

Il periodo peggiore, per l’impiegata mobbizzata, corrispose proprio l’emergenza causata dal sisma dell’Aquila. Non a caso Giarrusso fece di lei una scheda di valutazione con tutti “zero” riferita al periodo maggio-settembre 2009. Eppure – questi sono i misteri della Pubblica Amministrazione – malgrado quella valutazione terribile le venne nuovamente rinnovato il contratto di lavoro. E non solo: distaccata temporaneamente all’Assessorato al Lavoro ottenne una scheda di valutazione ampiamente positiva. Possibile che la stessa persona non valga niente in un ufficio regionale e pochi mesi dopo sia giudicata efficiente ed efficace da un altro ufficio regionale?

Secondo la Lembo la discriminazione nei suoi confronti da parte del vertice della Protezione Civile è andata avanti fino al 2012, più o meno sempre con le stesse modalità, e ciò le avrebbe causato – lo documentano i certificati medici – gravi problemi di salute.
Risultato? Che il giudice Laura Scarlatelli ha condannato la Regione a risarcire Maria Teresa Lembo per il danno subito dall’operazione di mobbing messa in atto da Giarrusso. Cinquantamila euro che le dovranno essere versati e che vanno ad aggiungersi ai dodici mesi di stipendio che le saranno dati a titolo di risarcimento per la mancata riconferma del contratto di lavoro a tempo determinato dopo quasi dieci anni di proroghe.

(Pubblicato il 24/01/2017)

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