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Cronache
Sparisce per 48 ore, poi trovano il suo corpo senza vita: oggi l’autopsia sul muratore albanese
Il 13 gennaio A.T., operaio edile di 47 anni in mobilità, si allontana da casa sua come faceva da qualche tempo senza dare troppe spiegazioni a moglie e figli. Due giorni dopo il suo corpo viene rinvenuto sulla via Matris impiccato con una sciarpa a un albero. Oggi all’obitorio dell’ospedale Cardarelli sarà effettuata l’autopsia, la Procura di Campobasso infatti vuole vederci chiaro e ipotizza una istigazione a commettere quel gesto tanto estremo. Intanto le indagini dei carabinieri vanno avanti, forse nei tabulati telefonici la risposta ai tanti interrogativi ancora aperti.


di Assunta Domeneghetti

Campobasso. Non basta più la semplice ispezione cadaverica sul corpo di A.T., il muratore albanese di 47 anni trovato impiccato con una sciarpa domenica 15 gennaio a un albero della via Matris. Questa mattina nell’obitorio dell’ospedale Cardarelli di Campobasso si svolgerà anche l’autopsia così come voluto dalla Procura che sul caso ha aperto un fascicolo ipotizzando l’istigazione al suicidio.
I contorni di questo gesto tanto estremo, infatti, non sono affatto chiari: A.T. non ha lasciato un biglietto alla famiglia e non avrebbe mai accennato alla possibilità di volersi togliere la vita. Anche per questo le indagini, affidate dal magistrato Elisa Sabusco ai carabinieri, stanno andando avanti.
C’è, infatti, qualcosa che non torna in tutta la storia, qualcosa che gli uomini agli ordini del tenente Giorgio Felici stanno cercando di capire interrogando moglie, figli, fratelli ma anche amici ed ex colleghi dello sfortunato operaio edile.
L’esame irripetibile sarà affidato dal pm alla dottoressa Irene Riezzo (mentre la famiglia, difesa dall’avvocato Silvio Tolesino, ha nominato come perito di parte il dottor Vecchione) e potrà dire certamente qualcosa in più sulle cause della morte, compreso se nel suo sangue circolasse qualche tipo di sostanza alterante. Poco o nulla, invece, potrà specificare sul movente.

Cosa ha fatto A.T. dal 13 gennaio, quando è uscito di casa per l’ultima volta, alla mattina in cui il suo cadavere è stato rinvenuto nella cava dismessa della pinetina che dai piedi della collina Monforte porta al Castello? Con chi ha passato le due notti, freddissime – quella del 13 e quella del 14 – in cui non ha fatto rientro dalla sua famiglia? Chi frequentava da un po’ di tempo? Perché – come sta emergendo in queste ore – il suo atteggiamento era mutato e ogni tanto spariva senza dare tante spiegazioni a moglie e figli? Sono tutte domande ancora senza risposta. I tabulati telefonici e gli interrogatori in caserma potrebbero aiutare gli investigatori a capire qualcosa in più su questo strano suicidio. Indispensabile sarà la collaborazione dei familiari e dei conoscenti con i quali, però, pare non fosse molto aperto per via del suo carattere riservato e orgoglioso. Una caratteristica comune a questa famiglia di albanesi ben integrata nel tessuto economico e sociale del capoluogo.

Da novembre A.T. era in mobilità, il contratto a termine non gli era stato rinnovato e questo potrebbe averlo spinto a giocare con sempre maggiore frequenza alle slot machine. Debiti di gioco, però, pare non ne avesse e questo – sebbene dagli investigatori non ci sono conferme – escluderebbe ipotetici ricatti da parte di qualcuno a cui doveva somme di denaro. Inoltre, se avesse avuto un bisogno disperato di denaro, avrebbe potuto anche chiedere una mano ai parenti che a Campobasso gestiscono un bar.
Ma il suicidio è strano anche per un’altra ragione: sulla scena le uniche impronte rinvenute sono state quelle di una singola persona (escludendo che un omicida abbia caricato il corpo di A.T. in spalla lungo una salita ripida e innevata). Se il gesto fosse stato premeditato, poi, a quell’albero lo avrebbero trovato impiccato probabilmente con una corda e non con una sciarpa che lascia pensare a un gesto commesso d’impeto.
Chi ha passato le ultime ore della sua vita con lui potrebbe, forse, avere qualche risposta. Ma al momento non si può escludere nulla se non il desiderio della famiglia di A.T. di seppellire nella sua terra natale il muratore.

(Pubblicato il 20/01/2017)

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