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Cronache
Prima le vacanze, poi la neve. E non si va a scuola da un mese. "Non siamo mica alle Hawaii"
Fa discutere la serie di ordinanze con le quali il sindaco di Campobasso ha sospeso - a più riprese - le attività didattiche per una settimana. Provvedimenti arrivati dopo quasi tre settimane di vacanze natalizie. Il professore dello Scientifico ‘Romita’, Pierpaolo Giannubilo contesta la decisione del primo cittadino: "Con questo andare e venire i ragazzi si trovano in una condizione di non ritmo, quando invece bisognare rimanere su un passo deciso. La scuola è una cosa seria, è un percorso che va fatto come si deve per non perdere informazioni che torneranno utili da adulti. E comunque, ok le difficoltà, ma non è che viviamo alle Hawaii…". In difficoltà anche i genitori che lavorano. Deborah Tirabasso: "Porto i miei due figli in ufficio, sono fortunata visto che si tratta di un’attività di famiglia ma altre mamme non so come facciano. E comunque c’è mia madre ad aiutarmi altrimenti non combinerei niente coi ragazzi sempre intorno".


Campobasso. «Chiuso per neve». E’ il cartello che campeggia da ormai un mese, fatta eccezione per un paio di giorni, all’ingresso delle scuole della città di Campobasso e della maggior parte dei paesi limitrofi. Le vacanze di Natale sono partite lo scorso 23 dicembre e si sarebbero dovute concludere l’8 gennaio. Così non è stato perché l’abbondante neve caduta sul capoluogo ha ‘regalato’ ai ragazzi e ai bambini quattro giorni in più di fila di ‘ferie’. Si è tornati venerdì e sabato, poi di nuovo a casa lunedì per rientrare solo martedì prima del nuovo intervallo di due giorni.
Insomma, lezioni a singhiozzo, che si ripercuotono sul ritmo scolastico delle tre categorie coinvolte direttamente: insegnanti, alunni e genitori. Creando non pochi disagi.

«Con questo andare e venire a scuola a singhiozzo, i ragazzi perdono il passo» spiega Pierpaolo Giannubilo, professore al Liceo Scientifico ‘Romita’. E non è una questione di numero di giorni che si perdono o di nozioni nel senso più stretto del termine: «Si viene a creare un doppio problema: primo, con questo andare e venire a singhiozzo i ragazzi si trovano in una condizione di non ritmo, quando invece bisognare rimanere su un passo deciso, che non è possibile se si va a scuola un giorno sì e due no».

Poi c’è un’anche altra questione, che magari chi è esterno al mondo scolastico fa fatica a cogliere: «Non si tratta di finire un programma a tutti i costi, perché la scuola è un percorso fatto di stimoli per i ragazzi. E’ che si perdono informazioni importanti. La scuola è un cammino di crescita in vista dell’entrata nel mondo degli adulti. Per questo, non è il numero delle nozioni, neanche il numero dei giorni, ma è un tipo di percorso che va fatto come si deve. Quando io contesto ai ragazzi gli scioperi dico: anche in un solo giorno perso, avreste potuto assorbire informazioni su cose che magari vi sarebbero servite come cultura generale in un test d’ingresso all’università, per esempio. La scuola è cosa seria».

Detto ciò, Giannubilo tiene anche a precisare di «non voler contestare nessuno. Capisco che la situazione è difficile e chi amministra deve prendersi le responsabilità. Rinnovo la massima stima per il sindaco Battista. Ma devo fare anche una riflessione: le scuole non si dovrebbero chiudere quando la neve non c’è. Nell’ultimo caso sembra ci fosse dell’altro, cioè che la città fosse isolata per via delle difficoltà che si registrano sulle strade provinciali. Io dicevo soltanto una cosa: chiudere quando la neve c’è, pur rispettando i problemi dei pendolari.
Allo stesso tempo, aggiungo, non è che viviamo alle Hawaii, bisognerebbe perlomeno programmarle certe cose, le amministrazioni a questo servono».

E i problemi sono anche per le famiglie, soprattutto quando si hanno più bambini in età scolare. È il caso della signora Deborah Tirabasso, mamma e lavoratrice. Lei è impiegata nell’impresa funebre di famiglia e «per questo mi sento anche fortunata, perché sul lavoro sono più flessibili. Ma ho comunque due figli, Eros e Beatrice, il primo frequenta la primaria di via Roma, la seconda l’asilo di via Iezza, entrambi chiuse in questi giorni. Devo per forza chiedere una mano a mia madre, che tra l’altro abita sopra all’impresa, e così riesco a gestire la situazione lasciandole i bambini».

Molti non possono avere un appoggio di questo tipo, e lì i disagi raddoppiano, triplicano. Anche perché, come spiega la stessa Tirabasso, «quando i figli sono piccoli tutto è più complicato con la neve, dal vestirli allo spalare la neve per liberare l’auto mentre loro ti aspettano». Sull’ultima chiusura ‘preventiva’, ritiene che «la chiusura di mercoledì e giovedì sia anche dovuta alle scosse di terremoto in Abruzzo. In ogni caso, penso che questi giorni persi si possano recuperare a giugno».
(Diesse)

(Pubblicato il 19/01/2017)

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