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Cronache
Quando la neve mette sotto stress il pronto soccorso. E c’è chi va a lavorare col trattore
Il reparto più critico dell’ospedale Cardarelli oberato di lavoro a causa delle frequentissime cadute sul ghiaccio. Tutto nella norma considerato il periodo e le condizioni meteo ma le difficoltà sono tante "per fortuna il nostro personale è rersponsabile e supplisce anche le carenze di chi lo è meno" dice il direttore sanitario Di Marzio lodando "l’infermiere di Oratino che si è presentato al lavoro col trattore pur di non abbandonare i malati". Per i dializzati il nosocomio si è invece trasformato in una ’pensione’ dando ospitalità nei giorni peggiori dell’emergenza. Sotto stress anche i barellieri del 118 rimasti bloccati ore nelle bufere.


di Assunta Domeneghetti

Campobasso. Fratture, lussazioni e rotture sono episodi frequentissimi quando c’è ghiaccio per le strade. Chi lavora al pronto soccorso lo sa già: con la neve gli interventi di questo tipo, soprattutto sulle persone anziane che hanno ossa più fragili, subiscono un’impennata. Medici e infermieri del reparto sanno pure che c’è poco da fare: chi è di turno dovrà moltiplicare il lavoro anche per sopperire all’assenza di chi, causa maltempo, non è riuscito a raggiungere contrada Tappino. E così tra loro c’è anche chi si presenta in ospedale col trattore.

La straordinaria quotidianità al Cardarelli di Campobasso è questa: le perturbazioni nevose che si sono abbattute sul capoluogo dal 5 gennaio, e la ripresa di questo inizio di settimana con la nuova ondata artica, hanno complicato parecchio la vita di pazienti e operatori sanitari.
«Ma anche questa volta – asserisce orgoglioso il direttore sanitario dell’ospedale, Luigi Di Marzio – il sistema sanitario pubblico ha dimostrato di saper mantenere l’ordinarietà delle prestazioni anche grazie al senso di responsabilità di alcuni che ha supplito l’irresponsabilità di altri».
Quell’infermiere col trattore arrivato in reparto dalle campagne di Oratino quando altri suoi colleghi dalla città hanno detto di non poterci arrivare è un esempio pratico del ragionamento del direttore Di Marzio.

Di storie sull’impegno e il senso di responsabilità con l’emergenza in corso, però, ce ne sono anche parecchie altre.
Prendiamo il caso dei dializzati, pazienti molto speciali perché hanno bisogno della terapia un giorno sì e uno no. I vigili del fuoco di Campobasso, fin dalla prima nevicata, hanno riferito di aver accompagnato numerosi dializzati a contrada Tappino.
«Chi sta in città più o meno si è arrangiato – spiega ancora Di Marzio – ma da alcuni comuni tipo Trivento, Campolieto o Cercemaggiore arrivare fin quassù è stata una bella impresa».
La soluzione adottata dalla direzione sanitaria sia la scorsa settimana che in questa appena cominciata? «Abbiamo creato una specie di foresteria nella stanze della dialisi invitando i pazienti a dormire qui da noi». Vitto, alloggio e assistenza gratuita per qualche giorno hanno evitato ad almeno una trentina di persone di fare su e giù da casa all’ospedale. Oggi, martedì 17, è di nuovo il turno dei dializzati dai paesi critici, e la “pensione” Cardarelli proporrà lo stesso trattamento dal momento che nelle prossime ore è atteso un nuovo peggioramento delle condizioni meteo.

Sulla pulizia della strada che porta all’ospedale qualche appunto va fatto: la Sea continua a ripetere che lo sgombero neve va garantito prioritariamente ai luoghi sensibili.
E nessuno luogo lo è più del primo ospedale della regione. Eppure di lamentele ne sono arrivate diverse «ma in quel caso allertiamo la Prefettura – spiegano dalla direzione sanitaria – che manda subito qualcuno a togliere la neve dalla carreggiata». E’ successo anche ieri mattina, dopo la nottata di bufera la via era quasi impraticabile. E chi conosce contrada Tappino sa bene che è uno dei punti più critici della città essendo più alto e scoperto rispetto al resto del capoluogo.

Sotto stress anche i barellieri del 118. Dal centralino confermano che durante l’emergenza «diverse ambulanze sono rimaste bloccate per ore su singoli interventi coi volontari che hanno dovuto montare le catene o che, peggio ancora, non sono riusciti a raggiungere la persona che chiedeva aiuto».

Anche per loro numerose telefonate sono giunte per traumi da caduta sul ghiaccio. Senza contare i malanni stagionali come l’influenza che ha messo a letto centinaia di persone nelle ultime settimane. «E quando i medici di famiglia non possono recarsi a casa per la visita chiamano noi».
Ma anche questa per gli operatori sanitari è solo la quotidianità.

(Pubblicato il 17/01/2017)

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