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Personaggi/10
Una vita sul Corso tra fumo, gioco e sorprese. Il tabaccaio più antico: per tutti Demetrio
La tabaccheria Luzzi, su Corso nazionale, è la più antica di Termoli, la numero 1. Il titolare, 57 anni, è Demetrio. Personaggio ormai "storico" della città, conosciuto da tutti, un carattere solo apparentemente burbero, modi fin troppi schietti, è praticamente nato sul Corso e ha visto il cuore della città cambiare e trasformarsi. Una storia, la sua, passata in tabaccheria: «Ho iniziato a lavorarci che avevo 17 anni, anche se all’epoca cercavo di starci il meno possibile... Il nostro era l’unico punto telefonico, c’erano 4 cabine, due per le chiamate nazionali, una per quelle internazionali e una come posto di ricezione delle Poste». Dall’emporio che vendeva sigarette e sale sfuso alla tabaccheria diventata punto di riferimento per tutti: "Ci vediamo da Demetrio".


Carrozzeria Meale
Termoli. Il suo cognome, a Termoli, è conosciutissimo. Luzzi. Famiglia antica, radicata, tabaccai da sempre. Lui però, malgrado il curriculum, per tutti è solo Demetrio. “Ci vediamo da Demetrio” è ormai un modo di dire fra i ragazzi che s’incontrano sul Corso Nazionale. «Anche quelli che non fumano, che non devono entrare a comprare le sigarette» precisa lui, che ha 57 anni (da compiere il 27 gennaio prossimo) e che da 57 anni vive praticamente sul Corso. Non gli piace per niente «come lo hanno ridotto adesso, senza alberi, senza panchine, triste», ma la prospettiva di allontanarsi dalla strada dove gestisce la tabaccheria non gli va a genio proprio per niente. «Qua sono nato, ho iniziato a lavorare in negozio che avevo 17 anni, anche se all’epoca cercavo di starci un’oretta, il meno possibile, il tempo di riempirmi le tasche di spiccioli per poi scapparmene e andarmi a divertire».

Demetrio Luzzi, che si chiama come il nonno («il padre di mio padre») non è di sicuro quello che si definisce “un tipo tenero”. «Prova a comprare un pacchetto da sigarette da 10 e dargli 50 euro, vedi che ti risponde!» commenta una signora entrata per fare rifornimento di tabacco. Lei ride, lui no. Anzi: «Ma ti pare! Ho ragione: posso cambiare 50 euro per 2 euro?». Alla fine però i soldi li cambia, senza smancerie e senza scuse. Ma veloce, sicuro dietro al bancone di legno nel quale trascorre parecchie ore al giorno, servendo clienti di ogni età che immancabilmente si sono affezionati ai suoi “modi” e, se non hanno ancora avuto il tempo di farlo, ne hanno comunque sentito parlare. E’ fatto così, Demetrio Luzzi, ed è un personaggio anche per questo.

Come dire: ruvido?
«Mi devo definire?»

Fai un tentativo
«Posso sembrare ombroso, scorbutico. Ma in fondo è una impressione, io sono diverso. Se entra qualcuno con tono prepotente, come certi ragazzetti che pensano di sapere tutto loro e che bazzicano la zona, rispondo a tono. Ma quando è il momento so sorridere, fare una battuta, ridere addirittura».

Che sollievo. D’altra parte sei pur sempre un commerciante, non puoi mica maltrattare la gente..
«Ho imparato a fare questo lavoro, con parecchi sforzi. Mia sorella Luisa invece, che ora si è trasferita a Campobasso, lei sì che era brava con i clienti. Ci sapeva fare alla perfezione, e in negozio c’era il suo tocco e si vedeva».

La Tabaccheria Luzzi, quasi in fondo al Corso Nazionale, in realtà è bellissima, accogliente e molto curata. Tutta in legno, con splendide pipe pregiate e sigari cubani e toscani nelle vetrine, insieme a tutto l’armentario di rito per fumare quello che si vuole, come meglio si può.
«La mia vera passione sono i sigari, quelli toscani in modo particolare. Anche di pipe sono un appassionato. Ovviamente nessuno le compra, ma è bello essere circondati da oggetti ai quali sono affezionato».

Tra le altre cose c’è una meravigliosa bilancia antica, di quelle usate per pesare un chilo di sale quando il sale si vendeva sfuso. «E si vendevano sfuse anche le sigarette, erano nel cassetto e i vecchietti si prenotavano per racimolare quel po’ di tabacco che si disperdeva dentro. Ma siccome il tabacco si mischiava col sale… immaginati che botte».

Li ricordi quei tempi?
«Ricordo molto bene un sacco di cose. Eravamo l’unico punto telefonico della città, per esempio. C’erano 4 cabine, due per le chiamate nazionali, una per quelle internazionali e una come posto di ricezione delle Poste, per quelli che a un orario prestabilito aspettavano una chiamata che arrivava da noi».

Il consigliere comunale Nick Di Michele passa coi moduli per i nuovi quesiti referendari contro il progetto del tunnel e ha uno scatto di memoria: “Ah, come mi ricordo. Ero giovanissimo, facevo certe sudate là dentro… a parlare con la fidanzatina per ore nella cabina blindata. Non filtrava un filo d’aria…”

Demetrio, la famiglia Luzzi non aveva solo la tabaccheria, giusto?
«No, per un periodo i negozi sono stati tre. In estate l’emporio che c’era dove ora sta la Farmacia Marino, che vendeva articoli da mare e spiaggia, anche le pinne e le maschere della Pirelli. Quella col naso, il modello Pinocchio… Dove sto io ora c’era un negozietto di souvenir, si vendevano conchiglie e ricordini per i turisti, ma anche cristalli e vetri di murano. Qualcuno, rimasto invenduto, è ancora qua dentro. La tabaccheria stava poco più su, nei locali all’angolo dove ora si trova il negozio di abbigliamento Mancini, poi ci siamo trasferiti al numero civico 21. Mai lasciato il Corso Nazionale!»

La tabaccheria Luzzi è la più antica di Termoli
«Sì, è la tabaccheria n. 1 come ricorda anche la targa storica (indica il “cimelio” affisso sulla porta, ndr). La licenza è della fine dell’Ottocento, mentre i miei nonni l’hanno acquistata nel 1932. L’atto è stato firmato la notte del 4 aprile, quando è nata mia madre che qui ci ha trascorso tantissimi anni, anche perchè mio padre è morto a soli 46 anni e lei ha portato avanti l’attività con il sottoscritto e mia sorella Luisa. Apriva presto, spaccava l’orologio, eppure all’una sulla tavola c’era la pasta di casa. Riapriva presto il pomeriggio, non come me, che apro tardissimo (ride, ndr). A ripensarci non so come facesse, riusciva a fare tutto e alla perfezione».

Ah, le donne! A proposito, tu ne hai due ora, in casa.
«Nicoletta, mia moglie, di Bucarest, incontrata qualche anno fa, e nostra figlia Marilù. Che ha cambiato completamente la mia vita, ha stravolto tutto, ma in meglio. Mi fa pensare ad altro, mi dà la forza di resistere. Spesso sono tentato di mandare tutto al diavolo, cambiare mestiere, andar via. Resisto perché c’è lei».

Che sorpresa: è un Demetrio inedito, questo. La paternità a quasi 55 anni, poi, non è da tutti…
«Hahahaha… Sono stato un vitellone fino a 53 anni. Il litorale adriatico, da Termoli ad Ancona, ero mio. Poi ho incontrato mia moglie, che ha un caratteraccio peggio del mio, e sai come va la vita. Cambia».

Entra un’altra cliente, compra le sigarette, scherza. “Demetrio? Da quando gli è nata la figlia si è intenerito. E’ cambiato veramente».
«Certe cose non cambiano. Per esempio- replica lui – continuo ad aprire il negozio quando mi va. Non c’è orario, quando arrivo arrivo».

E va avanti fino a tardi, d’estate ma non solo. In certe ore del giorno la tabaccheria diventa una sorta di salotto per conoscenti, amici, termolesi che tra la porta di ingresso e l’interno fanno due chiacchiere, parlano del tempo o del tunnel (argomento d’annata), lo salutano o gli fanno una battuta sulla politica. Demetrio non si scompone mai. Al massimo replica con una battuta a sua volta: «Il fascismo è uno stile di vita».

Cioè, che significa?
«Niente, io sono di destra da sempre e qua lo sanno tutti. Ma non come Luciano Paduano, che per carità è un bravo ragazzo e tutta la simpatia del mondo… (il riferimento è all’intervista a Paduano di poco tempo fa, ndr).
No, io sono di destra destra. Almirante, il Movimento Sociale. Fini è stato una delusione totale, ma anche gli altri… Oggi la destra non esiste più, come non esiste più niente in politica che non sia farsi gli affari propri».

Nostalgia canaglia per il passato?
«Mah, pure i sindaci sono andati via via peggiorando secondo me. Quelli che c’erano prima mangiavano loro, ma facevano mangiare anche gli altri. Oggi basta un semplice consigliere a ricattare tutti, tutti i politici hanno il potere di rubare, e i risultati si vedono. Il mio partito non esiste più. E nemmeno il mio Corso Nazionale, se è per questo».

Cosa vuoi dire?
«Che, al di là del fatto che il Corso non mi piace per niente e che il sottoscritto ha avuto una crisi nera da quando lo hanno chiuso alle auto, prima era diverso l’ambiente. Noi commercianti di questa strada eravamo una famiglia, se uno aveva bisogno di qualcosa si facevano addirittura le collette per aiutarlo. Se arrivava un ubriaco a dare fastidio si interveniva tutti per difendere il collega. Oggi a malapena ci si saluta, ci sono un sacco di invidie e se uno può danneggiare l’altro lo fa».

Tu conosci il Corso Nazionale da più di mezzo secolo. Qual è stato il periodo d’oro?
«Tra gli anni 70 e gli anni 90 ho lavorato bene. C’erano spese inferiori, meno tasse, soprattutto meno burocrazia. Si poteva investire senza subire un controllo amministrativo ogni 5 minuti. Termoli era più bella, la gente stava meglio. Erano gli anni della Fiat, che ha portato benessere a questa città. Era più bello pure il lungomare, i lidi balneari, la pavimentazione».

Si dice che i commercianti del centro siano sempre scontenti e si lamentino in continuazione.
«Chi lo dice? Beh, nel mio caso ho tutte le ragioni per lamentarmi , perché la crisi a Termoli per quanto mi riguarda l’ha portata la pedonalizzazione del Corso. E’ una crisi procurata dall’Amministrazione con la chiusura al traffico in una città in cui mancano i parcheggi».

Non ti convince il progetto del multipiano sotto Piazza Sant’Antonio?
«No. Esagerato. Ma mi piace l’idea che si riporti quella piazza alla villa che era un tempo. Mi ricordo che da ragazzini c’erano pochissime auto, era pavimentata e ci giocavamo a pallone».

Accende un’altra sigaretta, l’ennesima.
Ma quanto fumi?
«Tre pacchetti al giorno».

Accidenti, non è un po’ troppo?
«Mi sa di sì. Lo vedi che mi affatico a fare un discorso troppo lungo? Devo riprendere fiato»

Equivale a un “arrivederci e grazie’”?
«No, non ti caccio mica. Volevo dire che il fumo è da sempre uno dei miei compagni di vita. Anche se so che fa male. Ma ci sono cose che fanno ancora più male».

Per esempio?
«Il gioco. Io sono un giocatore incallito. Lo sono stato per una vita intera, ho perso moltissimo e ho rischiato anche di perdere l’affetto di mia moglie che mi ha dato un aut aut: o le macchinette o me».

Hai scelto lei.
«Sì, ma devo stare lontano dal gioco. Alla larga, il più possibile».

Però, che coraggio ad ammetterlo. Di solito si nega…
«Io sono fatto così, e poi lo riconosco. Le bische, il poker, i casinò, poi le macchinette. Vacanze di Natale passate a giocare milioni. Io non ho mai fatto una tombola tanto per. E dico: purtroppo. Credimi, un inferno. E’ meglio ammetterlo, magari serve a qualcuno».

Demetrio Luzzi: sensibile, un grande cuore.
«Eh, mo, non esagerare». (mv)

(Pubblicato il 15/01/2017)

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