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Cronache
Il maltempo mette in crisi l’agricoltura: agnelli morti, latte buttato e quintali di ortaggi persi
Le prime stime della Coldiretti sono tragiche per i settori agricoltura e allevamento della nostra regione dopo una settimana di maltempo e bufere di neve. La produzione di latte è scesa quasi della metà, decine di capi di bestiame sono morte, mentre le coltivazioni di carciofi, finocchi, fave e altri ortaggi sono in ginocchio. Ma il bilancio è ancora parziale.


È drammatico il primo bilancio stilato dalla Coldiretti e relativo alle perdite dovute al maltempo di questi giorni. Sia l’agricoltura che l’allevamento sono in ginocchio, colpiti fortemente da bufere di neve e gelate che hanno fatto male sia ai capi di bestiame che ai prodotti della terra. Produzione del latte quasi dimezzata, decine di agnelli morti, mucche ammalate o destinate giocoforza al macello. E poi intere distese di ortaggi sono da buttare.

Adesso i produttori sperano in aiuti concreti. La Regione ha fatto domanda per vedersi riconosciuto lo stato di calamità naturale e avere quindi diritto a sostanziosi contributi statali. Di rimando, coltivatori e allevatori che hanno subito ingenti perdite possono fare domanda per avere gli indennizzi.

Ma adesso è il tempo della conta dei danni. «Le intense nevicate, accompagnate dal gelo, hanno provocato non solo danni alle produzioni agricole ma hanno inciso negativamente sulle condizioni salutari degli animali da latte (vacche, pecore e capre) – fa sapere la Coldiretti - il cui latte non è stato conferito anche per più giorni, per difficoltà legate alla mobilità, provocando ingenti perdite economiche».

È successo anche che molte aziende abbiano prodotto ma non commercializzato il latte vedendosi «costrette a trasformarlo direttamente in azienda ed in parte smaltendolo a norma di legge, con costi aggiuntivi essendo quel latte diventato “rifiuto speciale”». Un paradosso difficile da accettare se si pensa che stiamo parlando di un alimento a tutti gli effetti. Ma c’è dell’altro, la mancata mungitura, specie negli allevamenti rimasti isolati, «ha causato agli animali la mastite alle mammelle, un’infiammazione che impedisce di commercializzare per almeno 10 giorni il latte dei capi che ne sono colpiti».

La Coldiretti ha quindi indicato alcuni casi emblematici, assieme ai dati. A Campobasso la riduzione della produzionedi latte oscilla tra il 15 e il 50 per cento, mentre la perdita per la mancanza di ritiro del latte è pari al 12 per cento della produzione mensile. A Baranello 80 quintali di latte sono andati persi. A Matrice, in due diverse aziende, 85 mucche soffrono di mastite. A Campolieto 4 vacche hanno abortito per mancanza di approvvigionamenti e mungitura. Per questo finiranno al macello. Inoltre 15 capannoni sono stati danneggiati dal peso della neve, mentre un’azienda vitivinicola ha subito gravi perdite dalla caduta di circa 6000 pali di castagno.

A Termoli i problemi maggiori sono legati all’agricoltura e alla coltivazione di ortaggi.
In particolare vengono segnalate 200 ettari di rape distrutti nella quasi totalità, 250 ettari di broccoli cavolfiori hanno subito danni per il 70 per cento. Inoltre 400 ettari a insalata sono rovinati al punto che il raccolto è perso all’80 per cento. Completamente da buttare le primizie dei carciofi su un totale di 250 ettari. Ben 2000 ettari di finocchio hanno avuto danni tali da rendere il 60 per cento della produzione inutilizzabile. Infine metà raccolto è andato su un totale di 800 ettari di fave favino.

A Montenero di Bisaccia circa l’80 per cento di ortaggi è da buttare. Non sono quantificabili invece i danni «per le colture autunno vernine e per le colture permanenti in quanto i terreni sono ancora ricoperti di neve». Ma anche la Zootecnica paga un conto altissimo. In un’azienda 40 agnelli sono morti perché proprio nei giorni delle nevicate le pecore stavano partorendo. Va meglio ad Agnone dove si sono registrati solo ritardi nel ritiro del latte munto.

Ma quello che preoccupa ancora di più è che si è di fronte a un bilancio molto parziale. La Coldiretti fa sapere che quelle appena menzionate sono «solo alcune delle criticità maggiori fino ad ora riscontrate in alcune zone della regione. Il monitoraggio, tuttora in corso, prosegue per giungere a una chiara e dettagliata mappa dei danni subiti dal comparto agricolo e zootecnico».

(Pubblicato il 13/01/2017)

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