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No tunnel, la lotta continua: tre nuovi quesiti per il referendum. "E’ una questione politica"
Un nuovo comitato dal nome "Termoli No tunnel" e tre quesiti che puntano a smontare la delibera di giunta del novembre 2015 che ha dato il via libera alla riqualificazione del centro urbano. «L’Amministrazione comunale si deve assumere la responsabilità di modificare il territorio» ha detto il coordinatore Nino Barone. Partita la raccolta firme, obiettivo 100 nomi. «Tempi? Non c’è un limite, sarà un percorso lungo».


Termoli. Un nuovo comitato, tre quesiti completamente rinnovati. La lotta dei No Tunnel non si esaurisce ma prosegue e annuncia un 2017 di battaglie. L’obiettivo dichiarato è indire un referendum per dare ai cittadini la possibilità di dire sì o no al tunnel, al parcheggio sotterraneo, alle modifiche di Pozzo Dolce. Quello implicito è fermare una volta per tutte la costruzione del passante e di tutto quanto è collegato alla riqualificazione del centro cittadino termolese.

Nel pomeriggio di martedì 3 gennaio la presentazione al pubblico con un’assemblea e l’inizio della raccolta firme (ne servono almeno 100) nella sala riunioni della parrocchia di San Timoteo, davanti a qualche decina di persone, complice anche il maltempo e il periodo natalizio. Fra gli esponenti politici locali c’era il consigliere comunale del Movimento Cinque Stelle, Nicolino Di Michele. Presentata quindi la nascita di un nuovo comitato denominato "Termoli No tunnel" che eredita il posto occupato da "PartecipaTErmoli" e "Termoli decide", la cui esperienza è praticamente terminata con la bocciatura da parte della commissione referendaria dei precedenti quesiti (fra cui quello sul raddoppio ferroviario e sull’acquisizione dell’ex cinema Adriatico).

«Un lavoro lungo due anni - ha ricordato il nuovo coordinatore, Nino Barone -. Ma c’è ancora una lunga stagione davanti. Saremo col fiato sul collo dell’Amministrazione comunale che deve prendersi la responsabilità della modifica del territorio». Il professore ha spiegato anche come agirà il nuovo comitato. «Procederemo disarticolando il primo quesito che ci è stato bocciato dalla commissione».

I tre quesiti si concentrano esclusivamente sulla delibera di Giunta comunale numero 291 del 5 novembre 2015. Il primo quesito chiede la revoca «nella parte che prevede la realizzazione del progetto per la mobilità sostenibile urbana comprendente il tunnel». Il secondo chiede la revoca della stessa delibera «nella parte che prevede il cambiamento di destinazione d’uso del costone di piazza Sant’Antonio, attualmente indicato come verde pubblico e sottoposto a vincolo paesaggistico». Il terzo infine chiede la revoca della parte «che introduce il ricorso alla finanza privata di progetto, strumento esterno alla programmazione urbanistica pubblica, in una zona di grande rilevanza sottoposta a rigidi vincoli di destinazione d’uso».

«Abbiamo deciso di presentarli dopo la consulenza di alcuni avvocati - ha spiegato Giulio Botteri, uno dei cinque promotori insieme allo stesso Nino Barone, a Tiziana Pellegrino, Nadia Rucci e Romeo D’Amicis -.
Questo è il frutto dell’esperienza di due anni vissuti coi comitati precedenti, una stagione soffocata dall’indisponenza di un’Amministrazione che si è fatta scudo con la commissione che ha cassato i quesiti con ambiguità che non abbiamo capito».

Il nuovo comitato ha sottolineato che «stavolta la commissione è già istituita e in carica, ci auguriamo non ci siano altre perdite di tempo». Proprio sui tempi è legittimo chiedersi se ci sia ancora la possibilità di un referendum, almeno finché non c’è l’approvazione definitiva. «Nessun vincolo - ribadiscono i No Tunnel -. Anzi, proprio dal Dibattito pubblico è emerso che niente è già deciso». Una critica da Botteri al regolamento referendario «pieno di falle, in sostanza non permette al cittadino di esprimersi».

«La nostra iniziativa ha uno scopo politico - ha chiarito Marcella Stumpo -. Anche per Barone «il problema è politico. Quando è stato negato il referendum, tutti i consiglieri si sono detti favorevoli allo stesso spiegando il loro diniego a causa del no della commissione. Avrebbero dovuto ripresentare loro il quesito. Adesso gli stiamo dando la possibilità di fare finalmente l’Amministrazione». (sdl)

(Pubblicato il 04/01/2017)

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