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Il cuoco dei campioni di Moto Gp viene da Campobasso: "Marquez simpatico, Rossi scostante"
Antonio Trotta, chef campobassano, cucinerà quest’anno per Marquez e Pedrosa, piloti della Honda. E ci svela segreti interessanti: «I piloti mangeranno pasta e olio molisani grazie alle collaborazioni strette con alcune aziende nostrane. Ma la loro dieta è il problema minore: il menù è proteine la mattina, alle 11 pasta in bianco con olio e formaggio, e la sera di nuovo proteine, carne o pesce. Sono delle prime donne, a partire da Rossi». Tutto partì da un campeggio sulla costa molisana: «Da tredici anni vado in giro per il mondo, a marzo si riprende dal Qatar».


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Campobasso. Sorridente, sicuro di sé, combattivo al punto giusto. Antonio Trotta, 34 anni, professione chef. Cuoco dei piloti della Moto Gp, per l’esattezza. Che spettacolo. Da Valencia a Brno, passando per Le Mans e Assen, a stretto contatto con i big Rossi, Marquez, Lorenzo, Pedrosa, Dovizioso, Iannone. Un campobassano che è riuscito a sfondare, non c’è dubbio, che però resta umile e pronto a dare slancio ed entusiasmo alla terra di appartenenza. Come a dire: ok la carriera, ma le radici non si dimenticano, specie se molisane come le sue. Ecco perché quando quelli dell’Agrifest (svoltosi nei giorni scorsi sotto le volte del Mercato coperto cittadino) gli hanno proposto di partecipare all’organizzazione dell’evento non ci ha pensato più di due secondi e ha detto sì.

E’ interessante scavare nella vita professionale del nostro chef, conosciuto come il ‘cuoco dei piloti di motociclismo’: «Sono tredici anni che faccio questo lavoro, a marzo si inizia con il primo gran premio in Qatar. Ogni anno è sempre un’esperienza speciale, la vivo davvero con entusiasmo. Da quest’anno ho cambiato team, dalla Honda Gresini Racing alla Hrc Honda ufficiale. Avrò sicuramente nuovi stimoli». Sarebbe strano il contrario, visto che cucinerà per gente del calibro di Marquez e Pedrosa.
E c’è una chicca: «Stiamo iniziando a collaborare come Honda con varie aziende molisane, dalla Molisana a Ortuso: i piloti mangeranno pasta e olio molisani». Ottimo davvero. Certo, i centauri non è che esaltino gusti e profumi con la loro dieta controllatissima e neanche troppo divertente: «La dieta dei piloti è il problema minore perché loro mangiano sempre la stessa cosa, più o meno. Proteine la mattina, alle 11 pasta in bianco con olio e formaggio, e la sera di nuovo proteine, carne o pesce», spiega Antonio Trotta.


L’occasione fa l’uomo ‘ladro’: non possiamo fare a meno di domandargli com’è Valentino Rossi da vicino: «Ho lavorato in un solo gran premio con lui. Devo essere sincero? Scostante, molto. Hanno dei caratteri particolari i piloti, sono delle prime donne». E se lo dice uno che di gavetta ne ha fatta tanta, iniziando a cucinare in un campeggio della costa molisana, c’è da crederci. «Ma uno come Marquez, per esempio, è sicuramente più simpatico e alla mano» aggiunge. Il ricordo speciale, unico per certi versi, non può che andare al Sic, Marco Simoncelli, scomparso a Sepang nel 2011: «Abbiamo lavorato insieme per due anni, il Sic era veramente un ragazzo speciale. Ho un bel ricordo di lui – ci confida – anche se nei primi tempi non eravamo in grande confidenza. Poi l’ho conosciuto meglio ed ho apprezzato il ‘vero’ Marco, che non era quello della televisione. Una volta mi invitò, insieme a tutti gli altri componenti del team, a Misano per una gara di kart.
Fu un vero spasso, e questo è sicuramente uno degli aneddoti più belli legati a Marco Simoncelli».


Il suo sogno è partito molto presto: «Ho iniziato, avendo avuto questa passione della cucina fin da piccolo, in un campeggio della costa molisana che si chiamava Maronda. Il proprietario del camping, il mio maestro Roberto Conti, all’epoca aveva già quattro team in gestione di moto GP e mi promise che quando sarei diventato maggiorenne mi avrebbe portato con lui nel MP, e così è stato, nel 2004. Da lì ho spiccato il volo, ed è nata così la mia continua ricerca di contaminazioni culinarie, avendo la possibilità di stare a contatto con le più svariate cucine mondiali. Ma mi è sempre piaciuto approfondire la conoscenza delle varie tecniche di cottura e di presentazione delle pietanze. Dovunque vado c’è sempre da imparare. Per fare un esempio banale, quando sono stato in Australia ho potuto apprezzare il filetto di canguro».

Lo chef molisano è spesso in giro anche nella nostra regione per insegnare la sua arte: «Amo interagire con il pubblico durante i corsi e sono sempre felicissimo di trasmettere le mie conoscenze per condividere con gli altri la passione per la cucina». Beh, chissà che un giorno non lo vedremo tra i giudici di Master Chef, magari accanto a uno dei suoi miti, Antonino Cannavacciuolo. (Diesse)

(Pubblicato il 01/01/2017)

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