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Cronache
Quando Mussolini fece istituire la sagra dell’uva a Riccia. Il programma della nuova edizione
Come ogni anno sta per tornare la Sagra dell’uva di Riccia, evento in grado di trascinare gli spettatori in un’atmosfera unica, allegra e coinvolgente. Quattro giornate, il 4, 9, 10 e 11 settembre, per rinnovare una tradizione antica, voluta dal regime fascista negli anni Trenta, e con lo spirito di condivisione e solidarietà di sempre. La presentazione si è tenuta stamattina, 2 settembre, nella sede della fondazione Molise Cultura di via Milano a Campobasso


di Patrizia Di Nunzio

Riccia. La Sagra dell’uva di Riccia, in programma domenica 4 settembre e nel prossimo fine settimana (dal 9 all’11 settembre) è una delle più attese dell’estate molisana: giunta all’85esima edizione, costituisce un’occasione imperdibile per concludere in bellezza la stagione calda. In regione è l’unico evento in cui questa tradizione si continua a rinnovare, con identico spirito, da così tanti anni.
Ufficialmente è stata istituita negli anni ’30 dal regime fascista, ma le sue origini potrebbero risalire all’epoca romana, quando i riti pagani prevedevano il culto di Bacco, dio del vino e protettore dei campi. La licenziosità e l’eccessiva ebbrezza che caratterizzavano queste cerimonie portarono, con l’affermazione del cristianesimo, alla soppressione delle sue caratteristiche più libertine, conservando solo l’aspetto simbolico dell’offerta propiziatoria e di ringraziamento.
L’usanza continuò a essere mantenuta nei secoli successivi fino ad arrivare al 1930, quando il regime fascista dispose che in tutti i comuni italiani dovesse essere istituita una festa dell’uva. Riccia accolse l’imposizione, e dopo l’interruzione del 1939 a causa del conflitto bellico e un ridimensionamento subito negli anni ’50, la festa fu rivitalizzata negli anni ’60 grazie alla creazione di un apposito comitatoche si recò nelle campagne per convincere i contadini a creare dei carri allegorici da trainare con i trattori.
E così la sfilata dei carri, in origine piccoli e semplici, poi sempre più grandi ed elaborati, è diventata l’attrazione principaledi questa tradizione. L’intero evento ruota intorno alla loro realizzazione, alla loro carica simbolica, al doppio ruolo che svolgono: da un lato spettacolare componente scenica, dall’altro mezzo su cui i riccesi, vestiti da contadini o con costumi fantasiosi, offrono agli spettatori vino e cibo. E ogni anno il corteo, preceduto da sbandieratori e suonatori, è capace di trascinare la folla in un’atmosfera carnevalesca, dove ci si lascia coinvolgere dall’allegria di chi si trova sui carri.
Difficile ricercare i significati attuali della festa, come scrive Antonio Santoriello, consigliere con delega alla Cultura del paese, sulle pagine di ‘La sagra dell’uva a Riccia tra passato e presente’. La manifestazione non è occasione di promozione da parte dei produttori né ha conservato le caratteristiche devozionali avute in origine, ma probabilmente si può definire semplicemente una ‘manifestazione carnascialesca’.
«Sopravvive, invece, come cosa più importante, se non unica, spiega l’assessore sul suo saggio dedicato alla Sagra la fortissima volontà di partecipazione collettiva. Una partecipazione da cui scaturisce quella pratica dello stare insieme, del dare senza ricevere, della schietta e solidale accoglienza, patrimonio della civiltà contadina e che è alla base delle nostre comuni radici, modello per il presente, stimolo per il futuro».


E la partecipazione della cittadinanza per la buona riuscita dell’evento è enorme, come ha sottolineato anche il sindaco Micaela Fanellinella conferenza stampa che si è tenuta stamattina, 2 settembre, nel palazzo ex Gil di via Milano a Campobasso.
«La Sagra dell’uva è per noi motivo d’orgoglio – ha affermato il primo cittadino di Riccia – perché è il frutto del grande lavoro volontario di tutti quelli che prestano il loro contributo. Il numero di partecipanti è in costante crescita, e personalmente è un privilegio e un onore far parte di questa comunità».
Questo il programma completo dell’evento: si parte da una novità, domenica 4 settembre, con una giornata dedicata alla musica e alle eccellenze enogastronomiche locali.
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Dopo il concerto (che avrà inizio alle 19,30) ‘Sax in the world’ degli Asa junior ensemble, si proseguirà con la degustazione guidata itinerante, prevista per le 20,30, ‘La Tintilia per il Molise’, che partirà dalla Torre e finirà nella nuova piazza Sedati, dove alle 22,30 si esibiranno i Taraf de Gadjo.

Venerdì 9 settembre alle 21 in piazza Municipio la compagnia teatrale ‘Senza pretese’ porterà in scena lo spettacolo diretto da Maria Finelli ‘Totò, Peppino e la.. malafemmina’.
Sabato 10 settembre alle 21,30 in piazza Municipio si potrà assistere al live di Cesare dell’Anna e gli Opa Cupa, gruppo che fonde le melodie balcaniche con sonorità tipiche della tradizione musicale dell’Italia centromeridionale.
Domenica 11 settembre sarà il giorno clou della manifestazione: alle 15 prenderà il via la sfilata dei carri allegorici, che terminerà in piazza Municipio, dove alle 23,30 si premieranno i vincitori. Sempre in piazza si terrà, alle 21,30, il concerto della folk band Antonio Grosso e le Muse del Mediterraneo; la serata proseguirà con un dj set, a partire da mezzanotte, in cui le selezioni di Daky Biz, Gio Laurenti e Nax Curly si alterneranno alla performance live di Davide Gentile.


Altra novità di quest’anno è il video contest ‘Intrecci di vite’(gli altri anni il concorso era dedicato alla fotografia), a cui ci si può iscrivere collegandosi al sito www.sagradelluva-riccia.net.
Uno spazio è stato inoltre dedicato alle iniziative benefiche: anche Riccia, come molti comuni italiani, ha aderito all’iniziativa ‘Un’amatriciana per Amatrice’: «Non potevamo sottrarci – ha spiegato Michele Di Domenico, presidente del Comitato festa – perché questa festa nasce dallo spirito di solidarietà. Siamo vicini a quanti stanno vivendo questo momento di dolore».

(Pubblicato il 02/09/2016)

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