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Cronache
Campi distrutti e strade trappola, sos cinghiali e volpi: "E presto arriveranno i lupi"
Dopo gli avvistamenti di ungulati sulle spiagge e i numerosi investimenti sulle strade, cresce il timore per la presenza di cinghiali. Il gruppo cinofilo Pro Segugio propone diverse soluzioni. «Prima di tutto far gestire le riserve ai cacciatori e poi pensare all’agricoltura a perdere così da creare cibo per questi animali ed evitare che arrivino fin sulla costa». Secondo i vertici del gruppo la situazione è allarmante. «Le volpi sono troppe e abbiamo già visto tracce di caprioli e lupi. Se non si fa nulla sarà sempre peggio».


Oggi sono i cinghiali e le volpi. Domani potrebbero essere i cerbiatti e addirittura i lupi. Il pericolo per i raccolti agricoli, per il bestiame e per le stesse persone, soprattutto lungo le strade, appare però già evidente. Ma una, anzi più soluzioni ci sarebbero. «Eccome – affermano i vertici del gruppo cinofili molisano “Pro Segugio” –. Innanzitutto la Regione dovrebbe lasciare a noi cacciatori la gestione delle riserve. E poi con metodi come l’agricoltura a perdere, così che questi animali non debbano spingersi fin sul mare per cercare cibo».

Quello dei cacciatori è una sorta di allarme. Fra le tante parole che si sentono in questi giorni sul problema cinghiali, la voce di chi conosce bene questi e altri animali è rimasta spesso inascoltata. Eppure loro una spiegazione del perché da qualche anno i cinghiali sono diventati così numerosi nei boschi del Basso Molise e adesso addirittura nelle pinete a ridosso delle spiagge, ce l’hanno. «La causa è lo spopolamento dei paesi dell’Alto Molise e dell’Alto Abruzzo – affermano Alfredo Battista e Nicola Di Pardo, presidente e vice della Pro Segugio –. Col fatto che nei piccoli paesi di montagna ci sono meno persone, non esistono più tanti raccolti che c’erano prima. Questo fa sì che i cinghiali siano costretti a spostarsi per cercare cibo, alla ricerca di granturco, mais, girasole. Arrivano perciò dove ci sono culture intensive per avere da mangiare a sufficienza».

E questo, proprio nel caso dell’ungulato che sta diventando il terrore delle strade per tanti automobilisti, comporta anche un’altra conseguenza. «Avendo maggiori scorte di cibo, l’animale può fare anche tre cucciolate l’anno. Mentre prima con poche riserve si limitava a una o due in altura ogni anno. Questo spiega perché ce ne sono così tanti». E secondo Battista e Di Pardo non è solo di ungulati che si dovrebbe parlare. «Le volpi sono ancora di più. Siamo stati costretti, come cacciatori, a rinunciare a battute di caccia per la selvaggina e a dover andare alle ricerca di volpi».

E nel prossimo futuro potrebbe andare peggio. «Sarà sempre peggio se non si cambia. Nella zona di Campomarino, San Martino e Ururi abbiamo già visto tracce di lupi e di caprioli. Magari non fra due anni, ma fra cinque o sei arriveranno sulle spiagge». La Pro Segugio fa un discorso legato innanzitutto all’agricoltura. «Il sottobosco è maciullato, i raccolti rovinati. Noi dovremmo avere gli animali che abbiamo sempre avuto. Dispiace, perché se la Regione desse a noi la possibilità di gestire le riserve, prenderemmo delle decisioni. Le riserve non vanno ribaltate, come stanno pensando di fare a Petacciato e potrebbero esserci danni ben maggiori ai raccolti. Se davvero sposteranno la riserva verso la Di Vaira (azienda agricola di grande tradizione al confine fra Petacciato e Montenero, ndr) molti terreni agricoli sarebbero a rischio e a noi verrebbe tolto un posto nobile per la caccia».


La Pro Segugio ribadisce la propria “ricetta”: «Le riserve andrebbero semplicemente gestite meglio e da chi come noi conosce il territorio. E questo non certo per eliminare qualche specie, anzi». È anche una questione di preservare l’ecosistema. «Le volpi sono centinaia, mentre stanno scomparendo le lepri, le anatre, le quaglie e i fagiani che diventano loro prede».

Ci sarebbe poi un altro rimedio, apparentemente semplice e senza forzature. «Si possono prevedere delle zone di agricoltura a perdere finanziate dalla Regione». In sostanza piantare delle coltivazioni curate dagli stessi cacciatori così da produrre il cibo necessario a soddisfare l’appetito dei cinghiali e di altri animali e far sì che non siano costretti a spostarsi verso la costa, rimanendo invece nel loro habitat naturale. «I rimedi esistono e sono la cosa più semplice del mondo. Ma bisogna agire subito».

Il gruppo cinofilo invita però a non creare troppo allarmismo. «Il pericolo sulle strade esiste per chi guida, questo è certo e a parte procedere piano non si può fare molto altro. Ma è sbagliato dire che il cinghiale aggredisce l’uomo. È una credenza falsa, da sfatare. Questo animale può diventare aggressivo solo se si tratta di una mamma con dei cuccioli. In quel caso può essere pericoloso perché può caricare chi si trova davanti, come a voler difendere i propri piccoli». Ma di questo non si possono certo accusare i cinghiali: è semplice istinto materno. (sdl)

(Pubblicato il 09/06/2016)

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