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La difesa annuncia ricorso in Appello
Si faceva pagare per non pubblicare articoli: giornalista condannato per estorsione
Il Tribunale di Isernia ha riconosciuto colpevole del reato di estorsione Enzo Di Gaetano, all’epoca dei fatti responsabile della pagina pentra de “Il Quotidiano del Molise”, condannandolo a due anni e 4 mesi di reclusione al termine del processo con rito abbreviato. Secondo la tesi accusatoria, condivisa dal giudice, avrebbe percepito illegalmente 1200 euro al mese da parte di un noto commercialista isernino spaventato dalla possibilità che venissero pubblicate notizie collegate a una indagine giudiziaria. L’estorsione sarebbe andata avanti oltre un anno, fino a quando il commercialista Simone Feig ha detto basta e ha portato le registrazioni che inchiodano Di Gaetano in Procura. Soddisfatta la parte lesa, difesa dall’avvocato Marco Franco. Arturo Messere, il difensore di Di Gaetano, annuncia ricorso in Appello e sottolinea: «L’errore giudiziario è fisiologico».

Condannato a 2 anni e 4 mesi di reclusione per estorsione a mezzo stampa. Secondo la tesi della pubblica accusa, sposata dal giudice del Tribunale di Isernia che ieri 24 marzo ha emesso il verdetto, il giornalista molisano Enzo Di Gaetano avrebbe ricattato un noto commercialista della cittadina pentra, Simone Feig. «O mi paghi oppure pubblico articoli che ti possono danneggiare». Un “accordo” durato per un pezzo, interrotto dalla decisione del professionista di non pagare più e di portare carte e registrazioni in Procura.
Proprio quelle registrazioni avrebbero inchiodato Di Gaetano, all’epoca dei fatti responsabile delle pagine di Isernia de “il Quotidiano del Molise”. La difesa, rappresentata dagli avvocati Arturo Messere e Scurti, annuncia il ricorso in Appello e si dichiara certa di ribaltare la sentenza di condanna.


La decisione del giudice è arrivata al termine dell’udienza conclusiva del processo celebrato con rito abbreviato. Di Gaetano è stato riconosciuto colpevole per una vicenda che risale agli anni compresi tra il 2009 e il 2013 quando il commercialista Simone Feig, difeso dal legale Marco Franco (lo stesso che tutela gli interessi del Governatore Paolo Frattura nel processo di Bari contro il magistrato Fabio papa e la giornalista Manuela Petescia) sarebbe stato vittima di estorsione. Una estorsione che, ha ricostruito l’accusa, è stata commessa pubblicando diversi articoli di stampa sul “Quotidiano del Molise”. Con 1200 euro al mese Simone Feig aveva di fatto comprato il silenzio del giornalista.

Questi i fatti: nel settembre 2009 sul Quotidiano del Molise «di cui Di Gaetano era responsabile per la redazione di Isernia», come sostiene il difensore di Feig, vennero pubblicati i primi articoli su una indagine che riguardava l’azienda tessile Ittierre. L’inchiesta era agli inizi e Feig, commercialista di Remo Perna, ex patron della casa di moda di Pettoranello, era componente del collegio sindacale «ma non era ancora indagato», spiega ancora l’avvocato Franco. Il 10 ottobre 2009 sulla pagine di Isernia del Quotidiano del Molise venne pubblicato un articolo in cui si sosteneva che l’intero filone d’indagine ruotasse attorno a Feig. A corredo del pezzo anche una foto del commercialista accanto al magistrato Scioli, il pm che indagava sull’Ittierre.

A quel punto il commercialista, allarmato dagli articoli e preoccupato dalle ripercussioni che avrebbero potuto avere sulla sua immagine sulla sua professione, ha chiamato Enzo Di Gaetano premunendosi di registrare la conversazione avuta con lui. Il quale in poche parole gli avrebbe chiesto denaro in cambio del silenzio, minacciando in caso contrario di sollevare un “polverone” su presunte parentele ingombranti e su presunti strani affari dell’Ittierre. Quali frecce avesse nel suo arco Di Gaetano non è noto, sta di fatto che i due si sono accordati per 1200 euro al mese, una somma versata a Di Gaetano per diversi mesi.

L‘accordo si sarebbe interrotto con l’arresto di Remo Perna: Fieg avrebbe smesso di pagare, innescando una sorta di “vendetta”.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso infatti è stato un articolo non firmato, pubblicato a luglio 2013 sulla pagina di Isernia sempre de “il Quotidiano del Molise, altamente lesivo della dignità di una familiare di Feig, della quale venivano riferite vicende personali e private. Dopo questa pubblicazione il commercialista, esasperato, ha deciso di andare in Procura per denunciare Di Gaetano, portando le sue prove, cioè le registrazioni delle conversazioni avute con lui nelle quali si perfezionava l’accordo da 1200 euro al mese.

Ieri a Isernia la condanna in primo grado a due anni e quattro mesi: a tanto ammonta la pena (già ridotta grazie al rito abbreviato) per il giornalista professionista. Il ricorso in Appello potrebbe far scendere ulteriormente la condanna inflitta, per la quale ora il cronista isernino teoricamente rischia di finire in carcere. L’avvocato Messere anticipa che «Non c’è alcun dubbio che verrà presentato ricorso in Appello» e commenta: «L’errore giudiziario è ricorrente e fisiologico. Significativo è l’ultimo processo a carico dell’ex manager generale della Asrem Sergio Florio, condannato in primo e secondo grado, per il quale la Cassazione qualche giorno fa ha annullato la sentenza senza rinvio perché il fatto non sussiste. Un episodio che la dice lunga anche sulla vicenda di Di Gaetano».
Si dichiarano invece soddisfatti Simone Feig e il suo difensore Marco Franco.

(Pubblicato il 25/03/2016)

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