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Cronache
La coppia molisana che ha affittato un utero in Russia: il caso alla Corte di Strasburgo
Oggi 9 dicembre udienza alla Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo sul caso Paradiso e Campanelli contro Italia. La vicenda riguarda l’affidamento ai servizi sociali di un bambino di 9 mesi che era nato in Russia, a seguito di un contratto di utero in affitto stipulato da Donatina e Giovanni, 48 e 60 anni di Colletorto, con la compagnia specializzata russa Rosjurconsulting. Gli embrioni concepiti in vitro sono stati impiantati nella madre surrogata e il bimbo è nato il 27 febbraio 2011, ma è stato dopo pochi mesi dato in affidamento in quanto per la legge italiana risultava “abbandonato”. I giudici hanno iniziato il dibattito, ma la decisione è attesa in un secondo momento.


Colletorto. Donatina Paradiso e Giovanni Campanelli hanno speso 50mila euro per affittare l’utero di un’altra donna in un Paese in cui la pratica è legale, e precisamente in Russia. Tutti i risparmi investiti nel sogno di diventare genitori. Un sogno realizzato: il bambino è nato il 27 febbraio 2011. Come consentito dalla legge sovietica, i due sono stati registrati come genitori del bebè, senza necessità di specificare che la nascita era avvenuta attraverso l’utero in affitto. Ma nove mesi dopo quel bambino è stato dato in affidamento ad altri. In Italia infatti i coniugi molisani hanno chiesto di registrare il figlio senza successo a causa dell’accusa di aver inserito informazioni false all’interno della certificazione. Sono imputati di falsa dichiarazione di stato civile, falso e violazione della legge sull’adozione internazionale. E il pubblico ministero del Tribunale dei minori di Campobasso ha aperto il procedimento per dichiarare il bambino disponibile per l’adozione, dal momento che, ai fini della legge italiana, risultava “abbandonato”.

Sono trascorsi anni dall’inizio di una vicenda che in Italia è ancora un caso inedito e che si è conquistata già articoli e approfondimenti sulla stampa nazionale. Intanto Donatina, che fa il medico, ha dato alla luce un bambino. E’ nato nel luglio scorso, oggi ha 5 mesi. «Un figlio mio, è stato un miracolo» aveva dichiarato lei stessa. Nel frattempo la coppia non ha abbandonato la battaglia intrapresa per tornare a fare da padre e madre al figlio dato in adozione su disposizione del Tribunale dei Minorenni di Campobasso.

Oggi il caso si discute davanti alla Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo. I giudici hanno iniziato il dibattito, ma la decisione è attesa in un secondo momento. Un dibattito incentrato sulla posizione dell’Italia, che secondo i giudici di Strasburgo avrebbe violato il diritto dei coniugi a poter riconoscere come proprio figlio un bambino che non ha nessun legame biologico con loro, nato in Russia da madre surrogata. Il nostro Paese era stato condannato in prima battuta (a gennaio 2015) perché non avrebbe «dimostrato che l’allontanamento del bambino dalla coppia era necessario». La Corte non ha obbligato lo Stato italiano a restituire il bimbo alla coppia sostenendo che «il piccolo ha indubbiamente sviluppato dei legami emotivi con la famiglia d’accoglienza con cui vive dal 2013». L’unico obbligo per l’Italia è di pagare alla coppia 20mila euro per danni morali - loro ne avevano richiesti 100mila - e 10mila euro per le spese processuali sostenute. Intanto, due giudici europei hanno espresso voto contrario l’Italia ha presentato ricorso. Da qui l’udienza di oggi, alla quale dovrebbe seguire una decisione definitiva..


Donatina e Giovanni, che hanno 48 e 60 anni, avevano stipulato un contratto con la compagnia specializzata russa Rosjurconsulting. Gli embrioni concepiti in vitro erano stati impiantati nella madre surrogata.
Nel maggio del 2011 Paradiso e Campanelli erano stati posti sotto formale inchiesta per falsa dichiarazione di stato civile, falso e violazione della legge sull’adozione internazionale. E il pubblico ministero del Tribunale dei minori di Campobasso aveva aperto il procedimento per dichiarare il bambino disponibile per l’adozione, dal momento che, ai fini della legge italiana, era stato abbandonato.
Nell’agosto del 2011 un test del Dna ha rivelato che Campanelli non era il padre biologico del bambino. Di conseguenza, il Tribunale dei minori aveva deciso, il 20 ottobre 2011, di togliere immediatamente il bimbo alla coppia e di porlo sotto tutela, proprio per l’assenza di legame biologico. Il bambino era stato portato in una casa di accoglienza ed è stato vietato qualsiasi contatto con Donatina e Giovanni. Poi, nel gennaio 2013, è stato affidato a una famiglia. Il bambino è stato dunque considerato, da un punto di vista amministrativo, figlio di genitori ignoti. Ad aprile 2013 il rifiuto ufficiale di registrazione del certificato di nascita russo. I due presentano ricorso, anche se senza successo, affermando di aver agito in buona fede, non essendo a conoscenza di come era effettuata la procedura di fecondazione. Il 5 giugno 2013, il Tribunale dei minori ha ritenuto che i ricorrenti non potevano prendere parte alla procedura di adozione perché non erano né i genitori del bambino, né membri della sua famiglia.

Invocando l’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (relativo al rispetto della vita privata e familiare) la coppia si è rivolta alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Il ricorso è stato presentato il 27 aprile 2012. Nella sentenza della Camera del 27 gennaio 2015, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dichiarato il ricorso ricevibile nella parte riferita alle misure adottate nei confronti del bambino. Concludendo, cinque voti a due, che c’è stata una violazione dell’articolo 8.
Rilevando, in particolare, che le considerazioni politiche che avevano influenzato le decisioni delle autorità italiane - e cioè che i ricorrenti avevano tentato di aggirare il divieto di fecondazione eterologa in Italia e le norme in materia di adozione internazionale - non dovevano prevalere sull’interesse superiore del bambino, nonostante l’assenza di qualsiasi relazione biologica fra i tre e il breve periodo durante il quale i ricorrenti se ne erano presi cura. Ribadendo che la rimozione di un bambino dal contesto familiare è una misura estrema giustificabile solo in caso di pericolo immediato per quel minore, la Camera ha ritenuto che, in questo caso, non persistevano tali condizioni urgenti. Il 1 giugno 2015 la causa è stata rinviata alla Grande Camera, su richiesta del Governo italiano.
In una intervista rilasciata a Repubblica Donatina, dopo aver raccontato i suoi 15 anni trascorsi nel vano tentativo di procurarsi una gravidanza, aveva ammesso di aver violato la legge per amore. Cinque tentativi in Spagna, «10mila euro l’uno», ma senza risultato. Una storia di fallimenti, lacrime, dolore. Finché lei e il marito hanno pensato all’utero in affitto, e si sono organizzati.
Hanno scelto di siglare un “accordo di maternità surrogata gestazionale” per poter diventare genitori e in Russia hanno stipulato un contratto con la società Rosjurconsulting.
Il bambino è nato a Mosca, da madre surrogata, il 27 febbraio 2011. Nell’aprile dello stesso anno il Consolato italiano a Mosca ha consegnava loro i documenti permettendo quindi al bambino di partire per Italia. Il Comune di Colletorto però non ha mai registrato la nascita del figlio e il Consolato italiano a Mosca ha spiegato al tribunale per i minorenni di Campobasso, al Ministero degli Affari Esteri e al Comune di Colletorto che il documento attestante la nascita del bambino conteneva informazioni false.


Il test del Dna ha rivelato che il signor Campanelli non era il padre biologico del bambino; dunque, dei gameti provenienti geneticamente da altra persona erano stati utilizzati nel corso della procedura di fecondazione. Conseguentemente, il tribunale dei minori decideva il 20 ottobre 2011 che il bambino dovesse essere tolto ai genitori e dato in affidamento ad altra coppia.
La signora Paradiso e il signor Campanelli hanno sempre sostenuto di aver agito in buona fede, affermando di non essere stati a conoscenza che il patrimonio genetico di Giovanni Campanelli non era stato utilizzato nella clinica russa.

(Pubblicato il 09/12/2015)

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