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Lo uccidono con uno sgabello e danno l’allarme: arrestati due ex detenuti per omicidio
La Squadra Mobile di Campobasso ha arrestato questa mattina 23 novembre due pluripregiudicati campani ritenuti responsabili della morte di Fabio De Luca, 45enne morto un anno fa nel carcere di Isernia. Si tratta di Francesco Formigli e Aniello Sequino, rispettivamente 44 e 26 anni. Le indagini hanno chiarito che non si trattò di una caduta accidentale ma di un pestaggio brutale. Furono proprio i due a dare l’allarme dopo l’agguato. L’ipotesi di reato è omicidio volontario premeditato.

Campobasso. Lo hanno atteso in cella e colpito alle spalle con uno sgabello avvolto in un asciugamano. La ferita alla testa gli è stata fatale. Entrato presto in coma, Fabio De Luca è morto qualche giorno dopo in ospedale. La ricostruzione dei fatti è stata spiegata oggi, a quasi un anno dall’episodio accaduto nel carcere di Isernia, dal procuratore capo della Procura pentra, Paolo Albano.
Non è stato un incidente la morte di Fabio De Luca, il 45enne deceduto nel penitenziario di Ponte San Leonardo, a Isernia, nel novembre del 2014. Gli agenti della Sezione Criminalità Organizzata della Questura di Campobasso, dopo complesse indagini avviate su delega del Procuratore di Isernia Paolo Albano, hanno dato esecuzione a due misure di custodia cautelare in carcere nei confronti di due pluripregiudicati: si tratta di Aniello Sequino, 26 anni e Francesco Formigli, 44 anni. L’accusa, per loro, è omicidio volontario aggravato dalla premediatazione.

I due sono stati rinchiusi questa mattina, lunedì 23 novembre, nel carcere di Campobasso. Risultano essere gli autori materiali di un delitto che per gli inquirenti è stato deciso da un gruppo di persone attualmente indagate nell’ambito della operazione denominata 110, come il numero della cella in cui De Luca, romano di 45 anni, finito dietro le sbarre per furto, è stato trovato agonizzante esattamente un anno fa.

L’autopsia aveva da subito chiarito che la causa del decesso andava ricercata nel cranio sfondato in più punti e pertanto incompatibile con una caduta accidentale dal letto a castello. Ne era seguita una emorragia cerebrale, un intervento d’urgenza al Veneziale di Isernia, e poi la morte, dopo otto giorni di agonia, al Cardarelli di Campobasso. Che il cuore di De Luca avesse smesso di battere per un caso sfortunato fu ritenuta una ipotesi poco credibile fin dall’inizio. Le indagini hanno ricostruito che non si è trattato di incidente ma di un pestaggio brutale, un’aggressione in piena regola da parte dei due ex detenuti che con De Luca, però, non dividevano la stanza. L’arma del delitto sarebbe uno sgabello «l’esecuzione – come ha detto Albano in conferenza questa mattina a Isernia – rapida e violenta» e parzialmente ripresa dalle telecamere di videosorveglianza.

Le cause che hanno mosso i due campani non si conoscono, sebbene dai racconti e dalle testimonianze raccolte dagli agenti dietro le sbarre pare che De Luca non avesse buoni rapporti con più di un compagno della struttura carceraria.
Pochi giorni prima di essere brutalmente assassinato era stato in isolamento forse proprio per evitargli il peggio. Il procuratore Albano è entrato nei dettagli, spiegando che «si rivolgeva spesso ai detenuti campani con offese e fare da bullo». Un atteggiamento che evidentemente, almeno questo è quello che ritengono i magistrati, ha provocato la reazione violenta dei due.

Gli inquirenti hanno visionati tantissimi filmati delle telecamere interne al penitenziario. Decisivo uno del 4 novembre scorso. «Si vede De Luca che fuma una sigaretta, poi sparisce dall’inquadratura. L’agguato è avvenuto in tempi rapidissimi». Un particolare importante è che a dare l’allarme sono stati proprio i due uomini oggi arrestati.

Questa mattina la polizia di Campobasso ha eseguito in Campania le misure cautelari nei confronti di Francesco Formigli e Aniello Sequino, oggi tornati in libertà ma all’epoca dei fatti detenuti nello stesso penitenziario. Formigli ha alle spalle anche precedenti per associazione mafiosa di stampo camorristico. I due uomini si trovavano rispettivamente uno a casa sua, a Giuliano, e l’altro in un centro di terapia per disturbi alimentari.

(Pubblicato il 23/11/2015)

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