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Cronache
Una pista ciclabile...
per le auto in sosta
I due percorsi, realizzati sulla Litoranea e a Porticone, sono costati la bellezza di 740mila euro. Ma nessuno li usa perché sono poco sicuri e pieni di insidie. La Provincia, che ha finanziato i lavori, ammette qualche disagio. «Le piste sono incomplete» dice l’assessore. Ma i soldi per finirle al momento non ci sono

di Carlo D’Angelo

Un tratto della pista ciclabile che costeggia la litoranea Termoli-Petacciato
Galleria fotografica
I sensi di marcia sono stati disegnati con la vernice  sull’asfalto. Indicano chiaramente il percorso da seguire, e altrettanto chiaramente indicano che l’accesso è riservato alle biciclette. Ma stranamente le biciclette non ci sono. La pista ciclabile realizzata sulla Litoranea nord di Termoli, infatti, è poco utilizzata. Il motivo è uno solo e i ciclisti lo spiegano così: «Non ci sentiamo sicuri».
Percorrere appena poche centinaia di metri non è solo difficoltoso: paradossalmente occorre più prudenza di quella necessaria per pedalare sulla carreggiata dell’ex statale 16. Almeno lì le auto che passano, anche se sfrecciano, ti vedono. Invece se ti trovi sulla pista ciclabile corri il rischio di andare a sbattere contro qualche vettura che esce dai cancelli di una delle tante villette estive della costa nord di Termoli.
 
Ma non è tutto. Su otto chilometri di percorso – dall’incrocio della Torretta saracena al nuovo svincolo della statale 16  - sono stati piazzati proprio in mezzo alla pista ben 15 cassonetti, uno ogni 500 metri. E come se non bastasse, bisogna zigzagare fra qualche palo dell’illuminazione pubblica piantato proprio in mezzo alla pista, senza contare le griglie degli scarichi delle acque reflue che non sono state rialzate, con il risultato che invece di fare una piacevole passeggiata in bici il ciclista si trova ad andare sulle montagne russe. E pensare che quest’opera è costata 370 mila euro, con bando pubblico (di due anni fa) gestito dalla Provincia.
 
La stessa cifra - 370 mila euro - è stata spesa per realizzare un altro tratto di una pista ciclabile: quella che a Termoli parte dal quartiere Porticone, all’incrocio fra via del Mare e via Firenze, e sale verso San Giacomo  fino alla chiesa della Madonna della Vittoria (conosciuta come Madonna a Lungo). Questa corsia riservata alle biciclette è lunga la metà rispetto alla Litoranea, cioè quattro chilometri. I costi maggiori sono dovuti al fatto che è stata rifinita meglio, e protetta sia su un lato che sull’altro, da una palizzata di legno e dal guard-rail. Anche qui, tuttavia, qualche problema non manca. Sul primo tratto la pista è stata realizzata al centro della carreggiata, cioè in mezzo al viale alberato. In corrispondenza degli incroci, tuttavia, il ciclista deve scendere un gradino di circa 10 centimetri, visto che non sono stati fatti gli scivoli.
 
Roba da poco, comunque, rispetto alla pista della Litoranea che finora ha scontentato tutti, salvo i proprietari delle villette che senza spendere un euro hanno potuto avere degli ingressi ben sistemati, e soprattutto salvo i balneatori che possono contare su nuovi parcheggi. Infatti in un giorno feriale di giugno, poco prima dell’ora di pranzo e col tempo che non invoglia ad andare in spiaggia, le macchine in sosta nello spazio riservato al passaggio delle due ruote sono decine. E nel week-end diventano talmente tante che non si riesce a contarle.
 
La pista ciclabile della Litoranea inoltre presenta numerose interruzioni in corrispondenza degli incroci con altre strade. E il ciclista, sia esso un amatore o un bambino che coi genitori decide di farsi un giretto, ha serie difficoltà ad attraversare i pochi metri che gli permettono di proseguire nella pedalata perché le auto, anche se la strada non è più una statale, sfrecciano lo stesso a gran velocità.
Insomma, che la pista sia poco sicura è un dato di fatto. Non per niente il giudizio di chi della bici ha la passione è drastico: «Non sono state minimamente rispettate le nozioni basilari sulla sicurezza, bastava prendersi i regolamenti o chiedere un parere a qualche federazione di cicloamatori per rendere l’opera funzionale. Invece così come è stata fatta non serve a niente, sembra solo che sia stata ripulita la zona per i privati», dice senza mezzi termini Silvestro Belpulsi, presidente del Comitato regionale della Federazione ciclistica italiana.
 
A separare la pista dalla spiaggia o dalle aree dei privati c’è uno steccato di legno; sul lato della carreggiata stradale invece non c’è alcuna protezione. «Le metteremo» assicura l’assessore ai Lavori pubblici della Provincia, Nicola Cavaliere. Che tiene a precisare che la pista non è ancora finita. E questo lo vedono tutti. Quello che tutti non sanno, però, è che i fondi per completarla non ci sono ancora, come conferma il curatore dell’opera, il geometra Vespoli. Il quale non risparmia qualche critica anche al Comune di Termoli colpevole, a suo dire, di aver fatto piazzare cassonetti dell’immondizia da 2mila litri quando era stato stabilito che di fianco alla pista ce ne sarebbero dovuti essere di molto più piccoli, quindi meno ingombranti.
 
Vespoli ha delle spiegazioni anche per gli altri disagi che i ciclisti si trovano ad affrontare: «La gestione della strada è ancora di competenza dell’Anas, anche se prossimamente dovrebbe passare alla Provincia: ma questa è la ragione per cui non abbiamo potuto rialzare i tombini di scarico dell’acqua, visto che avrebbe comportato anche la modifica degli accessi alle ville, cosa che non è di nostra competenza».
Per le prossime settimane sono in programma degli incontri con i dirigenti del Comune di Termoli. Lo scopo è di decidere insieme come perfezionare l’opera, dove trovare ulteriori finanziamenti che consentano di  mettere le protezioni che non siano dei semplici guard-rail, fra l’altro anche brutti da vedere. Ma già è chiaro che per quest’estate tutto rimarrà uguale.

Le immagini nella galleria fotografica

(Pubblicato il 16/06/2005)

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