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Mi brontola lo stomaco/13
L’Italia, paese della birra?
Nella vita di tutti noi ci sono mille piccole cose che offrono attimi di felicità o momenti di irritazione, che ci fanno scoprire qualcosa di nuovo o ci insegnano un dettaglio curioso e piacevole. In questa rubrica domenicale Salvino A. Salvaggio percorre a ruota libera la selva dei piaceri effimeri e delle arrabbiature epocali che il mondo della cucina e dell’alimentazione gli ispira. Qualche volta invece prova a rispondere a domande insolite, oppure a presentare tendenze inaspettate e innovative. Una rubrica che si costruisce, pennellata dopo pennellata, senza moralismi o presuntuose lezioni di buon gusto, per raccontare una enogastronomia vissuta al quotidiano. E arricchita dalle tavole grafiche di Rocco Pelusi, che interpreta (a modo suo…) il tema della settimana.


di Salvino A. Salvaggio

Benché da sempre l’Italia sia stata il paese del vino, la birra si è ultimamente fatta strada nei gusti degli italiani. Dopo duemila anni in cui il vino l’ha fatta da padrone assoluto nel paese, l’Italia degli ultimi cinquant’anni si è aperta alla birra. Di pari passo con la crescita della domanda di birra è anche aumentata la varietà dell’offerta, di ogni provenienza, disponibile sugli scaffali dei nostri supermercati e nei bar e locali.
Qualche mese fa (primavera 2014), ho scaricato dalla Rete due banche dati che offrono complessivamente quattro milioni e mezzo di recensioni scritte da oltre 61 mila utenti e coprono approssimativamente 160 mila birre provenienti da tutto il mondo. Ogni birra viene valutata dall’utente in base a quattro criteri specifici (apparenza, aroma, palato, gusto) nonché viene dato un voto complessivo. Per ogni criterio, i voti espressi vanno da 0.5 (pessima) a 5 (eccellente).
Nonostante le valutazioni rispecchino il gusto soggettivo di ogni individuo, il numero totale di recensioni è così alto da diventare una miniera d’oro per capire la meccanica dei gusti e delle preferenze. Infatti, l’apprezzamento o meno della birra deriva da molteplici fattori, quali, per citarne solo alcuni, l’amarezza, il grado alcolico, la torbidità, la concentrazione di zuccheri, l’acidità, la frizzantezza, ecc. che variano da birra a birra ma tendono a rimanere entro certi limiti specifici per ogni stile o tipologia di birra. Ad esempio, le birre bianche sono solitamente poco amare mentre nel sapore delle birre pale ale domina l’amaro dovuto ad un uso di quantità maggiori di luppolo.


Paragonando le birre per origine geografica e come sono apprezzate nel mondo, si nota che il voto medio raggiunto dalle birre italiane è pressoché uguale alla media delle birre degli altri paesi (leggermente inferiore ma la differenza rimane minima): birre italiane: 3.23/5, altri paesi: 3.30/5. Se in tanti paesi, le birre nazionali sono solitamente preferite, questo non accade in Italia dove le cinque birre preferite (e che hanno raccolto almeno 30 voti) sono tutte belghe.
Iniziare un confronto sulle singole birre sarebbe fastidioso e di poca utilità in questa breve nota; possiamo tuttavia limitarci a guardare le tipologie di birre preferite dagli italiani.
I vari procedimenti di birrificazione consentono di classificare le birre per tipologia, o stile. E non tutte le tipologie di birra piacciono allo stesso modo. Queste le preferenze complessive degli italiani:

Tipologia voto medio
Birre aspre 3.78
Stout 3.73
Porter 3.68
Ale stile belga 3.56
Ale anglo-americane 3.51
Varie 3.22
Birre bianche 3.22
Lager 2.76
Basso alcol 2.25

Per quanto gigantesca la banca dati, scarseggiano purtroppo le recensioni di birre molisane, probabilmente perché prodotte da micro-birrifici con ridotto bacino di distribuzione e quindi poco conosciute. Complessivamente, le birre molisane presenti nel database ottengono una media di voti leggermente al di sotto della media nazionale, con 3.19/5.

(Pubblicato il 21/06/2015)

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