PRIMONUMERO - CITTA' IN RETE
S1M ONE - Telefonia
 
Mi brontola lo stomaco/6
All’insegna della leggerezza: la Pavlova
Nella vita di tutti noi ci sono mille piccole cose che offrono attimi di felicità o momenti di irritazione, che ci fanno scoprire qualcosa di nuovo o ci insegnano un dettaglio curioso e piacevole. In questa rubrica domenicale Salvino A. Salvaggio percorre a ruota libera la selva dei piaceri effimeri e delle arrabbiature epocali che il mondo della cucina e dell’alimentazione gli ispira. Qualche volta invece prova a rispondere a domande insolite, oppure a presentare tendenze inaspettate e innovative. Una rubrica che si costruisce, pennellata dopo pennellata, senza moralismi o presuntuose lezioni di buon gusto, per raccontare una enogastronomia vissuta al quotidiano. E arricchita dalle tavole grafiche di Rocco Pelusi, che interpreta (a modo suo…) il tema della settimana.


di Salvino A. Salvaggio

Ballerina russa famosissima nel anni 1920, Anna Pavlova si esibiva in tutto il mondo, sfoderando la sua arte nei maggiori teatri e raccogliendo fervidi consensi in ogni città. Nel 1926, in occasione di una sua tournée trionfale in Australia e Nuova Zelanda, lo chef di un grande albergo di Wellington inventò un dolce in onore della ballerina, leggero e aereo come il ballo, bianco come il suo abito di scena, sensuale e vaporoso come i suoi movimenti, e, per l’appunto, lo chiamò Pavlova!
Verità o leggenda, non si sa. Resta che le prime ricette di pavlova compaiono tra il 1929 e il 1935 in varie riviste e libri editi in Australia più che Nuova Zelanda. Oggi, si contano quasi 700 ricette diverse di pavlova, ma tutte articolate su un unico concetto: una base de meringa alla francese cotta in forno (fino ad ottenere una sottile crosta croccante all’esterno ma una massa ancora spumosa all’interno), ricoperta da uno strato leggero di panna montata non troppo dolce, il tutto sormontato da frutta fresca.
La pavlova ha acquisito una tale notorietà in Australia da figurare spesso nel menu di Natale. A fine anni 1990 in Nuova Zelanda, il museo nazionale di Wellington ha festeggiato un suo anniversario proponendo l’allora pavlova più grande del mondo e dando inizio in a una specie di gara alla pavlova più esagerata, con un record stabilito nel 2010 dallo chef Aaron Campbell che ha stupito tutti con una pavlova di 50 metri quadri!

Per quanto la pavlova sia squisitamente delicata e raffinata, la sua preparazione resta di una semplicità infantile. Montare i bianchi delle uova insieme a qualche goccia di aceto o succo di limone per accentuarne il colore bianco e con quanto basta di zucchero (semolato fine o a velo) e un cucchiaino o due di amido di mais (maizena, ovvero farina di grano turco bianca e macinata molto fine). Per non schiacciare i bianchi in fase di montatura, zucchero e amido di mais vanno versati progressivamente, poco alla volta. Inoltre, l’aggiunta di un pizzico di sale per stabilizzare i banchi montati è una sciocchezza senza nessun fondamento chimico; il pizzico di sale serve solo per esaltare i sapori.
Disporre grossolanamente la meringa così ottenuta su un foglio di carta da forno formando un cerchio di una ventina di centimetri di diametro per circa 6-7 centimetri di altezza. Lasciare in forno a 110 gradi per qualche ora fino a quando l’esterno diventa leggermente dorato e croccante. Tirare via dal forno, fare un po raffreddare, ricoprire di panna montata leggera e di frutta fresca a dadini.
Carrozzeria Meale
Una vera delizia! L’estetica graziosa ma decisa della pavlova nasce tutta dal netto contrasto tra una base di un bianco candido e immacolato e il colore della frutta fresca che la sovrasta. Sarà senz’altro per questo motivo che le versioni della pavlova alle fragole, ai frutti rossi, al mango o ai frutti della passione sono le più frequenti e considerate tra le più belle.

Dopo quasi un secolo di esistenza, non è ancora chiaro se l’amido di mais serva a conferire alla pavlova il suo cuore densamente cremoso oppure se sia solo uno stabilizzatore del bianco montato alla stregua del limone o dell’aceto. Ma poco importa. Il risultato è un dolce di incredibile delicatezza, dai sapori raffinati ma anche contrastati tra il dolce soave della base e l’acidità rinvigorente della frutta fresca, la croccantezza della crosta e la cremosità della panna.

Poco conosciuta in Italia, la pavlova non si trova facilmente in pasticceria poiché è preferibile consumarla appena fatta. Dolce, quindi, di preparazione prevalentemente familiare, merita di farsi spazio sui nostri tavoli, per altro in una regione come il Molise dove uova genuine, panna fresca e frutta di qualità non mancano di certo!

(Pubblicato il 03/05/2015)

Altri articoli sullo stesso argomento:
Lo yogurt in cucina (26/07/2015)
Mio caro coniglio... (19/07/2015)
Prosciutto crudo o carne cruda? (12/07/2015)
Il mistero dell’acqua calda… (05/07/2015)
Cos’è il piccante? (28/06/2015)
L’Italia, paese della birra? (21/06/2015)
Cibo 3D, o come stamparsi un hamburger (14/06/2015)
Il mare in montagna (07/06/2015)
Alla scoperta dell’umami (31/05/2015)
Gusti, disgusti e genetica (24/05/2015)
Presi per il sedere... ma in modo light (10/05/2015)
Non sopporto i cuochi e i pasticcieri sgrammaticati (26/04/2015)

SITI SPONSORIZZATI

PRESTITALIA - PRESTITI PERSONALI A DIPENDENTI E PENSIONATI
Via Corsica, 152 - Termoli - Tel: 0875.711701 Fax: 0875.711726

CHIEDI UN PREVENTIVO PER L’ARREDO DEL TUO GIARDINO A NAPOLI CON GUIDAGIARDINI.IT
Guidagiardini è il portale per la realizzazione e l’arredo del giardino numero 1 in Italia

STUDIO DENTISTICO DOTT. CASOLINO
Corso Vittorio Emanuele III, 45/B - Termoli - Tel: 0875.704521

CURA DELL’IPOCONDRIA? CHIEDI AIUTO A UNO PSICOLOGO SU GUIDAPSICOLOGI.IT
Trova sostegno nella prima guida in Italia che riunisce gli specialisti della psicologia

back


 
 
note legali  -  pubblicità  -  e-mail: info@primonumero.it  -  P. IVA: 01438950709 - telefono: 0875.714146 - fax: 0875.453113
© Copyright 2000-2017 - Tutti i diritti sono riservati - Primonumero - Città in Rete
visitatori dal 7 aprile 2006