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Cronache
Una rimpatriata lunga tre giorni, 60 anni dopo
Le emozioni e i ricordi dei “ragazzi” del ’45, piloti e aviatori di stanza a Campomarino negli ultimi due anni di guerra. Si sono conclusi i festeggiamenti del Ve-Day, per celebrare il 60° Anniversario della fine della seconda guerra in Europa

di Monica Vignale

Un momento della cerimonia dell’8 maggio
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Ciao ciao, aviatori. Arrivederci generale, arrivederci tenente colonnello. Grazie per essere stati con noi. Il piazzale davanti il Municipio di Campomarino assiste agli ultimi saluti sotto il sole dell’una che disegna ombre nette e taglienti.
La fanfara si allontana marciando,  i bersaglieri si rilassano e accarezzano inconsapevoli le piume rilucenti dei berretti gonfiate dal vento. Le autorità si infilano nelle auto tirate a lucido. Il sottosegretario alla Difesa Filippo Berselli, l’ospite d’onore della cerimonia per il 60° anniversario della fine della II guerra mondiale in Europa, riparte fra gli ultimi ringraziamenti. Il capo di Stato Maggiore Leonardo Tricarico, il Generale 63enne che dopo essere stato consigliere militare di D’Alema e Berlusconi è salito al vertice dell’Aeronautica italiana (è la massima carica militare) arruffa i capelli di un ragazzino che lo guarda affascinato e ricorda, ancora una volta, che «la nostra vocazione è la pace». Gli avieri della base militare di Amendola, dritti ed eleganti come fusi, si sparpagliano e si preparano a rientrare alla base.
 
I festeggiamenti del Ve-day sono ufficialmente finiti: tre giorni di convegni, incontri, mostre, rimpatriate per ricordare le ultime pericolosissime missioni di guerra partite dai cinque campi di volo di Campomarino verso i Balcani, per dare il colpo di grazia alla struttura militare di Hitler. . Giuseppe Marini, che ha studiato la storia dell’aeronautica a Capomarino e ha contattato gli ex "ragazzi" del ’45, è stanco ma soddisfatto. I cittadini del Comitato, che hanno organizzato tutto nei minimi dettagli (è anche merito loro la buona riuscita della festa) stringono le mani agli ospiti e accompagnano gli ultimi collezionisti in Comune per la cartolina con l’annullo postale speciale del Ve-Day. Il sindaco Anita Di Giuseppe ha tolto la fascia tricolore, si sistema il tailleur elegante con disinvoltura e si mette in posa per un’ultima foto di gruppo con gli anziani piloti in alta uniforme.
 
Sono stati loro i protagonisti di questa tre giorni, e oggi hanno gli occhi lucidi per i tanti ricordi e le emozioni che si sono accavallate riportandoli con la memoria a 60 anni fa, quando decollavano con i Baltimore inglesi dal campo Biferno, dal Madna, dal Nuova, dal campo di Canne. Dal Ramitelli no, perché lì ci stavano solo i piloti neri d’America, e quello è stato per loro la pista del riscatto dal pregiudizio razziale.
Per i bambini gli 11 anziani signori in divisa che sorridono e mostrano la bella targa-ricordo realizzata dallo scultore Michele Carafa sono i "vecchi piloti della guerra", gli "eroi che ci hanno liberato". Se lo scopo più profondo di questa manifestazione voleva essere trasmettere ai giovani il senso più vero della storia per convincerli che la pace è l’unico possibile futuro, allora la manifestazione è riuscita in pieno. Tre giorni di incontri, racconti e testimonianze hanno insegnato che studiare la storia così, in questo modo colloquiale e "leggero", non solo è interessante, ma è addirittura divertente.
 
I piloti e gli avieri del ’45 se ne vanno,  tornano a casa con una storia in più per i nipotini. Gorge Angle, Capitano statunitense, Lin Lundgaard, americano pure lui, che di Campomarino ricorda ancora con affetto il «vino buono e la facilità con la quale riuscivo a scambiare sigarette e aranciata con altre cose...».
Il Sergente Frank Swan, il Capitano Frank Doran e il Tenente Ted Brister, che mormora stupito "Se ripenso a quel periodo mi viene in mente una immagine in bianco e nero. Forse per lo sporco, la polvere che c’era. Era la guerra. Oggi Campomarino è cambiata, è a colori, luminosa. Sono molto contento di essere qui, di aver rivisto questi luoghi». Sono tutti e tre ex militari inglesi della Raf. Tutti e tre anno superato gli 80 anni.
Vanno via anche i due sudafricani, Jack Millin e il capitano Steve Stevens. Un vecchietto adorabile, che va in giro con le braccia cariche di foto e pagine di giornali da distribuire a tutti. «E’ tenero» commenta una ragazza che lo ha appena salutato. Ha 86 anni ed è "speciale": è stato il primo pilota missionario della storia dell’Africa, che dopo la guerra ha abbandonato la carriera militare per portare i viveri ai più poveri dei villaggi etiopi e sudanesi.
 
Infine un ultimo caloroso abbraccio agli italiani. Il generale Umberto Berardini, bello nonostante gli anni, con la moglie orgogliosa al fianco. Il Maresciallo Ronchetti, 84 anni, 2 Croci al Valore e una caterva di riconoscimenti, abbraccia un l’ex comandante Vittorio Sanseverino.
«Era il nostro mito giù al Biferno, bravissimo» dice.
Sarebbe potuto diventare Generale, Sanseverino, ma ha preferito abbandonare l’aeronautica per fare il collaudatore dei B 80 per la Fiat Avio. «Ho lasciato nel 1953 – racconta – perché amavo molto volare, e per evitare il rischio di restare chiuso in ufficio dell’Aeronautica accettai l’offerta della Fiat e mi congedai. I miei sottoposti dell’epoca finirono la carriera col grado di Generale... ma non ho rimpianti. Il mio desiderio più grande è stato sempre quello di restare in cielo il più a lungo possibile. L’ho fatto il più a lungo possibile, fino all’età di 62 anni». Fino a 25 anni fa.
 
Il Generale Domenico Spinelli sta quasi per piangere. «E’ stato bellissimo, grazie Peppino – dice a Marini – grazie a tutti per averci dato la possibilità di rivedere questi posti, di rivivere la storia».
Il Tenente Colonnello Costantino Petrosellini stringe il braccio della moglie Adriana. Tutti e due hanno vissuto a Campomarino per tre mesi, l’estate del ’44. «Non scorderò mai la gentilezza e l’ospitalità di questa gente, che ci ha accolto come fratelli», dice lui, applaudito con calore dalla folla che conosce la storia della contessa De Attellis, oggi scomparsa, che li ha accolti nel suo palazzo al centro di Campomarino insieme ai figli piccoli. In quella casa ci sono tornati tutti e due qualche giorno fa. Sono passati 60 anni, e la città è diversa. «Ma qui – dice il tenete “Pedro” con una leggera meraviglia, sulla soglia della vecchia abitazione De Attellis – è come una volta. Campomarino ci è rimasta nel cuore».
 
I piloti e gli aviatori del ’45 si salutano, strette di mano vigorose, pacche sulla spalle e abbracci. Si danno appuntamento alla prossima volta, anche se, in fondo in fondo, sanno che una prossima volta ci potrebbe anche non essere. Tornano a casa con le borse piene di rullini fotografici e biglietti da visita. Magari la prossima volta verranno i figli. Gianni Serapione, primogenito del sergente Pasquale (di Barletta) e della signora Teresa De Fanis, (di Campomarino), morti entrambi, è tornato dalla Francia per partecipare a questo Ve-Day. «Mio padre e mia padre sarebbero stati contenti di essere qui – dice – L’ho fatto per loro, ma anche per me. Sono emozionato. Sono contento. La prossima volta faccio venire pure i miei fratelli».

Le immagini nella galleria fotografica

(Pubblicato il 08/05/2005)

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