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Termoli ieri e oggi
La visita del Papa a Termoli:
il ricordo della gente
19 marzo 1983: Settantamila persone in città per salutare il Santo Padre. Una folla commossa ed emozionata, una giornata indelebile nella memoria dei cittadini


di Monica Vignale

due immagini della visita in città di Giovanni Paolo II
Galleria fotografica
E’ il 19 marzo del 1983. Una giornata di primavera, calda e assolata. Attesa con trepidazione da tutto il Molise, vissuta da molti mesi prima come l’evento degli eventi. La prima volta del Papa a Termoli. Quelle immagini, fissate sulla pellicola fotografica dell’epoca - colori sbiaditi e carta sgranata - sono rimaste impresse nel ricordo dei cittadini, indelebili e oggi ancora più vive. Rese intense dal dolore di tutti i fedeli del mondo, quell’oceano umano che piange la scomparsa dell’uomo del dialogo, dell’eroe infaticabile della speranza. Il Papa di due secoli, dei cambiamenti epocali, delle rivoluzioni storiche. Il Papa dei giovani, della gente. Capace fin da subito di farsi amare dalle folle, di stabilire quel rapporto reciproco di amore con le persone che non s’impara nemmeno in cent’anni. Lui ce l’aveva, questa dote innata e spontanea che l’ha reso indimenticabile per un pianeta intero.
 
Termoli oggi estrae dai cassetti della memoria il ricordo di quel giorno di 22 anni fa, quando l’elicottero del papa polacco atterrò nel piazzale del porto, l’elica ronzante nel sole e una delegazione emozionata a riceverlo. La giornata inizia alle 14 e 30, quando il Papa arriva nella cittadina adriatica dalla vicina San Salvo, dove ha pranzato con gli operai della Siv, la fabbrica del vetro che oggi ha cambiato nome. Scende, acclamato da migliaia di persone arrivate da tutto il centro-sud d’Italia, ricevuto dalle autorità. C’è l’onorevole Bruno Orsini, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. C’è il sindaco della città, un giovane Remo Di Giandomenico in fascia tricolore. C’è l’onorevole Girolamo La Penna, c’è il presidente della Regione, Giustino D’Uva, il presidente della Provincia Antonio Sappracone.
 
Ma soprattutto c’è la gente, 70mila persone e più venute  in treno, in pullman e in auto. Sono arrivate per una giornata di festa in una città blindata, dove tanti agenti non s’erano mai visti e non si sarebbero visti mai più. In una città che in pochi mesi ha cambiato il volto della sua periferia, costruendo strade e una grande piazza – intitolata al Papa - laddove c’era sterpaglia e campagna.
Giovanni Paolo II sorride e benedice tutti vicino il Monumento della Gente di Mare, sullo sfondo dei pescatori che levano le braccia in alto sporgendosi dalle barche verniciate di fresco. Poi sale sull’auto bianca che attraversa il Borgo Vecchio tra due ali di folla. La gente è ovunque: in strada, affacciata ai balconi e alle finestre da cui piovono drappi ricamati e stole di lino, addirittura sul tetto. Saluta l’uomo della speranza venuto a visitare quel posto che fu un borgo marinaro e che timidamente si appresta a entrare nella fase cruciale della sua metamorfosi industriale. Lo aspetta accalcata sotto l’Episcopio, dove Monsignor Cosmo Francesco Ruppi, il Vescovo di allora, lo riceve e gli mostra il palazzo e i “tesori” religiosi della diocesi. Lui stringe la mano alle autorità, si affaccia al balcone, spalanca le braccia e saluta la folla stretta in piazzetta. Quella folla che non urla, non grida, quasi timorosa di apparire maleducata e inopportuna davanti all’uomo della fede. Non può mancare la visita della splendida Cattedrale, dove il Papa s’inginocchia sulle reliquie di San Timoteo e prega. Intorno a lui c’è il silenzio, carico di speranza.
 
Ma il momento più atteso deve ancora arrivare. L’incontro con i fedeli avviene in piazza del Papa, dove un grande palco sovrasta una moltitudine colorata divisa da un lungo tappeto rosso. Tutto è stato organizzato nei più piccoli dettagli, con quella cura che soltanto i volontari della fede sanno avere. I preparativi sono cominciati molto tempo prima, quando – era novembre dell’82 – il vescovo Ruppi ufficializzò la grande notizia in Cattedrale. La straordinaria macchina delle parrocchie si era mobilitata immediatamente, e con il contributo del Comune e delle altre Istituzioni per molte settimane Termoli ha ospitato (al cinema Moderno, l’attuale Lumière, oppure in sala Consiliare), vaticanisti, autorità religiose, teologi.

 
La città è tappezzata di manifesti quando Karol Wojtyla, 62 anni portati benissimo, mette piede a Termoli. E tutto si svolge senza intoppi, tanto che lo stesso Vaticano si complimenta con quella città sconosciuta che è stata capace di reggere il peso e l’onore di avere come ospite il personaggio più importante del mondo. Piazza del Papa è divisa in settori: ogni gruppo di fedeli ha il suo posto nel reticolo complesso e disciplinato dell’organizzazione logistica. Sacerdoti, suore, famiglie, malati, anziani, autorità: ognuno sta dove deve stare, ma tutti sono uniti dall’identico senso di gratitudine per quell’evento  unico. Il Papa gira tra la folla – ha sempre fatto così, e non fa eccezione alla regola neppure a Termoli – accarezza la guancia di una donna che piange, spettina un bambino, stringe la spalla di un giovane disabile, lascia che le persone in attesa gli prendano la mano per baciare l’anello santo. E’ sorridente, ha gesti semplici e parole di conforto. Celebra una Messa che nessuno – tra quelli che c’erano, ed erano tanti - è riuscito a scordare, in un silenzio assoluto e incredibile. Parla di San Giuseppe il falegname, l’uomo del lavoro e dell’umiltà, accosta la sua figura a questa gente semplice che lavora la terra o esce in mare per prendere il pesce. Si rivolge alle famiglie, a “voi che state vivendo le rapide trasformazioni della società contemporanea e ne subite a volte preoccupanti contraccolpi. Voi – dice il papa polacco -  potete trovare nella famiglia di Nazareh, su cui Giuseppe vigila con trepida cura, il modello sempre attuale di una comunità di persone, nella quale l’amore assicuri un’intesa ogni giorno rinnovata”.
 Ed è anche per questo che Termoli, oggi addolorata come il resto dell’umanità, ci ha sempre visto un padre in quest’uomo forte e tenace che ha cambiato  il destino del mondo.

Le immagini nella galleria fotografica

(Pubblicato il 02/04/2005)

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