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Cronache
Eternit ad alto rischio, sequestrata la vecchia fornace
Sigilli all’ex stabilimento dei laterizi, dove il tetto in amianto costituisce un pericolo per la salute pubblica. E dove all’interno si scaricano illegalmente materiali nocivi. A chi spetta bonificare la struttura? La vicenda è oggetto di un’inchiesta


di Monica Vignale

Eternit in caduta libera. Pulviscolo cancerogeno che dal tetto logorato dal tempo si disperde nell’atmosfera, costituendo un rischio per la salute di tutti. La vecchia fornace è stata sequestrata perché è un “pericolo oggettivo”. La Procura della Repubblica di Larino ne ha disposto l’interdizione al termine di un controllo effettuato dai carabinieri, che da diverse settimane stanno rivoltando la città e l’hinterland a caccia di violazioni della normative che regolano la gestione ambientale del territorio. Dopo il sequestro dell’incrocio di via degli Abeti, dove sembra che per la rotonda in fase di realizzazione siano stati usati materiali non solo di scarto ma anche tossici, anche la Fornace è stata posta sotto sequestro.
 
Nel tardo pomeriggio di ieri (7 marzo) i militari dell’Arma di Termoli  hanno apposto i sigilli alla struttura di contrada Ponticelli, sulla strada che collega la cittadina adriatica con San Giacomo e Guglionesi. Quella costruzione, dimessa circa 10 anni fa dopo il fallimento dichiarato dagli amministratori dello Stabilimento Laterizi (Aureliano Crema e Vincenzo Sciarretta), rientra tra le opere da bonificare in quanto il tetto è realizzato in amianto, una fibra ad alta resistenza meccanica e molto flessibile che paga il pregio della sua versatilità con un livello elevato di nocività. L’eternit infatti con il passare del tempo tende a disgregarsi, e immette nell’aria particelle che, se inalate, possono favorire malattie respiratorie e neoplastiche. E’ quello che sta accadendo alla Fornace, vecchia e malandata, dove il tetto ha iniziato a deteriorarsi inesorabilmente.
 
Ma c’è un altro particolare che ha convinto i carabinieri a rendere l’area inaccessibile: il capannone dimesso e parte del piazzale antistante l’edificio erano stati convertiti in depositi (illegali) di altro materiale tossico. In pratica qualcuno – sul quale ora si sta indagando – utilizzava quell’area per scaricare altro eternit, metalli e sostanze inquinanti che in base alla legge vigente dovrebbero essere trasportati in siti sicuri per uno smaltimento privo di rischi.
 
Sulla Fornace è stato aperto un fascicolo d’inchiesta che ha lo scopo di ricostruire la storia dell’ex stabilimento di laterizi e appurare eventuali responsabilità. La vicenda sembra piuttosto complessa e presenta diversi punti oscuri. Per esempio: a chi tocca bonificare quel tetto? E perché finora nessuno si è mai preoccupato di verificare i rischi legati a quella struttura, che ha smesso di funzionare intorno agli anni ’90? La legge stabilisce che in caso di fabbricati di proprietà privata – come appunto la fornace – sono i proprietari che devono adeguarsi alla normativa. Se i proprietari dichiarano fallimento, il curatore fallimentare ha il dovere di provvedere alla bonifica. Se non lo fa interviene il Comune a sue spese, per rivalersi in un secondo momento sui proprietari.
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La vicenda della Fornace è comunque piuttosto complicata, e mancano all’appello diversi passaggi sui quali ora si sta cercando di fare un po’ di chiarezza.
 
Ma il problema più urgente è quello dell’eliminazione dell’amianto, che con la legge 257 del 27 marzo 1992, dopo una serie di provvedimenti che ne hanno man mano limitato l’uso, è stato messo definitivamente al bando. Da un anno e mezzo circa la regione Molise concede, in virtù di una legge regionale, contributi in favore sia di soggetti pubblici che di privati per procedere al risanamento dell’eternit, una procedura molto costosa che si ottiene o smantellando le lastre oppure incapsulandole.
 
La stessa legge stabilisce che i Comuni, in collaborazione con l’Arpam (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente) devono redigere una mappa delle situazioni a rischio, quindi archiviarle e disporre l’immediata bonifica degli edifici con presenza di amianto.
Un percorso che a Termoli deve ancora partire, e che di recente (dopo il caso del tetto in eternit vicino a una scuola materna) è stato sollecitato da alcuni consiglieri comunali, che superando le rispettive e diverse posizioni politiche hanno firmato un’unica mozione (approvata all’unanimità dal Consiglio Comunale dell’11 febbraio) per chiedere al sindaco e alla  Giunta l’immediata attuazione della norma, cioè la rimozione forzata dell’amianto che esiste in città.

(Pubblicato il 08/03/2005)

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