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Arriva la decisione
500 profughi nel villaggio del terremoto. Corsa al mega-appalto da 6 milioni l’anno
Il Consiglio comunale di San Giuliano di Puglia ha approvato la convenzione che prevede la trasformazione del villaggio provvisorio costruito dopo il terremoto in un centro di prima accoglienza che potrà ospitare fino a cinquecento profughi. Nei prossimi giorni la firma dell’accordo con la Prefettura di Campobasso farà scattare la mega gara d’appalto: due milioni di euro solo per i lavori di adeguamento delle casette e circa sei milioni di euro all’anno per i servizi da attivare, dal vitto all’assistenza socio psicologica. Tutto lascia intendere che si scatenerà una vera e propria corsa tra cooperative e altri soggetti per aggiudicarsi il progetto. Il Comune, che riceverà un canone di 400mila euro annui, ha chiesto garanzie in termini di sicurezza e conta di beneficiare anche di un risvolto economico ed occupazionale sul territorio. Non tutti sono d’accordo: da Santa Croce di Magliano il Comitato ‘No Hub’ continua a far sentire la propria voce: «Questo modello non è adatto a piccole realtà già provate dal post-sisma».

San Giuliano Di Puglia. Un paese ‘chiavi in mano’ costruito per ospitare gli sfollati del centro più colpito dal terremoto del 2002 nel periodo dell’emergenza. Casette di legno per ospitare le famiglie, una scuola, la farmacia, l’ambulatorio, la chiesa, i campi sportivi e i capannoni per le attività economiche collegati dalle vie che portano i nomi dei fiori. Un paese oggi deserto che presto, forse nella seconda metà del 2015, tornerà a ‘vivere’ con l’arrivo di circa cinquecento profughi provenienti dalle aree più povere dell’Africa. Il Comune di San Giuliano di Puglia ha approvato nel corso del Consiglio comunale del 27 novembre la convenzione che la prossima settimana firmerà in Prefettura per decidere il futuro dell’allora ‘insediamento abitativo temporaneo’.

Il villaggio sarà infatti trasformato in un centro di prima accoglienza per i profughi in formato ‘hub’:non si tratta dei vecchi Cara dove la permanenza dei migranti era molto lunga ma di un ‘modello sperimentale’ che prevede una presenza che si attesta sui trenta giorni. Il tempo, nelle intenzioni del Ministero dell’Interno, di fornire una prima assistenza alle persone dopo l’arrivo dai luoghi di sbarco e formalizzare, ad esempio, la domanda di asilo in attesa del successivo trasferimento nei Comuni o nelle strutture che hanno attivato i progetti Sprar, il Sistema di Protezione per i richiedenti asilo e rifugiati.
La firma della convenzione – di durata triennale - farà scattare tutte le procedure relative a una gara d’appalto che di certo non passerà inosservata. Una gara di livello europeo. I numeri parlano chiaro. Solo per i lavori di adeguamento del villaggio sono disponibili circa due milioni di euro. Per quanto riguarda i servizi (dall’assistenza sanitaria a quella psicologica, ai mediatori, a tutto il resto) il valore della gara potrebbe arrivare a diciotto milioni di euro. Nel senso che se il costo per la gestione di un rifugiato è pari a circa 35 euro al giorno il calcolo è molto semplice fatto su cinquecento ospiti: 17.500 euro al giorno, 500mila euro al mese e si arriva a sei milioni di euro ogni anno. È scontato pensare che la gara sarà appetibile e sta mobilitando già diverse cooperative e tutti quei soggetti in possesso di requisiti che possono aggiudicarsi un appalto che di certo non capita tutti i giorni.

Una ‘corsa’ alla gestione dei profughi per quello che sarà, a prescindere dal tipo di struttura, il centro più grande del Molise. Dal canone di affitto, inoltre, il Comune riceverà circa quattrocentomila euro all’anno.
C’è poi la questione sicurezza. Il sindaco, Luigi Barbieri, ha ricevuto rassicurazioni dalla Prefettura e dalla Questura che nel centro sarà attivo un presidio delle forze dell’ordine 24 ore su 24 e che verranno potenziate le caserme dei Carabinieri dei centri limitrofi in termini di uomini e mezzi. Questo per andare incontro alle esigenze di piccole comunità dove presto sarà molto semplice incontrare persone di nazionalità diversa che verranno ospitate, seppure per pochi giorni, all’hub di San Giuliano di Puglia.
Il Comune ha chiesto garanzie anche per quanto riguarda il tipo di accoglienza, ‘preferibilmente famiglie con bambini’ e sui numeri: non più di cinquecento. Viene da sé che il tutto porterà anche un indotto a livello di occupazione in un’area desertificata proprio a causa della mancanza di lavoro e quindi risvolti economici per le attività commerciali. Al villaggio si dovrà cucinare, pulire, assistere, collaborare, coordinare, controllare e tutto questo presuppone l’impiego di personale.

Ma non sempre tutto è oro quello che luccica. Resta il fatto che un paese, anzi paesi che hanno superato l’emergenza del sisma e sono tornati alla normalità, presto si confronteranno con un altro tipo di esperienza. Con l’accoglienza di un numero così elevato di persone, non bisogna dimenticare chedi uomini e donne si tratta e non di merce da spostare da un posto all’altro; con i cambiamenti che un progetto di questo tipo porta e con la vita quotidiana animata da tale novità. Non è un caso se la decisione di ospitare i profughi a San Giuliano abbia fatto rumore anche nell’hinterland tanto che a Santa Croce di Magliano si è costituito un Comitato ‘No Hub’. Il gruppo, promosso dai quattro consiglieri di minoranza, non si dice contrario all’accoglienza dei migranti ma ne contesta il metodo. Secondo il Comitato si tratta di numeri troppo alti per un territorio impreparato a un impatto sociale del genere ma l’area del cratere sarebbe più adatta accogliere piccoli gruppi in ogni paese proprio così come sta avvenendo con i progetti Sprar. Ma la decisione ormai è presa.

(Pubblicato il 28/11/2014)

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