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'Si vive una volta sola'
Paolo, che ha mollato il lavoro e ha venduto tutto per fare il giro del mondo in autostop
Ha lasciato il lavoro per cambiare prospettiva di vita e vivere un’esperienza fuori dagli schemi: un giro del mondo col «pollicione». Lui si chiama Paolo Leone, 31 anni, termolese e con una consolidata esperienza nel settore dell’informatica: «Non ero felice e non sopportavo una vita monotona». Zaino, computer, cellulare e una Gopro in tasca ha le idee chiare su come organizzare il lungo viaggio dall’Italia all’Europa, all’Australia e poi si vedrà. Si è dato anche un decalogo, tra i comandamenti c’è l’obbligo dell’autostop (tranne per le eventuali traversate oceaniche o i necessari viaggi in aereo; non mangiare mai nei fast-food ma preferire sempre il cibo locale; dormire solo da amici o con il sistema di ospitalità in stile coachsurfing; indossare sempre gli occhiali da sole. E tra i progetti ci sono un blog, interviste e tanto altro.


di Fabrizio Occhionero

Termoli. La prima volta che alzerà il «pollicione» per iniziare la grande impresa è fissata al prossimo 18 settembre. Partenza da Termoli e destinazione Marche. Ma non è escluso che per il primo tratto verrà accompagnato dagli amici, tanto per iniziare. Poi sarà solo autostop. Dall’Italia all’estero. Per un giro del mondo che conta di ricordare per tutta la vita. Lui si chiama Paolo Leone, ha 31 anni, di Termoli e con una consolidata esperienza del settore dell’informatica. Ha «mollato» il lavoro e ha deciso di «cambiare rotta» perché, in sostanza, «si vive una volta sola». Il progetto è quello di un «giro nel mondo in autostop» e ’Pleone’, questo il soprannome del protagonista è ora pronto per lo «start».

Paolo, non dirmi che l’hai deciso da un giorno all’altro...
«La scelta è maturata nel tempo e sono superconvinto di averla fatta. Ho studiato e lavorato a Bologna nel settore dell’informatica per quasi dieci anni poi sono stato chiamato a Treviso dove ho lavorato tre anni in un’azienda di comunicazione. Non ero felice e avevo comunque voglia di cambiare aria nonostante le garanzie che il lavoro mi offriva. Ho pensato prima di andare a Londra o a Berlino poi ho deciso di fare ’downshifting’».

Downshifting?
«Esatto. Lavoro di meno, prendo meno soldi e il tempo che ho a disposizione lo riservo per per me, lo spendo per essere felice. Sono contrario alla monotonia, non riesco a fare sempre le stesse cose e quando una cosa diventa ripetitiva perdo le staffe. Ho iniziato così a rivedere le mie abitudini a gestire con attenzione le mie entrate. Poi ho preso la decisione definitiva di partire per questo viaggio e gli stessi amici mi hanno detto: ’E’ una cosa adatta a te’».

Come ti sei organizzato? Non è che parti per un week-end!
«Per viaggiare ho scelto innanzitutto l’autostop sia perché si risparmia ma anche perché c’è il contatto continuo con tante persone e si interagisce. Per l’alloggio dove non ho dei contatti o degli amici sceglierò il sistema del coachsurfing, ovvero un network delle persone che offrono ospitalità in tutto il mondo. Per quanto riguarda l’aspetto economico ho messo da parte ottomila euro. Ho venduto la macchina, attrezzature e tanto altro. Oltre allo zaino accessoriato porterò con me un computer, un cellulare e una Gopro, ossia una videocamera indossabile e non mancherà una tenda».

Basterà? «Mi basta un computer per lavorare e creare dei siti quindi non escludo di mettermi all’opera dove ci saranno la possibilità o l’opportunità. Inoltre, aggiornerò il mio blog (www.pleone.it».

Ti sei dato delle regole?

«Sì, una sorta di decalogo. Tra i comandamenti c’è l’obbligo dell’autostop (tranne per le eventuali traversate oceaniche o i necessari viaggi in aereo); non mangiare mai nei fast-food ma preferire sempre il cibo locale; dormire solo da amici o con il sistema di ospitalità in stile coachsurfing; indossare sempre gli occhiali da sole che ovviamente porto sempre con me».

Dove andrai? Quali Paesi pensi di visitare?
«Si parte dall’Italia. Ho già appuntamento per un co-working nelle Marche ad Osimo dove parlerò della mia esperienza. Poi a Bologna a Milano e quindi in Europa. Prima la Svizzera, poi il sud della Francia, della Spagna e del Portogallo fino alle Isole Canarie dove penso di passare il Capodanno.
Poi ho intenzione di ’risalire’ e raggiungere l’Irlanda e l’Inghilterra. Da Londra penso di partire per l’Australia entro maggio dato che ho già prenotato il visto per il working - holiday che ti offre la possibilità di lavorare durante una vacanza di un anno».


Mancano alcuni continenti, però! «Tutto è in progress. Penso all’America, al resto dell’Oceania, all’Asia. Una cosa alla volta. Sempre di un giro del mondo si tratta..».


Hai già delle idee sulle cose da fare durante questi spostamenti? «
«Sì, ho pensato a due format. Il primo consiste nel girare una video-intervista con tutte le persone che mi daranno un passaggio. Tre domande: Perché ti sei fermato, racconta chi sei in trenta secondi e un consiglio sui luoghi e su cosa fare nei posti che girerò. L’altro format penso di realizzarlo nelle città più grandi. In sostanza mi fermo in una piazza bendato, indosso un cartello ’I Trust You’ - ’Mi fido di te’ e apro le braccia. Vedremo chi mi abbraccerà; una sorta di esperimento sociologico per capire anche i comportamenti delle persone che vivono in un paese e misurare così il grado, come dire, di fiducia e accoglienza. Inoltre, sono pronto a inviare una cartolina anche a chi vorrà fare una piccola donazione».

Quali sono le tue aspettative?
«Sono sicuro di vivere una grandissima esperienza a livello personale e non solo. Il mio bagaglio culturale ne uscirà sicuramente ingigantito e chissà quante avventure potrò vivere in grande libertà».

Hai una sorta di ’motto’ per questo giro del mondo molto particolare? «Si vive una volta sola e non possiamo spendere il tempo solo per lavorare ma bisogna anche conoscere i luoghi dove viviamo noi e dove vivono gli altri».

(Pubblicato il 16/09/2014)

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