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Cronache
Non solo rifiuti tossici: nel Nucleo i siti inquinati sono sette. E la bonifica è un’utopia
Contaminazioni da cromo, trielina, solfati, manganese ma anche amianto e altri metalli pesanti nel Consorzio Industriale di Termoli. Non solo rifiuti illeciti e pericolosi sversati nei terreni della provincia di Campobasso dalla criminalità organizzata, ma anche il più classico e quotidiano inquinamento industriale. La Provincia di Campobasso pubblica un elenco di siti inquinanti che va dalla pompe di benzina dismesse ai rifiuti illeciti e pericolosi di Guglionesi II e Campomarino passando per i fumi e gli scarichi delle industrie del Consorzio industriale termolese.


di Alessandro Corroppoli

Aspettando San Basso
Termoli. La psicosi da “schiavonite” ha recentemente fatto saltare sulla sedia l’opinione pubblica molisana la quale, non tutta ovviamente, ha sempre un po’ sonnecchiato sulle problematiche ambientali e si è crogiolata sulle varie rassicurazioni che di volta in volta venivano date gli amministratori di turno. E invece son bastate poche righe, vecchie di 17 anni, del pentito di camorra, Carmine Schiavone, per allarmare in maniera legittima e giustificata tutta la popolazione.
Eppure, che il Molise e in particolare il bassomolise nel triangolo compreso tra Guglionesi – Consorzio Industriale -Campomarino, fosse una delle zone più inquinate della regione era alla conoscenza di tutti. Inquinato sia a causa degli smaltimenti illegali della criminalità organizzata e sia dagli scarichi industriali delle fabbriche presenti nel Nucleo. Ed è proprio su quest’ultime, senza escludere anche le prime, che la Provincia di Campobasso stila un elenco di siti inquinanti.

La scheda tecnica, consultabile sul sito ufficiale dell’Amministrazione Provinciale, si divide in tre parti. La prima sezione è dedicata ai distributori di benzina o meglio a quei distributori di benzina che hanno sostituito (o sono in procinto di farlo) la vecchia e fatiscente cisterna per la raccolta del carburante. In questi siti, nove in tutto, si registra una massiccia presenza di idrocarburi nell’atmosfera. Il pericolo collegato agli idrocarburi è quello del potere cancerogeno di benzene e benzopirene, crisene, derivati dell’antracene. In diversi siti in questione la bonifica è partita in altri sta per avviarsi.

La seconda parte dell’elenco è dedicata agli insediamenti industriali. A far la parte del leone è l’area del Consorzio termolese. Le aziende coinvolte sono sette. Da quelle chimiche alla centrale turbogas, passando per la centrale a biomassa. Qui i materiali inquinanti riscontrati sono cromo, trielina, solfati vari, manganese ma anche amianto e metalli varipresso la Geotec spa – ex Italcromo. In questo caso, se si escludono la I.T.T. e la F.I.S dove la bonifica è in atto, sul resto del campione individuato siamo ancora in alto mare. In tutte le altre aziende si è ancora nella fase propedeutica alla individuazione dell’origine dell’inquinamento o come nel caso dell’ex Italcromo si sta ancora discutendo sulla migliore metodologia da utilizzare per bonificare l’area.

Qualcosa, viceversa, sembra muoversi attorno alla centrale turbogas. Il sito industriale sorge su un terreno dove l’acqua è inquinata, contaminata da percentuali di manganese, solfati e ferro che superano abbondantemente il livello di guardia. A dircelo sono gli stessi amministratori della centrale termoelettrica a ciclo combinato, di proprietà di Sorgenia Power Spa che fa capo al gruppo di Carlo De Benedetti. È notizia di qualche giorno addietro l’avvio della fase di bonifica con una indagine idrogeologica dopo oltre due anni dalla scoperta.
La terza parte del documento pubblicato della provincia di Campobasso si chiude con i due siti, Guglionesi II e Campomarino - contrada Arcora - , interessati dallo sversamento dei rifiuti tossici.

Se del primo ci siamo abbondantemente occupati nei giorni scorsi sottolineando come nonostante gli ingenti fondi stanziati dal Governo nazionale per favorire la messa in sicurezza e la bonifica non sia ancora terminata la prima e men che meno iniziata la seconda, per Campomarino la situazione è pressoché simile.
Nel 2003 a Campomarino, incastonata fra terreni coltivati come una bomba invisibile, è stata scoperta una discarica clandestina di rifiuti altamente tossici. Fanghi di conceria, tra i materiali più nocivi che esistano, scarti di lavorazioni industriale di fabbriche del nord Italia, seppelliti nella tranquilla e fertile terra bassomolisana dalla mano della camorra, con la placida connivenza di imprenditori locali.

L’operazione, citata anche da Roberto Saviano nel suo best-seller “Gomorra”, prese il nome di “Mosca” e venne condotta dai carabinieri del Ros di Campobasso.
Bando di Gara
Un anno di indagini serrate, pedinamenti, appostamenti, intercettazioni e filmati. Alla fine gli arresti tra Molise, Campania e nord Italia e una scoperta agghiacciante: lì sotto, in una zona a ridosso del mare e confinante con terreni coltivati, prevalentemente a grano, tonnellate di metalli altamente cancerogeni. Il processo per associazione a delinquere finalizzata alla gestione e al traffico di rifiuti pericolosi è finito in una bolla di sapone (reato prescritto, tutti prosciolti) ma sulla gestione del business da parte delle ecomafie non ci sono dubbi. Gli scarti delle concerie e delle fabbriche metallurgiche del nord – Piemonte, Veneto e Toscana – approdavano in bassomolise dopo essere passati attraverso la gestione dei clan camorristici campani.
Ma la messa in sicurezza e la relativa bonifica dell’area dopo nove anni a che punto è?

Lo abbiamo chiesto agli uffici della Provincia i quali ci hanno risposto che ancora nulla si è fatto, o meglio si sta ultimando la fase di predisposizione del piano attuativo per la rimozione dei materiali pericolosi e la conseguente bonifica dell’area.
La ditta Alba Rosada, che risulta proprietaria di quei sei ettari di terreno che verosimilmente celano una bomba ecologica avviò le operazioni di rimozione dei big bags, i sacchi zeppi di veleno interrati a contrada Arcora. Ma dopo un primo breve step le operazioniterminarono presto. Perché? Perché i fondi messi a disposizione per la rimozione dei sacchi inquinanti erano troppo pochi mentre l’area inquinata è molto più vasta di quel che si pensava.

(Pubblicato il 21/11/2013)

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