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Cocco Billl
 
Gomorra
25 anni dopo. Soldi finiti e niente bonifica: la terra dei veleni diventa "rogna nostra"
Dal 1° ottobre il sito tossico passa nella esclusiva competenza degli enti locali: il Ministero, dopo aver concesso un finanziamento che non è servito nemmeno ad avviare la messa in sicurezza di una delle zone più inquinate d’Italia, ha depennato il sito dalla ’lista nera’ ministeriale. A distanza di un quarto di secolo quei 56mila metri quadri a sette chilometri dal centro di Guglionesi, continuano purtroppo a trasudare di sostanze tossiche: metalli pesanti, cromo, mercurio e piombo. Carlo Lalli, il dirigente provinciale, conferma: «I soldi del 2011 sono finiti e ora che non facciamo più parte dei siti di interesse nazionale la patata bollente è tutta di competenza regionale».

di Alessandro Corroppoli

Guglionesi. Una delle zone più pericolose e più inquinate d’Italia, un disastro ambientale di cui ancora oggi, a distanza di un quarto di secolo, si ignorano gli effetti. Una bonifica mai completata e forse mai iniziata per davvero: in Basso Molise il sito denominato “Guglionesi II” non solo rimane un’opera incompiuta dal punto di vista del recupero e del ristoro ambientale ma, dallo scorso 11 gennaio, è stato escluso anche dal novero dei siti di interesse nazionale, diventando un problema tutto molisano.

L’ultima proroga scade il 30 settembre di quest’anno dopodiché, dal primo ottobre 2013 – cioè da ieri - l’affaire “Guglionesi II” passa tra le rogne tutte locali. A gennaio, infatti, l’allora ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, con apposito decreto ministeriale – il numero 7 - decide di eliminare dai siti di interesse nazionale il terreno bassomolisano. Un depennamento che non porta con se nulla di buono non solo perchè la cancellazione dall’elenco non corrispondente ad avere un’area bonificata ma anche perché più nessun fondo verrà elargito dal Ministero per farlo.

E dire che i presupposti per portare a termine l’operazione di messa in sicurezza e di bonifica c’erano eccome. Correva l’anno 2011 quando il Ministero dell’Ambiente concesse un finanziamento alla Provincia di Campobasso per ultimarne il risanamento ambientale di quel terreno, un vasto appezzamento immerso nella campagna coltivata tra Guglionesi e Larino, all’altezza delle cave di gesso. Lì, secondo una inchiesta approdata in Tribunale, i proprietari di un allevamento di lombrichi avrebbero consentito a centinaia di camion provenienti soprattutto dal nord Italia di scaricare sostanze tossiche e altamente nocive: metalli e scarti di lavorazione industriale, penetrati nella terra, in parte sotterrati, in parte sversati. Sostanze che invece di essere smaltite secondo i criteri regolari hanno avvelenato la campagna molisana, proprio come in Gomorra. Dietro la mano dell’ecomafia, senza dubbio, anche se a subire una condanna sono stati soltanto i gestori locali – termolesi – che hanno permesso l’operazione criminale coperta dalla lombricoltura.

Nel 2011, vent’anni dopo il disastro, il ministero ha dunque concesso alla Provincia di Campobasso 692.470,00 euro per eliminare e risolvere definitivamente il problema. La Giunta provinciale di centrosinistra, guidata da Nicola D’Ascanio, approva l’accordo di programma e, di fatto, dà mandato per l’inizio dei lavori. Lavori che stando a quanto stipulato nell’accordo sarebbero dovuti terminare in soli cinque mesi dal loro avvio.
Siamo nel febbraio del 2011 e tutto sembra svolgersi in maniera corretta, tanto che un po’ tutti intravedono un lieto fine. E invece, a distanza di due anni, i lavori sono ancora in altissimo mare: «No, non parliamo di bonifica ma solo di messa in sicurezza che è cosa bene diversa,– ci dice il dirigente provinciale al ramo, Carlo Lalli – i soldi del 2011 sono finiti e ora che non facciamo più parte dei siti di interesse nazionale la patata bollente è tutta di competenza regionale».

Il soggetto attuatore ovviamente è il comune di Guglionesi che appalta i lavori a favore dell’azienda Eco Studio s.r.l. di Livorno, specializzata nel settore dei servizi ambientali. I lavori di messa in sicurezza si svolgono a rilento, a differenza dei costi che lievitano velocemente e in maniera esponenziale rispetto a quanto stabilito nell’accordo di programma del febbraio 2011. Nell’ultima determina comunale, datata 28 agosto 2012, si può leggere che “per il completamento della messa in sicurezza del sito di che trattasi, caratterizzazione e predisposizione del relativo progetto di bonifica, occorre un ulteriore finanziamento, quantificato in € 1.192.469,60”.

Ricapitoliamo. Il Ministero stanzia poco meno di settecento mila euro nel febbraio del 2011 per la messa in sicurezza e la bonifica del territorio in questione. Il comune di Guglionesi a distanza di dodici mesi, con il cantiere ancora aperto (5 mesi era il tempo programmato dal Ministero per completare i lavori), chiede ancora finanziamenti per circa un milione e duecentomila euro. Delle due l’una: o il Ministero ha commesso errori di valutazione nell’assegnare una cifra esigua per mettere in sicurezza e bonificare l’area oppure il soggetto attuatore, ossia il comune di Guglionesi, ha ecceduto nelle spese se non sperperato alcune somme di denaro in altri capitolati di spesa.
Ovviamente il nuovo contributo viene chiesto al Ministero competente il quale però, dapprima risponde con la richiesta al comune basso molisano di emettere ordinanze in merito all’individuazione del soggetto inquinante(ordinanze tutt’ora ancora non emessa),e successivamente con la cancellazione dalla lista dei siti di interesse nazionale.

Il Decreto ministeriale però, non è stato applicato solo per Guglionesi II e quindi per il Molise ma anche verso altri siti e conseguentemente verso altre regioni. Alcune delle quali, come la Campania e la Lombardia ad esempio, hanno impugnato l’accorgimento governativo. Non così la Regione Molise, che era sì attraversata dalle solite peripezie politiche ma è anche composta da dirigenti e tecnici dai quali ci si sarebbe aspettati quantomeno un sussulto d’orgoglio, vista l’importanza della problematica.
Invece nessuna voce di protesta si è levata dagli uffici ammnistrativi regionali.

Eppure, con l’ultimo contributo ministeriale si dovevano terminare, una volte per tutte, i lavori - prima di messa in sicurezza e poi di bonifica - iniziati nell’ormai lontano 2004 quando, appunto, cominciarono le prime operazioni di rimozione e di smaltimento di parte dei rifiuti speciali e pericolosi, dei fanghi e delle coperture d’amianto, e si realizzarono le trincee drenanti perimetrali. Ma, proprio come accade oggi, dopo un paio d’anni l’intervento i lavori si fermarono a metà, e senza troppe spiegazioni. I soldi finirono, con buona pace del diritto della popolazione a vivere in un ambiente, per quanto possibile, sano.

Una superficie di 56mila metri quadri a sette chilometri a sud-ovest dal centro di Guglionesi, continua purtroppo e suo malgrado a trasudare di sostanze tossiche: metalli pesanti, cromo, mercurio e piombo.Eppure, nonostante la pericolosità dell’area, nonostante i timori della popolazione e l’impennata di malattie neoplastiche nei dintorni, nonostante il fatto che il sito fosse stato inserito nella “lista nera” delle zone tossiche nazionali, nonostante i fondi devoluti, l’appezzamento di terra denominato “Guglionesi II” rimane tutt’oggi un’opera incompiuta nel più classico stile italiano in salsa molisana.

La vicenda, nonostante risalga ai primi anni Novanta, è ancora fresca nei ricordi dei cittadini adriatici. A Guglionesi, Termoli e nei paesi limitrofi fece molto clamore: per diversi mesi “insospettabili” camion provenienti da fuori, e in particolare dal nord Italia, scaricarono tonnellate di rifiuti altamente nocivi nel terreno. Quei rifiuti sarebbero dovuti essere stati smaltiti a norma di legge in appositi impianti e conformemente alla legge che tutela, almeno a parole, la sicurezza dell’ambiente e della salute pubblica. Invece venivano sversati nel terreno basso molisano secondo quella prassi che fa venire i brividi perché è la stessa utilizzata dalle ecomafie.

L’area, quando le indagini accertarono l’esistenza di una sfilza di reati degni di un capitolo di ‘Gomorra’ di Roberto Saviano, venne sequestrata. I proprietari dell’appezzamento, conniventi con il traffico illegale di rifiuti tossici, arrestati e condannati. Si scoprì che misero a disposizione il terreno dietro lauto compensi al malaffare che specula sui rifiuti nocivi.
Oggi sono naturalmente usciti dal carcere e hanno lasciato questo territorio. I metalli pesanti invece, la “monnezza” avvelenata che è l’oro della camorra, sono ancora lì. A contaminare un pezzo del Basso Molise che aspetta giustizia da oltre vent’anni.

(Pubblicato il 02/10/2013)

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