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Societą & Costume
Scuola, quei tagli che penalizzano i bambini pił deboli
La legge che riduce i fondi per gli insegnanti di sostegno crea allarme fra le famiglie e imbarazzo tra i presidi. Lesempio di San Martino in Pensilis.
di Caterina Sottile
Le mamme degli alunni della Scuola Elementare di San Martino in Pensilis lanciano un appello forte, che non prevede possibilità di distrazione: la riforma scolastica che riduce i fondi per gli insegnanti di sostegno penalizza pesantemente i bambini "non del tutto autonomi" e lascia le loro famiglie in una solitudine indegna per un paese civile come l’Italia. Un allarme ormai diffuso che ha attraversato tutta la penisola. La figura dell’insegnante di sostegno per i disabili è presente nella scuola italiana dal 1977 ed ha determinato un aumento della frequenza scolastica da parte di questi piccoli alunni progressivo e costante. Nel corso degli anni ha peraltro favorito un grande miglioramento nella qualità della vita dei bambini e delle loro famiglie. La filosofia di quella legge trasformava l’handicap in una opportunità, rimuovendo dalla nostra cultura il pregiudizio e l’ isolamento e dava ad intere generazione la forza istituzionale di sostenere energie, potenzialità, umanità e intelligenze altrimenti nascoste e mortificate dalla difficoltà fisica. Un bambino diverso aveva la possibilità di ridurre la distanza dal traguardo dell’Istruzione e di progettare la propria esistenza al pari di tutti i suoi coetanei. Una conquista di civiltà e di democrazia, perché la democrazia è il "valore della differenza". E quale differenza è pił penalizzante e annichilente di quella procurata da un handicap fisico? Oggi torniamo indietro con una legge che crea paura e disorientamento nelle famiglie e persino imbarazzo tra i dirigenti scolastici costretti a confrontarsi direttamente con le madri ed i padri di alunni a cui non si vuole pił garantire il diritto all’istruzione.
Nessuna retorica e nessun allarmismo gratuito, perché la realtà è che se, come nella scuola di San Martino in Pensilis, si passerà da sei a due insegnati di sostegno, è inevitabile che i nove bambini a cui era stato affidato il sostegno rimarranno in balia della "buona volontà e del buon cuore" delle maestre. Un ruolo scomodo ed inaccettabile per un insegnante che sarebbe costretto, per rispettare tempi e ritmi dei bambini meno autonomi a trascurare tutti gli altri, o, viceversa, a non poterli aspettare ed ascoltare. Chi di noi si sente davvero sereno a non riconoscere a quei bambini il diritto sacro di andare a scuola, di imparare, di essere uguali agli altri? Il finanziamento pro-capite per alunno disabile passa dal valore di 145,22 euro nel 2001 al valore di 79,59 euro nel 2003, con una riduzione del 50 per cento; i sussidi didattici e tecnologici finanziati nel 2001 con oltre 4 milioni di euro oggi sono stati ridotti a 0; i finanziamenti ai Pof (Piani di offerta formativa) sono ridotti, dal 2001 al 2003, del 30 per cento. Non sfugge l“importanza di questo dato che è conferma della sempre pił ridotta autonomia della scuola pubblica, e che è sensibilmente peggiorato dal vincolo di spesa del 40 per cento circa che le singole scuole hanno già impegnato nel prossimo esercizio finanziario verso l“area informatica: ciò significa che la tanto decantata svolta verso l“informatica avviene non con aumenti degli investimenti ma con tagli ad altre attività (per esempio alla specializzazione degli insegnanti di sostegno attraverso corsi autofinanziati dalle scuole); riduzione dell“organico degli insegnanti di sostegno di diritto (che fino al 2000 era costantemente aumentato) e aumento dell“organico precario, che era, di converso, costantemente diminuito. Quest“ultima scelta rende l“integrazione del bambino disabile, attraverso il cambio continuo degli insegnanti, molto ardua se non addirittura impossibile.
Oggi il rapporto tra alunni cosiddetti normali e alunni disabili è pari al 50,55. Ciò significa che la nostra scuola aveva realizzato un progetto di crescita e di civiltà che riconosceva alla popolazione infantile "meno fortunata" lo stesso valore e gli stessi diritti degli altri. Ora si pretende di gestire il patrimonio umano del nostro Paese sulla base non del diritto ma della cecità politica. Quante mamme hanno potuto lavorare, occuparsi pił agevolmente degli altri figli grazie alla presenza degli insegnanti di sostegno? A San Martino in Pensilis ci sono bambini con patologie lievi ma anche piccoli alunni assolutamente non in grado di frequentare la scuola senza l’attenzione costante e diretta delle maestre di sostegno; bambini che in questi anni avevano ottenuto enormi conquiste psicologiche acquistando capacità di socializzazione, sicurezza, autonomia dai genitori e dalle famiglie ed interesse per l’attività scolastica. Noi stessi avevamo constatato come le attività didattiche e extra scolastiche promosse dagli insegnanti della Scuola Elementare di San Martino avessero fatto emergere la capacità di integrazione e di collaborazione di quei bambini con i loro coetanei.
Oggi i genitori chiedono risposte ad una domanda difficile ma fondamentale per capire quale sarà la vita dei loro figli: "Dobbiamo continuare a credere nella società dei Diritti e della Giustizia o spiegare ai nostri figli che sono nati nel posto sbagliato e nel momento sbagliato?" Un bambino "disabile" che si sente svantaggiato fra gli amici di scuola è una sconfitta della Politica e dello Stato: perché i nostri figli avranno sempre i genitori al loro fianco ma probabilmente sarà intaccata nella loro coscienza la fiducia nel mondo esterno. Non possiamo pensare al disagio fisico come un "costo sociale" da abbattere, perché questa visione delle cose rivela una profonda incapacità di programmare il futuro. Gli alunni di San Martino in Pensilis hanno superato l’isolamento ed hanno sfondato letteralmente i cancelli dell’ handicap e grazie a questo probabilmente diventeranno adulti autonomi, autosufficienti, colti, istruiti. Impedirgli di studiare e di sentirsi uguali vorrà dire creare un’altra generazione di persone impossibilitate a pensare a se stesse: un costo sociale, questo si, davvero insostenibile. Le mamme ed i papà degli alunni di San Martino fanno appello al buon senso, al senso di Giustizia ed alla serietà politica e chiedono aiuto, subito, alle Istituzioni scolastiche e politiche perché si possa impedire che i loro figli debbano capire "troppo presto" che l’Istruzione, come molte altre cose, è un privilegio e non un diritto. Ovviamente, fino a prova contraria, in Italia non è così. Basta avere la volontà di trovare una soluzione che non penalizzi, ancora una volta, chi ha il diritto morale e legale di crescere e di studiare, indipendentemente dalle proprie incolpevoli difficoltà.
LINK Ministero dell'Istruzione, dell'Universitą e della Ricerca
(Pubblicato il
11/05/2004)
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