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Una richiesta d'aiuto
"Il mio bambino sta molto male, e non abbiamo più i soldi per andarlo a trovare in ospedale"
Sidy Ngom, che tutti a Petacciato conoscono con il nome di Carlos, è il papà di Walter, il bimbo che dallo scorso 3 agosto è in coma, ricoverato in Rianimazione nell’ospedale di Foggia, dopo essere stato investito da un’auto nel centro di Petacciato, a pochi metri da casa, mentre era in bici con suo fratello maggiore. Il 53enne senegalese rivolge un appello accorato: «Non sono abituato a chiedere aiuto, ma non sappiamo come fare. Ogni giorno viaggiamo in auto per andare a trovare il nostro piccolo, nell’ospedale di Foggia, ma è una grossa spesa, trenta euro alla volta solo di gasolio. Qualcuno ci aiuti», Carlos fa il bracciante agricolo: «Si lavora solo cinque o sei mesi all’anno, se potessi trovare un lavoro più stabile, anche con mia moglie, riuscirei ad affrontare questa emergenza».


Termoli. Tra i documenti che Carlos tiene in una sacca a tracolla, infilate in un portatessere di plastica trasparente, ci sono le foto del piccolo Walter.
In quelle minuscole immagini risalta lo sguardo vispo di un bimbo di tre anni. Quello sguardo è un pensiero fisso e una speranza. La speranza che i suoi occhi, rimasti chiusi dallo scorso 3 agosto, tornino a esprimere tutta la vitalità della sua tenera infanzia.

Il papà le mostra, mentre racconta una storia drammatica, che racchiude un’accorata richiesta di aiuto.
Carlos in realtà si chiama Sidy, Sidy Ngom. L’altro è il nome che il 53enne si è dato, quando era ancora in Senegal, «mi piaceva il calcio e spesso i giocatori poi scelgono di chiamarsi in un altro modo». Tutti, nel paese bassomolisano dove si è stabilito da dodici anni, lo conoscono con il suo secondo nome. Suo figlio quattro settimane fa è stato investito da un’auto, nel pieno centro di Petacciato, a due passi da casa, mentre era in sella a una bici. E da allora è in coma farmacologico, nella sala vetrata del reparto di Rianimazione degli ospedali Riuniti di Foggia dove è stato trasferito quella stessa notte, dopo i primi accertamenti al San Timoteo di Termoli. Era dietro al fratello più grande, Ibra, che guidava con la spensieratezza di una pedalata all’aperto, in una torrida sera d’estate quando all’improvviso una macchina, vicino piazza “Padre Pio”, li ha travolti.

«Sono rimasti feriti tutti e due, e Walter dopo l’impatto è rotolato sull’asfalto, trascinato per un tratto, finendo su un tombino. Da allora non si è più ripreso», racconta Carlos.
Il piccolo di 3 anni da quasi un mese è immobile, in un lettino del policlinico, sedato con i farmaci. Il fratello, che tra non molto compirà nove anni, ha riportato un lieve trauma cranico e dopo le prime cure nell’ospedale di Termoli è stato dimesso con una prognosi di dieci giorni.

Insieme ai genitori, non passa giorno senza andare a trovare Walter. Dalla mattina alla sera, dal lunedì alla domenica, la famiglia raggiunge l’ospedale in macchina, anche solo per guardare il piccolo da lontano, attraverso le pareti vetrate, e avere aggiornamenti dai medici. Le visite durano anche pochi minuti, nel reparto dove sono seguiti costantemente i casi più gravi. Ma non importa: «Di solito partiamo intorno alle 9 del mattino, e dopo una prima visita, intorno all’ora di pranzo, aspettiamo fino alle 18, per rivedere nostro figlio e poi tornare a casa», racconta Carlos.
«Walter sta molto male, purtroppo ha un gravissimo ematoma che insiste sul cervello – aggiunge Carlos – il 12 agosto d’un tratto ha cominciato a muovere le manine e le gambe, ma non ha mai riaperto gli occhi. Speravamo tutti che si fosse ripreso, ma poi le sue condizioni si sono nuovamente aggravate, ed è ancora in coma, dopo tutti questi giorni».

Il papà del piccolo parla in un discreto italiano, condito anche di espressioni dialettali. E il suo racconto si trasforma in un appello. Una richiesta di aiuto perché affrontare ogni giorno quel viaggio, anche se di pochi chilometri, costa parecchio, per la sua famiglia. «All’inizio per due volte abbiamo preso il treno, ma poi abbiamo capito che non conveniva e quindi facciamo avanti e indietro con la macchina, ma per le trasferte, quotidianamente, spendiamo trenta euro solo di gasolio, senza calcolare il cibo».

Carlos è l’unico a lavorare, in casa: «Faccio il bracciante agricolo in un’azienda vicino Cupello, ma alla fine in un anno sono impegnato solo cinque o sei mesi, e poi dipende anche dal tempo. Se piove, salta tutto. Ad agosto per la raccolta dell’uva ho lavorato solo quattro giorni. Non sono abituato a chiedere aiuto, mi sono sempre rimboccato le maniche, da quando sono arrivato qui in Italia, 24 anni fa. Ho fatto il giardiniere, il buttafuori, lo spiaggista.
So occuparmi di tutto. Ora non sappiamo proprio come fare, per questo qualcuno ci dia una mano». Carlos ha provato a chiedere all’Asrem di Termoli, se c’è la possibilità di un rimborso: «Mi hanno detto che comunque non è possibile, in quanto il piccolo è ricoverato a seguito di un incidente stradale, e non per malattia».
Dal 3 agosto tutto è diventato più complicato: «Le probabilità che Walter recuperi a tal punto da tornare come prima sono praticamente inesistenti», dice ancora Carlos, che di fronte al dramma che sta vivendo insieme alla sua famiglia non si perde d’animo.

«Se potessi trovare un altro lavoro, più stabile, avrei più soldi per affrontare il costo dei viaggi – aggiunge- anche insieme a mia moglie Diouma, potremo lavorare per qualche famiglia, io per esempio posso fare il guardiano, lei può aiutare in casa».
Carlos rimette a posto i documenti, i referti medici e le carte di identità, e ricorda scuotendo la testa: «Walter mi aspettava sempre, quando tornavo dal lavoro non mi dava il tempo di scendere dalla macchina che mi diceva, tirandomi con la manina, ‘Papà andiamo al bar a comprare le patatine’, oppure ‘Arriviamo in piazza a guardare la statua di padre Pio’…».
E con la pacatezza e il sorriso della speranza, infila la porta. Con lo stesso slancio e l’identica fretta che aveva suo figlio prima del 3 agosto quando lo attendeva al rientro dai campi, quella di chi non vede l’ora di trascorrere del tempo con gli affetti più cari: «Dobbiamo tornare a Foggia da Walter, si è fatto tardi».


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Chi vuole aiutare Walter e la sua famiglia può farlo attraverso l’associazione SAE 112 ONLUS, con un bonifico alle seguenti coordinate bancarie:
- Codice IBAN - IT 06 B 03359 01600 100000070358
- Causale: un aiuto per Walter
- Beneficiario: SISTEMA ASSISTENZIALE EUROPEO 112 onlus
- Codice BIC BCITITMX BANCA PROSSIMA S.p.A. - Filiale 05000 Milano. Per informazioni e’ possibile contattare l’associazione SAE 112 onlus al numero 3407221112.

(Pubblicato il 30/08/2013)

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