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Termoli ieri e oggi
“Termoli alla fine degli anni ‘20” in una mostra al Comune
Resterà aperta fino al 4 gennaio l’esposizione che consente, tra l’altro, di apprezzare gli uomini chiamati ad amministrare il bene pubblico misurando il loro grado di onestà.


di Giovanni De Fanis

“Ill.mo Signor Podestà,
Dagli amici mi guardi Iddio…dai nemici mi guardo io…
Vi ringrazio della dimostrazione che mi avete dato dei vostri sentimenti verso di me, dimenticando, ad un tratto, che io ero stato sino ad oggi il vostro più fervido sostenitore ed amico sincero.
Con la massima osservanza. Vi ossequio distintamente
Tisi Can.co Vincenzo”

La data non c’è, ma la lettera che qui viene riprodotta è stata sicuramente scritta tra il 1927 ed i primi mesi del 1930. In questo breve arco di tempo è racchiusa tutta l’esperienza fatta dall’avv. Angelo Cieri alla guida del Comune di Termoli come Podestà (il sindaco dell’epoca fascista).
Mittente di quella lettera è un potente prete della città, soprannominato “Sajjòcche” per via della pronuncia del nome di San Rocco fatto con la sua erre moscia. Costui pretendeva di sopraelevare sopra un rudere affacciante sul costruendo porto, in via Federico II di Svevia, tra piazza Bisceglie il cosiddetto Piano Cardone.

Il Cieri vi si opponeva perché avrebbe deturpato irrimediabilmente uno dei posti più suggestivi del Borgo Vecchio e impedito la visuale alle case di fronte. Lungimirante, saggio e onesto amministratore “Don Angelo”, quanto prepotente ed anche “mafioso” Don Vincenzo Tisi.
Cos’altro è se non da codice malavitoso il richiamo, nella sua sfottente lettera, all’appoggio complice garantito a Cieri “sino ad oggi”?
Già inviso a buona parte dei caporioni fascisti locali, con i testa alcuni grossi agrari, di lì a poco l’avv. Cieri fu rimosso dopo violente dimostrazioni di popolo, abilmente fomentate. C’è da credere che tra quelli che gioirono per la cacciata di Cieri non mancò “Sajjòcche”.
È, questa, una delle pagine più oscure della storia di Termoli, che oggi viene rivelata attraverso le immagini di una piccola mostra aperta fino al 4 Gennaio al Comune. Pagina di storia recente e perciò ancora viva nella memoria degli anziani, ma taciuta, colpevolmente taciuta da chi avrebbe dovuto avere il compito di farla conoscere.

Il merito di questa iniziativa spetta principalmente al prof Luigi Marino, docente universitario a Firenze, termolese attento e presente, iniziativa raccolta e sostenuta dall’Archeoclub cittadino e patrocinata anche dal Comune e da uno sponsor privato come la Gabetti.
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La mostra, il cui scopo è quello di mostrare alcuni esempi dell’architettura degli anni venti a Termoli, si è inevitabilmente allargata all’opera di un amministratore sul quale prima il fascismo e dopo i nuovi dirigenti cittadini hanno steso un velo di silenzio.
È inutile dire che mandato via Cieri quella sopraelevazione fu realizzata ed oggi chiunque può misurare il gravissimo danno reso al centro storico cittadino.
Più tardi Termoli avrebbe conosciuto l’opera di altri più famelici vandali, quelli che hanno messo a ferro e fuoco la città negli allegri anni sessanta e settanta con milioni di metri cubi di costruzioni e un Piano Regolatore di cui ancora oggi nessuno riesce a correggere le dissennate scelte.
Non è molto, ma la mostra su Cieri e gli anni Venti a Termoli, rappresenta sì un tentativo di ragionare sul passato, ma pure quello di valutare il presente. Consente di apprezzare gli uomini chiamati ad amministrare il bene pubblico e misurare soprattutto il loro grado di onestà.
Visitatela.

(Pubblicato il 22/12/2003)

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