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Cocco Billl
 
San Timoteo ridotto all’osso: i numeri
Quattro reparti chiusi, cancellati 19 letti. Per curare l’infarto bisogna arrivare a Campobasso
Il nuovo piano sanitario, ormai irrevocabile, sopprime di fatto urologia, otorino, i servizi di emodinamica (angioplastica) e la medicina d’urgenza. Il presidio ospedaliero molisano più vicino per gli infartuati è il Cardarelli, dove si concentrano anche tutti i reparti specialistici secondo un modello di “ruota e raggi”. Complessivamente in Bassomolise scompaiono 62 posti letto su 236: un massacro che aprirà a emigrazioni di malati verso le altre regioni.

Termoli. A Termoli c’è un reparto dell’ospedale San Timoteo che molti ci invidiano, quello di Otorinolaringoiatria. Ma è destinato ad essere cancellato perché le “divisioni mediche specialistiche” devono essere concentrate a Campobasso “per evitare doppioni”. Il piano sanitario preparato da Commissario inviato da Roma, Filippo Basso, questo dice: le divisioni mediche di grande utenza (per esempio medicina generale, chirurgia generale, ostetricia, traumatologia) sopravvivono sia nel capoluogo di regione che a Termoli e Isernia. Tutte le altre divisioni più specialistiche - e quindi con una utenza più ridotta – si concentreranno unicamente a Campobasso. E’ il caso – per citare qualche esempio – di pneumologia, urologia, otorinolaringoiatria. Divisioni specialistiche, appunto. Che il piano sanitario del tecnico, il quale non ha guardato in faccia niente e soprattutto ‘nessuno’, concentra unicamente a Campobasso.

Al Commissario Basso piacciono i termini inglesi per cui, nella sua relazione di 150 pagine, in Molise deve esistere un ospedale Hub e due ospedale Spoke. La terminologia è mutuata dalla ciclistica: Hub è il mozzo di una ruota, spokes sono i raggi. Hub è l’ospedale centrale di un territorio attorno a cui tutto ruota e Spoke sono gli ospedali periferici che fanno da supporto. Ecco, da domani – il domani suggerito da Basso – il San Timoteo di Termoli sarà ridotto al rango di ospedale periferico.

Le conseguenze più immediate sono queste: il numero dei posti letto verrà ridotto, e molto reparti che attualmente consentono ai bassomolisani di curarsi vicino a casa chiuderanno. Urologia e i suoi dodici posti letto scompariranno, così come Otorinolaringoiatria e i suoi nove posti letto. Cancellati dal piano anche il reparto di Emodinamica (quello dove, per intenderci,si effettuano le coronarografie e gli interventi di angioplastica) e pure la Medicina d’urgenza attualmente attrezzata con 8 letti.

Si fa più in fretta a dire quali reparti sopravvivranno: medicina generale, chirurgia generale, ortopedia e traumatologia, ostetricia, pediatria, psichiatria, cardiologia i cui posti letto saranno ridotti dagli attuali 24 a 16 proprio in considerazione del fatto che gli interventi di angioplastica (cioè l’Emodinamica) non saranno più effettuati a Termoli ma solo ed esclusivamente a Campobasso.

Secondo il Piano Sanitario del Commissario Basso (che peraltro non ha niente di “provvisorio” né di modificabile perché il disastro di una gestione ventennale della sanità che ha portato al disastro rende inevitabile una scure tanto pesante) al San Timoteo i posti letto scenderanno dagli attuali 163 a 144, cioè 19 in meno (più del 10 per cento).
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In realtà il conto è ancora più gravoso perché ai numero dei posti letto persi a Termoli bisogna sommare, per quanto riguarda il Basso Molise, quelli cancellati a Larino che di fatto rimarrà un centro di lungodegenza e riabilitazione.

Non a caso in quello che ormai si può chiamare l’ex Vietri i posti letto scenderanno dagli attuali 73 a 30 (diciotto di riabilitazione, dodici di lungodegenza). Significa, in sostanza, che il Basso Molise perde, con il Piano del Commissario, 62 posti.
E significa, soprattutto, i pazienti con problemi di natura urologica o di otorino (sono solo due esempi) dovranno curarsi altrove. E visite le abitudini dei termolesi e dei bassomolisani in genere che per tradizione preferiscono rivolgersi ai centri specialistici di Chieti o di Pescara piuttosto che a quelli di Campobasso, è possibile che questa “migrazione del malato bassomolisano” diventi per la Regione Molise un costo aggiuntivo e non un risparmio.

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Le riflessioni del dottor Serafini

(Pubblicato il 06/12/2012)

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