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25/02/2018 - Taglio stipendi, M5S rilancia la sfida ai candidati molisani

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I Costi Della Politica. Il taglio ai costi della politica è da sempre stato uno dei loro cavalli di battaglia. E ora, nonostante ‘Rimborsopoli’ e le polemiche nate quando si è scoperto che non tutti i ‘grillini’ avrebbero restituito quanto dovuto nel fondo del microcredito, i candidati molisani del Movimento 5 Stelle rilanciano la sfida ai loro competitors in Parlamento. In realtà, c’è chi, come Enrico Colavita, candidato del Pd al Senato, ha già annunciato che rinuncerà all’indennità da parlamentare. Sull’argomento, invece, tacciono gli altri aspiranti parlamentari che i pentastellati provano a ‘stanare’.

«In questo periodo - spiega Rosa Alba Testamento - parlano tutti di tagli ai costi della politica. Però finora solo i portavoce del MoVimento 5 Stelle hanno donato 23 milioni di euro al fondo del Microcredito. Siamo stati i primi nella storia della Repubblica Italiana a fare una cosa del genere e abbiamo dimostrato che un parlamentare italiano può vivere più che dignitosamente dimezzandosi lo stipendio come abbiamo fatto noi. Siamo l’unico esempio di spending review della politica. I partiti, invece, si pappano il doppio dello stipendio e si intascano tutti i rimborsi senza rendicontare niente a nessuno. Hanno sempre fatto così e vogliono continuare a farlo».
Secondo Fabrizio Ortis, «in tempi difficili come quelli che stiamo vivendo è osceno che un rappresentante del popolo si porti a casa, senza considerare i doppi stipendi, tra i 14.000 e i 15.000 euro tra indennità e rimborsi forfettari e non debba rendere conto di come spende i nostri soldi». Dal suo punto di vista, incalza, «non tanto perché chi lavora bene non debba essere pagato il giusto, ma per una questione di proporzione: lo stipendio medio italiano è 1.500 euro, i parlamentari per legge se ne danno dieci volte tanto e senza dover rendere conto al proprio datore di lavoro, cioè i cittadini».

Dunque, per i 5 Stelle tutti dovrebbero seguire il loro esempio. Infatti, secondo i calcoli di Luigi di Marzio, «circa 120 parlamentari del MoVimento hanno fruttato un risparmio di 23 milioni di euro alle casse dello Stato, se lo stesso trattamento fosse applicato a tutti e 945 i parlamentari si otterrebbe un risparmio secco di circa 200 milioni di euro». Quindi, insiste, «ora non ci sono più scuse per non farlo perché il MoVimento 5 Stelle ha dimostrato che si può».
Antonio Federico esplicita la sfida agli altri candidati molisani: «Proponiamo ai candidati molisani di tutti i partiti la prima convergenza sui temi visto che si dicono pronti a parlare solo di quelli. Chiediamo a tutti loro di firmare un atto in cui si impegnano a votare la proposta di legge che dimezza lo stipendio dei parlamentari e introduce la rendicontazione puntuale dei rimborsi spese. Non dovrebbe essere difficile ottenere adesioni visto che, ad esempio, qualcuno nel PD ha già annunciato di rinunciare all’indennità in caso di elezione (il riferimento è a Enrico Colavita, ndr). Vorremmo sapere se anche il resto della coalizione è d’accordo.
Questa è una delle convergenze possibili già indicate dal candidato premier del MoVimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, per dare un governo all’Italia. Nessuna merce di scambio, semplicemente una convergenza su un tema che sta molto a cuore ai cittadini e che tutti a parole dicono di voler fare». Vedremo chi raccoglierà la proposta di M5S.

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