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30/12/2017 - Movimento 5 Stelle, cambiano le regole. E scoppia la protesta

Campobasso. Se fino a due giorni fa alle Politiche e alle Regionali potevano candidarsi col Movimento 5 Stele «solo gli iscritti da almeno un anno» - come ricordava il consigliere regionale Antonio Federico – le regole, stando alle dichiarazioni della consigliera comunale Paola Felice, sono cambiate. Un post che ricalca quanto annunciato oggi dal leader e candidato premier Luigi Di Maio.
«Oggi apriamo ufficialmente le candidature per le parlamentarie che si terranno intorno a metà gennaio. Per poterci presentare alle elezioni ci siamo dovuti dotare di un nuovo Statuto e di un nuovo Codice etico» scrive l’attuale vice presidente della Camera, appena nominato tesoriere.
In un post su Facebook la campobassana Felice ha parlato di «una novità significativa» e cioè «l’apertura delle candidature nei collegi uninominali a figure esterne al Movimento 5 Stelle: esponenti della "società civile", noti sul territorio ma non iscritti».

La decisione, proprio in quella rete che li visti nascere, sta scatenando un putiferio. In sintesi molti attivisti grillini, iscritti e non, ritengono che in questo modo il Movimento si starebbe omologando agli altri partiti cambiando le regole in corsa per favorire questo o quel personaggio che fino a questo momento non ha fatto politica attiva. Una contestazione comprensibile visto quanto spiegato da Federico rispetto al metodo utilizzato per la composizione delle liste a cui si comincerà a lavorare già nei prossimi giorni con le votazioni degli aspiranti politici on line per le Regionarie e poi per le Parlamentarie».

Le dichiarazioni di Paola Felice e ancor di più quelle di Di Maio riaprono all’ipotesi Rossana Venditti (giudice tribunale minori di Campobasso) e Vincenzo Musacchio (dirigente Tribunale Larino) per la carica più alta di Palazzo D’Aimmo. Da Di Maio un appello «a tutti i cittadini di grande competenza ed esperienza, che sono stati esclusi dalla cosa pubblica perché al loro posto venivano piazzati i burocrati di partito».


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