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07/11/2017 - Maggioranza sostiene il ddl di Niro: "Ma resto sulle mie posizioni"

La Riforma Elettorale Regionale. Chissà se in cuor suo l’ha considerata una piccola rivincita. Di certo è un bel motivo di soddisfazione. Un anno dopo la presentazione alla stampa, la proposta di riforma elettorale firmata da Vincenzo Niro, uno dei consiglieri regionali annoverati tra i dissidenti, viene scelta come testo base su cui avviare in confronto in Consiglio regionale. La decisione ieri mattina, 6 novembre, nella riunione della Prima commissione di palazzo D’Aimmo e alla quale ha partecipato pure il presidente Paolo di Laura Frattura.

Sulla legge elettorale il percorso si è bloccato più volte: differenti le vedute espresse dagli eletti di via IV Novembre. Il che ha portato alla presentazione pure di testi con caratteristiche diverse. Vincenzo Niro, assieme ai colleghi Pippo Sabusco e Cristiano Di Pietro, è stato uno dei primi a depositare la proposta di riforma. Sue anche le pregiudiziali poste in Aula dopo la richiesta di iscrivere all’ordine del giorno dei lavori del consiglio regionale la legge. La partita si è sbloccata quando l’assemblea ha deliberato il rinvio in commissione del disegno targato Niro, oltre a quelli presentati dagli altri consiglieri.

E ieri, forse un po’ a sorpresa, la maggioranza ha deciso di sostenere il provvedimento che vede come primo firmatario l’ex presidente dell’assise. Tutto liscio come l’olio? Non proprio. «Sarà necessario effettuare un approfondimento su alcuni aspetti sui quali la maggioranza la pensa diversamente», mette in guardia Niro. La soglia di sbarramento di un partito all’interno della coalizione è uno dei punti da valutare. «Ci sono delle mediazioni che andranno fatte. Io ritengo incostituzionale prevedere solo lo sbarramento di coalizione senza prevedere lo sbarramento anche per il partito che fa parte della coalizione o parimenti per la coalizione composta da un solo partito», spiega a Primonumero.

Nella proposta dell’esponente dei Popolari per l’Italia è prevista una soglia di sbarramento al 10% per la coalizione con più partiti, 8% per la coalizione composta da un solo partito. Invece ogni lista deve ottenere il 3% per poter entrare nel riparto dei seggi.

Via anche il listino e il voto disgiunto, un collegio unico regionale: questi gli altri elementi presenti nel ddl dell’ex capo del Consiglio. E anche su questo troverà d’accordo più di qualcuno, lo stesso governatore ad esempio.

Invece, l’eliminazione della cosiddetta ‘clausola di salvaguardia’ per il candidato presidente perdente è un altro dei punti controversi. «Il candidato presidente deve candidarsi per vincere le elezioni e non per puntare a ‘rubare’ un seggio all’opposizione», incalza Niro che ricorda quanto successo alle Regionali del 2013 nella lista di Massimo Romano. L’avvocato bojanese non si candidò sul proporzionale, ma solo sul maggioritario. Sconfitto da Paolo di Laura Frattura, non riuscì ad entrare in Consiglio regionale. Al suo posto entrò Filippo Monaco, passato nel corso della legislatura dall’opposizione alla maggioranza.

«A me fa piacere che la maggioranza abbia deciso di lavorare sul mio testo, ma su alcuni punti manterrò ferma la mia posizione – insiste - così come ho mantenuto la mia posizione sulla forma di governo e sulla modifica dello Statuto (votata ieri e bocciata dalla commissione, ndr). Loro non credono alla forma di governo di tipo assembleare».

La riforma elettorale sarà affrontata nella prossima riunione della commissione: è stata fissata il prossimo 13 novembre. Ma il condizionale è d’obbligo: tutto dipenderà dall’esito del Consiglio regionale di oggi, 7 novembre, dove sarà discussa la sfiducia al presidente Paolo di Laura Frattura.


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