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24/09/2014 - Impegno per la cultura, targa d’oro alla scrittrice Norma Malacrida

Premio Lucio Valerio Pudente. «Donna sensibile ai valori umani e spirituali, madre e nonna premurosa negli affetti familiari, insegnante sempre attenta alla crescita intellettuale e morale degli alunni, coltiva da anni con passione anche l’amore per la scrittura, offrendo al pubblico coinvolgenti pagine di narrativa, incisivi approfondimenti di critica letteraria e, soprattutto, versi di grande intensità lirica, dove la riflessione sul dolore e sugli enigmi dell’esistenza si apre alla ricerca dell’Infinito, alla bellezza contemplativa del sogno e alla gioia palpitante della libertà interiore».

Si leggono queste parole, sulle motivazioni del conferimento della targa d’oro alla scrittrice Norma Malacrida, che ha ricevuto il premio lo scorso sabato 20 settembre, nell’aula magna del Liceo Scientifico statale “Mattioli” di Vasto. All’autrice termolese è stato assegnato il Gran Trofeo d’oro per la Cultura “Lucio Valerio Pudente”, nell’ambito della XXIX edizione del Premio nazionale “Histonium” di poesia e narrativa, organizzato dall’associazione culturale “Premio nazionale Histonium” in collaborazione con l’editrice Cannarsa e il Liceo Scientifico di Vasto, e con il patrocinio della Regione Abruzzo, della Provincia di Chieti, dell’Amministrazione comunale di Vasto, del Rotary Club di Vasto e della Fondazione Carichieti. E’ per lei il quarto riconoscimento alla Cultura, una conferma per un talento molto apprezzato e stimato fuori regione.

Il premio è intitolato a Lucio Valerio Pudente, il letterato vastese più conosciuto d’età romana che, nel 106 d. C. venne incoronato poeta latino, a solo 13 anni, dall’imperatore Traiano, in occasione del sesto Sacro Certame di Giove Capitolino. «Anch’io sono stata seduta per anni come voi e in mezzo a voi con la stessa ansia di ricevere un premio, per vivere un momento diverso, un sogno che si concretizzava in una targa o in un trofeo. Ogni manifestazione diveniva un momento di verifica e di confronto, immune da ogni elemento di esteriorità che un poco mi compensava del mio essere sempre insoddisfatta di me stessa, come sempre in attesa di brezze refrigeranti per riprendere nuova lena verso un di più, un meglio – ha detto la scrittrice nel corso del suo intervento – ho chiuso da anni con i concorsi, per dedicarmi più intimamente al mio lavoro di scrittura, soggiogata nel frattempo, dal lavoro di critica e di componente di giurie, un lavoro impegnativo, non una scelta per caso, che mi permette di conoscere meglio la bellezza celata nell’animo umano, di accarezzarla talvolta nell’emozione della condivisione, di scoprire sensazioni, moti dell’anima in sintonia con i miei, senza però rinunciare alla poesia che resta sempre la mia fonte di luce vivificante, naturalmente quando si compiace di illuminarmi. Anche quando resta assente, però, non ci sono vuoti nella mia vita di persona alla ricerca continua di nuovi traguardi da raggiungere, in una sfida talora impari con le mie forze che spesso vorrebbero cedere. C’è in me un bisogno di nuovo, di informazione, di orizzonti sempre più allargati che mi impegna, in una condizione psicologica talora inquietante, come di fame bulimica, incontrollabile e irreversibile per rimanere viva e risorgere, come araba fenice, da sconfitte e dolori, in un divenire che mi mantenga in itinere nella condizione di interagire sempre più dinamicamente e con disponibilità con la realtà».

La scrittrice termolese ha ringraziato il comitato organizzativo del premio e il suo presidente, il cavaliere Giuseppe Catania, e ha così concluso, riferendosi al premio un traguardo da cui ripartire per procedere con sempre maggiore entusiasmo nel suo cammino di donna e scrittrice: «E’ una battaglia contro il tempo nel suo scorrere inesorabile e silente dalle mani, che pure esige qualche vittoria, questo mio tempo che parla continuamente di assenze e che riduce i miei giorni velandoli di fitta malinconia e della paura di spazi vitali tendenti a restringersi, per coattarmi nella mia libertà di essere e di agire in spazi angusti e sterili di banale quotidianità».


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