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26/11/2013 - Il cambiamento climatico nel Molise degli estremi meteorologici

Termoli. Le tormente di neve nell’entroterra molisano ed il freddo gelido portato dalla tramontana a Termoli hanno caratterizzato questo martedì 26 novembre 2013. Probabilmente questo mese resterà nelle memorie di molti e non soltanto per la nevicata fuori stagione di oggi. Innanzitutto perchè molti ricordano i freddi inverni di 40 anni fa, quando iniziava a nevicare a fine novembre e smetteva solo a marzo inoltrato e poi perchè queste nevicate si ripresentano con una certa frequenza annuale sulla costa adriatica, dove ormai la giornata di neve non manca più neanche a Termoli.

Ciò che resta nella memoria di tutti è che fino a 20 giorni fa il tempo era diametralmente opposto: sole, cieli sereni e clima mite e addirittura a Termoli si passeggiava e si prendeva un sole fuoristagione in spiaggia. In soli 20 giorni si è passati da una temperatura media di 18 gradi (più da inizio estate) ad una di pochi gradi sopra lo zero ( da fine gennaio). E’ un segno ben avvertito di quanto il clima si stia estremizzando anche sul Basso Molise.
Fortunatamente la nostra regione non è stata investita dalle tragedie che hanno segnato di recente le Filippine, gli Stati Uniti e la Sardegna, dove l’estremizzazione del clima si è presentata sotto forma di molteplici tornado in fila, tifoni forza 5 e piogge torrenziali, in grado di scaricare in 2 ore l’equivalente di 6 mesi di pioggia .

Il Molise, come buona parte della penisola italiana, ha vissuto un autunno anomalo, o forse non l’ha proprio vissuto andrebbe scritto: si è passati repentinamente da un’estate segnata da temporali e clima instabile (lontana anni luce dall’estate mediterranea con clima secco) ad un autunno quasi impercettibile, con temperature miti, giornate soleggiate e poca pioggia. In 20 giorni la situazione si è completamente rovesciata, con 2 intense pertubazioni, mediaticamente definite cicloni, che prima hanno portato piogge intense ed ora neve. La Conferenza Globale sul clima di Varsavia si è conclusa solo 4 giorni fa, è stata segnata dalle notizie di tifoni, tornado a catena e cicloni nel Mediterraneo, ma ha segnato l’ennesimo nulla di fatto in termini di decisioni su cosa fare per arrestare il riscaldamento globale. Il noto Protocollo di Kyoto, sancito nel 1997 aveva già affrontato il problema del riscaldamento globale con un impegno industriale, economico e politico tra oltre 200 stati, per ridurre le emissioni di gas inquinanti (principali responsabili dell’effetto serra alla base del riscaldamento) ma è stato in larga parte disatteso e bistrattato, ad iniziare dalle grandi potenze industriali che sono ancora indecise se firmarlo. L’Italia lo ha ratificato solo lo scorso anno, per volontà dell’allora Ministro dell’Ambiente Clini.

Le cause dei ritardi sono riconducibili, in gran parte, alle incertezze economiche degli anni che stiamo vivendo, perchè ridurre le emissioni di gas inquinanti significa attuare politiche industriali che chiedano nuovi investimenti per adattare e riconvertire gli impianti delle compagnie che gestiscono la produzione industriale. Ed in tempo di crisi, diventa difficile trovare fondi per questi investimenti. Tuttavia i dati sul clima sono alla davanti a tutti: il 1995 (prima del Protocollo di Kyoto) era stato l’anno più caldo di sempre, ma il record è stato battuto nuovamente in una successione che consegna al 2010 il record di anno più caldo al momento ed il recente mese di ottobre 2013 come uno dei più caldi di sempre. Dire che il ciclone in Sardegna sia l’effetto diretto del riscaldamento globale non è corretto tuttavia: i danni del ciclone, come le cronache dimostrano, sono conseguenze del processo di cementificazione selvaggia che ha stuprato il territorio, costruendo negli alvei dei fiumi o nelle foci. I torrenti, in regime di piena, non hanno fatto altro che riappropriarsi di quello che è il proprio percorso naturale: gli uomini condonano, ma la natura no. Tuttavia è indubbio che le condizioni climatiche si siano estremizzate: quest’anno tutti ricordano un mese di giugno particolarmente freddo ed un’improvvisa ondata di caldo, che fece da preludio al tornado che investì proprio Termoli ( e di cui il trabucco vicino alla costa alla Passeggiata sotto le Mura porta ancora i segni). Anche allora si parlò di evento estremo ed inedito per la costa molisana, ma seguito ad altri eventi simili che nelle settimane precedenti avevano interessato la penisola italiana. Allo stesso modo la neve di oggi, scesa fin sulla costa, è un evento più che eccezionale per il mese di novembre, ma diventa un segno ordinario di come il clima sia impazzito anche al 42° parallelo. C’è chi parla di scenari apocalittici, ipotizzando in base ad una riduzione dell’attività solare in corso da alcuni mesi, l’inizio di una nuova mini epoca glaciale (già avutasi secondo ricostruzioni storiche circa 300 anni fa), con estati sempre più brevi e miti ed inverni lunghi e freddi: sono supposizioni, che tanto dividono il mondo scientifico quanto poco restituiscono in termini di informazione e prevenzione alla popolazione.
Quello che resta è l’immagine di un clima impazzito, sempre meno prevedibile e più violento nei suoi fenomeni ed un ambiente, modellato ad uso e consumo dell’uomo, reso fragile e incapace di rispondere alle intemperie, cui da sempre l’uomo è esposto.


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